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Pd: nuova grana per Letta, i bersaniani premono per il varo della nuova Carta dei valori

Tra una settimana si vota il nuovo manifesto dei valori. Scontro tra bersaniani e riformisti: i primi premono per l'approvazione, i secondi frenano. 
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"Houston abbiamo un problema": sul tavolo del segretario dem Enrico Letta c'è un'altra patata bollente. La "nuova costituzione" del Pd allargato e rifondato è (quasi) pronta: i sotto comitati costituenti stanno lavorando e ieri se ne sono riuniti tre sui temi cruciali del diritti, della partecipazione, del lavoro e del welfare e della politica estera. Deve aggiornare l'attuale manifesto dei valori che risale a quindici anni fa, quando il Pd è nato, e che vide al lavoro tra gli altri Pietro Scoppola e Alfredo Reichlin.

Siamo al countdown: tra una settimana, il 21 e 22 gennaio deve essere esaminata dall'Assemblea costituente convocata ad hoc a Roma, composta dai mille delegati dem, dai partiti e movimenti che hanno aderito alla fase congressuale e dai rappresentanti degli 85 saggi (erano 87, ma Maurizio De Giovanni e Luigi Zanda hanno lasciato) chiamati da Enrico Letta per rilanciare il partito. Sarà approvat…

"Houston abbiamo un problema": sul tavolo del segretario dem Enrico Letta c'è un'altra patata bollente. La "nuova costituzione" del Pd allargato e rifondato è (quasi) pronta: i sotto comitati costituenti stanno lavorando e ieri se ne sono riuniti tre sui temi cruciali del diritti, della partecipazione, del lavoro e del welfare e della politica estera. Deve aggiornare l'attuale manifesto dei valori che risale a quindici anni fa, quando il Pd è nato, e che vide al lavoro tra gli altri Pietro Scoppola e Alfredo Reichlin.

Siamo al countdown: tra una settimana, il 21 e 22 gennaio deve essere esaminata dall'Assemblea costituente convocata ad hoc a Roma, composta dai mille delegati dem, dai partiti e movimenti che hanno aderito alla fase congressuale e dai rappresentanti degli 85 saggi (erano 87, ma Maurizio De Giovanni e Luigi Zanda hanno lasciato) chiamati da Enrico Letta per rilanciare il partito. Sarà approvata?

L'ala riformista del Pd ritiene che sia solo una istruttoria, da recepire sì, ma da consegnare come cantiere aperto a chi verrà, al nuovo segretario, ai nuovi delegati. La sinistra dem e i bersaniani pensano che tanto lavoro è in sé compiuto: va votato il testo così come è. Poi certo il processo costituente potrà continuare, ma intanto la nuova carta del nuovo Pd ci deve essere, nero su bianco. Arturo Scotto, il coordinatore di Articolo uno - il partito nato dalla scissione di Pierluigi Bersani e ora pronto a rientrare (ma nel nuovo Pd ), scandisce: "Deve essere approvato il nuovo manifesto, se no di quale fase costituente abbiamo parlato?!".

Non è questione secondaria. Di scogli ce ne sono stati e ce ne sono ancora tanti in fatto di "nuova costituzione" e di identità del partito. Ieri ad esempio, si è riproposto quello sull'Ucraina nella riunione del sotto comitato "Italia in Europa e nel mondo". Laura Boldrini ha chiesto di derubricare il riferimento a Kiev dalla carta dei valori, perché "allora bisogna inserirvi tutte le guerre", trattandosi appunto di un manifesto di principi: ha detto. Dopo attenta e vivace discussione con Andrea Romano, la posizione dem sull'Ucraina è stata inserita, incluso il sostegno ai resistenti. Spiega poi Boldrini: "Semplicemente mi sembrava fuori testo, dal momento che è il manifesto sui "fondamentali" del nuovo Pd. Comunque la formulazione è stata trovata". E Romano si ritiene soddisfatto.

Su liberalismo e tentazioni neo liberiste si è già svolto un braccio di ferro nelle settimane passate, quando Roberto Speranza, il leader dei bersaniani, aveva sottolineato gli errori da rettificare e il cedimento appunto al neo liberismo. In risposta un gruppo di riformisti, capitanati dal costituzionalista Stefano Ceccanti, avevano rivolto un appello: andiamoci piano, non snaturiamo il Pd. Soprattutto Ceccanti ha invitato a consegnare all'assemblea tra una settimana il nuovo manifesto, da intendersi solo come bozza, dal momento che è una assemblea uscente: solo la nuova avrà la legittimazione per approvarlo. E Letta si ritrova a trovare un compromesso.