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Pd, il nuovo timing delle primarie: ecco come cambia il calendario del congresso

La road map tracciata in direzione. Lo slittamento delle date alla fine è arrivato, ma riguarderà solo le ultime due tappe: il voto nei circoli (quelli di Lazio e Lombardia potranno usufruire di una proroga ad hoc) e quello nei gazebo il 26 febbraio
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Dopo settimane di discussione, è stata la direzione a mettere il punto su uno scontro che rischiava di portare il partito verso l'ennesimo avvitamento. Il calendario del congresso dem cambia di nuovo: le primarie, ultima tappa dell'assise democratica, si svolgeranno il prossimo 26 febbraio, una settimana dopo rispetto alla data prevista inizialmente. Ecco come cambia il calendario del congresso. 

Le novità

La decisione di spostare la data delle primarie è stata presa su pressione dei territori, preoccupati dalla troppa vicinanza tra i gazebo e le elezioni di Lazio e Lombardia (si voterà il 12 e il 13 febbraio). La nuova road-map prevede che a separare i due appuntamenti ci siano almeno due settimane anziché una. 

La decisione alla fine è arrivata nonostante lo scetticismo di Stefano Bonaccini, già contrario ai tempi - più volte bollati come "troppo lunghi" -  stabiliti dai verti…

Dopo settimane di discussione, è stata la direzione a mettere il punto su uno scontro che rischiava di portare il partito verso l'ennesimo avvitamento. Il calendario del congresso dem cambia di nuovo: le primarie, ultima tappa dell'assise democratica, si svolgeranno il prossimo 26 febbraio, una settimana dopo rispetto alla data prevista inizialmente. Ecco come cambia il calendario del congresso. 

Le novità

La decisione di spostare la data delle primarie è stata presa su pressione dei territori, preoccupati dalla troppa vicinanza tra i gazebo e le elezioni di Lazio e Lombardia (si voterà il 12 e il 13 febbraio). La nuova road-map prevede che a separare i due appuntamenti ci siano almeno due settimane anziché una. 

La decisione alla fine è arrivata nonostante lo scetticismo di Stefano Bonaccini, già contrario ai tempi - più volte bollati come "troppo lunghi" -  stabiliti dai vertici all'inizio del percorso congressuale. "Se divento segretario garantisco che la prossima volta ci vorrà molto meno tempo per fare un congresso, altrimenti non siamo in sintonia coi tempi della vita delle persone", ha promesso il candidato. Fatto sta che lo slittamento delle date alla fine è arrivato, ma riguarderà solo le ultime due tappe dell'assise: il voto nei circoli (quelli di Lazio e Lombardia potranno usufruire di una proroga ad hoc) e quello nei gazebo. 

Il calendario 

Si parte il 20 gennaio con la convocazione dell'Assemblea nazionale, chiamata ad approvare entro il 22 il nuovo manifesto valori del Pd. Dopodiché il  27 gennaio sarà l'ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature, che dovranno essere sottoscritte da almeno il 20 per cento dei componenti dell'assemblea nazionale o da un numero di iscritti compreso tra 2.000 e 3.000 distribuiti in almeno 12 regioni. 

Il 31 gennaio scadono i termini per l'iscrizione al partito, requisito fondamentale se si vuole partecipare alla votazione nei circoli fissata nella settimana tra il 3 e il 12 febbraio. Solo le sezioni di Lazio e Lombardia potranno usufruire di una proroga fino al 19. L'obiettivo dello slittamento è quello di favorire il dibattito nei circoli senza che questo si accavalli con elezioni regionali, appuntamento che impegnerà i militanti locali nella campagna elettorale. I primi due candidati usciti dal voto nei circoli si sfideranno ai gazebo il 26 febbraio. La consultazione, spostata di una settimana rispetto alla data iniziale, sarà aperta sia agli iscritti che ai simpatizzanti. Il più votato tra i due sfidanti diventerà il prossimo segretario del Pd.