I sondaggi non sono rosei e le restrizioni imposte alle primarie online così rigide da rendere davvero complicato sovvertire un esito che sembra già scritto. Esattamente l’obiettivo cui puntavano i sostenitori di Stefano Bonaccini, il favorito nella gara per la leadership del Pd, quando hanno sì deciso di cedere sul voto da remoto, ma solo a patto di depotenziare, fino ad annullarla, l’arma sfoderata da Elly Schlein per gonfiare le vele alla partecipazione con cui provare a battere l’avversario.
Una mossa studiata a tavolino con l’aiuto di Marco Meloni, il coordinatore del Nazareno schierato a fianco del presidente emiliano, che di fatto ha trasformato in una vittoria di Pirro il via libera alle urne digitali ottenuto dalla deputata bolognese. Permettere l’utilizzo della piattaforma soltanto ad alcune categorie di persone impossibilitate a recarsi fisicamente ai gazebo, obbligandole per di più a pre-iscriversi con due sett…
I sondaggi non sono rosei e le restrizioni imposte alle primarie online così rigide da rendere davvero complicato sovvertire un esito che sembra già scritto. Esattamente l’obiettivo cui puntavano i sostenitori di Stefano Bonaccini, il favorito nella gara per la leadership del Pd, quando hanno sì deciso di cedere sul voto da remoto, ma solo a patto di depotenziare, fino ad annullarla, l’arma sfoderata da Elly Schlein per gonfiare le vele alla partecipazione con cui provare a battere l’avversario.
Una mossa studiata a tavolino con l’aiuto di Marco Meloni, il coordinatore del Nazareno schierato a fianco del presidente emiliano, che di fatto ha trasformato in una vittoria di Pirro il via libera alle urne digitali ottenuto dalla deputata bolognese. Permettere l’utilizzo della piattaforma soltanto ad alcune categorie di persone impossibilitate a recarsi fisicamente ai gazebo, obbligandole per di più a pre-iscriversi con due settimane d’anticipo sulla data fissata per l’elezione del nuovo segretario – come se si potesse prevedere un’influenza o un impedimento improvviso - è un meccanismo talmente diabolico da scoraggiare chiunque. Figurarsi i già stremati elettori del Pd.
Sono gli stessi esperti a dire che l’arzigogolo regolamentare, frutto di un difficile compromesso, serve a poco. "La scelta di non consentire le primarie online per tutti non credo che influirà sul risultato finale legato al numero dei votanti, se non in modo marginale”, osserva infatti il sondaggista Antonio Noto. “Al contrario, la possibilità per tutti di usare il digitale avrebbe aumentato la partecipazione e influito sul risultato finale, anche se si sarebbe corso il rischio di contaminazione delle preferenze” provenienti da altri partiti. Morale della favola? Settimane perse a discutere sul nulla. Utili però a blindare il successo annunciato di Bonaccini.
D’altra parte le rilevazioni dell’ultima settimana non lasciano soverchie speranze. Secondo i dati Emg trasmessi lunedì scorso da Agorà, il programma d’approfondimento mattutino su Rai3, il governatore dell’Emilia Romagna staccherebbe la sua ex vice di ben 17 punti: 41 a 24, con Paola De Micheli al 10 e Gianni Cuperlo al 6. Distanza che per Ipsos sarebbe ancora maggiore: nel grafico proiettato la sera successivo a DiMartedì, il talk condotto da Giovanni Floris su La7, Bonaccini incasserebbe il 32% contro una Schlein inchiodata all’11, poco sopra Cuperlo (all’8) e De Micheli (al 5). Quasi tre volte più della competitor più temibile. La quale, comunque, alla remuntada ci crede, eccome. Confortata “dall’entusiasmo che avverto intorno a me” e persino galvanizzata da una corsa che si preannuncia in salita: “Vincere sarà più bello”, le hanno sentito dire i suoi.
Dopo aver affidato quasi tutti i ruoli di responsabilità a una squadra di giovani parlamentari parecchio agguerriti – da Chiara Gribaudo a Marco Sarracino – la leader di Occupy Pd sta difatti girando l’Italia palmo a palmo, senza trascurare i territori a lei più ostili: oggi, per dire, sarà in Puglia, nel feudo di Michele Emiliano e Antonio Decaro, campioni del fronte pro-Bonaccini nel Mezzogiorno. Per nulla intimorita da una competizione che sembra oggettivamente impari: per la notorietà dello sfidante e per la potenza di fuoco che è riuscito a organizzare. Davide contro Golia: eccolo il paragone evocato dai fedelissimi di Schlein. Basta ascoltare Marco Furfaro: “Siamo appena partiti, il congresso deve ancora entrare nel vivo, per questo i sondaggi fatti fin qui per noi hanno poco valore, non incrociano ciò che sta accadendo”, spiega il quarantenne portavoce della mozione. “Elly riempie le piazze come non si vedeva da tempo: militanti, persone che avevano abbandonato il Pd e che tornano, giovani che vogliono dire la loro. Finalmente tanta gente percepisce che la politica e il Pd possono cambiare. E quando si attiva una speranza così forte, è talmente coinvolgente che non c'è sondaggio che tenga, vince su tutto e tutti perché è la speranza di chi vuole cambiare la propria vita precaria, non solo il nostro partito”. Basterà per riempire i seggi delle primarie? In 40 giorni, il tempo che manca ai gazebo, ci vorrebbe un miracolo.