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Rinnovo Csm, martedì sarà fumata nera. Fdl offre due posti a Forza Italia: "Ma devono essere donne"

Del tutto infondate le voci di pressioni del Colle per non presentare parlamentari. Arrivano le candidature degli ex Aimi e Valentino. Sotto il 40% quelle femminili. Costa di Azione protesta e chiede sedute a oltranza
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Sergio Mattarella, il presidente del Csm, nonché capo dello Stato, non proferisce parola. Né sollecitazioni a far presto, né altolà ai parlamentari, che siano ex oppure in carica, in veste di futuri membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Ma è plastico il ritardo politico nel far decollare il nuovo organo di autogoverno dei giudici. Altrettanto lapalissiano che martedì prossimo la fumata della prima "chiama" per votare i dieci laici sarà nerissima. Anche se la maggioranza si vedrà di mattina in vista del voto pomeridiano. Ma a oggi non c'è alcun accordo sui numeri e sui nomi, e tantomeno è stato raggiunto con l'opposizione. Martedì si andrà alla cieca, e l'unico risultato sarà quello di superare la prima votazione con la maggioranza dei tre quinti dei componenti, che dovrà valere anche per la seconda, mentre da quel momento in poi basteranno i tre qu…

Sergio Mattarella, il presidente del Csm, nonché capo dello Stato, non proferisce parola. Né sollecitazioni a far presto, né altolà ai parlamentari, che siano ex oppure in carica, in veste di futuri membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Ma è plastico il ritardo politico nel far decollare il nuovo organo di autogoverno dei giudici. Altrettanto lapalissiano che martedì prossimo la fumata della prima "chiama" per votare i dieci laici sarà nerissima. Anche se la maggioranza si vedrà di mattina in vista del voto pomeridiano. Ma a oggi non c'è alcun accordo sui numeri e sui nomi, e tantomeno è stato raggiunto con l'opposizione. Martedì si andrà alla cieca, e l'unico risultato sarà quello di superare la prima votazione con la maggioranza dei tre quinti dei componenti, che dovrà valere anche per la seconda, mentre da quel momento in poi basteranno i tre quinti dei votanti. 

Mettiamo sul tavolo subito le novità politiche. È certo che la maggioranza - FdI, Lega, Fi - terrà per sé sette posti. I meloniani ne vorrebbero quattro, ma sono disposti a cederne uno a Forza Italia, che così ne avrebbe due, ma solo a patto che siano due donne. Due posti per la Lega. Alle opposizioni uno ciascuno. 

I nomi. Top secret quelli di Giorgia Meloni. L'ipotesi che venga scelto, come futuro possibile vice presidente del Csm, l'ex senatore Giuseppe Valentino non viene confermata. Anche se il suo nome, da ieri sera, compare sul sito della Camera tra le candidature dei parlamentari. Le "donne" berlusconiane sarebbe l'ex senatrice Fiammetta Modena e l'ex deputata Mirella Cristina. Preferisce restare capogruppo della commissione Giustizia al Senato Pierantonio Zanettin, che è già stato al Csm nel quadriennio 2014-2018. Il patto sulle donne FdI-Fi escluderebbe gli ex parlamentari Roberto Cassinelli e anche Enrico Aimi, il cui nome è comparso, sempre da ieri sera, nell'elenco della Camera. 

La Lega invece ha già i suoi due candidati. Che peraltro aveva già anticipato, l'11 dicembre sul Tempo, il "noto" Luigi Bisignani. Sono l'ex senatore M5S Francesco Urraro, divenuto salviniano nella scorsa legislatura dopo essere stato eletto con M5S, e l'avvocato di Padova Fabio Pinelli, di cui Bisignani dice un gran bene, dipingendolo come amico di Luciano Violante (è con lui nella Fondazione Leonardo), nonché soprattutto avvocato di leghisti come Armando Siri, Luca Morisi, nonché di Luca Zaia. Anche Pinelli è presente nell'elenco pubblico da ieri sera. Mentre quello di Urraro c'è da giorni. 

Poche indiscrezioni dalle opposizioni. Del tutto destituita di fondamento - da sempre -  la candidatura dell'ex Guardasigilli Marta Cartabia per il Pd. Solo un'invenzione giornalistica. Non ci hanno mai pensato né il Pd, né la stessa Cartabia, che dopo l'esperienza ministeriale è tornata alla sua università Bocconi e ha sempre smentito la sola ipotesi. E di certo non si muove da lì per andare giusto nel Csm di cui ha riscritto le regole, e per giunta da semplice consigliera laica. Quanto all'ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede l'ostacolo verrebbe dai suoi anni come avvocato. La Costituzione dice che ne servono 15, lui ne avrebbe di meno perché non contano quelli in cui è stato Guardasigilli. 

E siamo al Terzo polo. Da dove tuona il vice segretario di Azione Enrico Costa che chiede al presidente della Camera Luciano Fontana, in modo assai secco, di "procedere con votazioni a oltranza". Mentre il leghista ha optato - se la seduta di martedì andrà a vuoto - per convocazioni "ogni martedì". Una strategia che Costa bolla come "troppo poco". E ai presidenti delle Camere rivolge l'appello "affinché valutino un iter a oltranza, con votazioni a cadenza quotidiana fino al raggiungimento del quorum". Perché lo chiede? "Perché altrimenti, di settimana in settimana, si correrebbe il rischio di un'indeterminata dilatazione dei tempi, con riflessi di paralisi sulle decisioni che l'organo di autogoverno della magistratura ha il compito di assumere". 

E in effetti il problema esiste. Perché in carica c'è tuttora il Csm di David Ermini. Quello che, per via del caso Palamara, nel 2019 ha perso sei dei suoi componenti (ancorché sostituiti). Ma la proroga di ben quattro mesi - sarebbe dovuto scadere il 25 settembre scorso - è decisamente troppo. Soprattutto perché nel frattempo stanno in panchina i venti togati eletti tra il 18 e il 19 settembre. Che continuano a lavorare nei loro uffici. Non solo, sul Csm incombono nomine molto importanti, i vertici delle procure di Firenze e di Napoli, la prima scoperta dalla scorsa estate, il procuratore generale di Bologna, il presidente del tribunale di Milano, e il 5 marzo va in pensione pure il primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio. Nonché, proprio alla Suprema Corte, a fine mese si apre l'anno giudiziario dove non potrà esserci il nuovo Csm. 

Tant'è. Tra le vulgate parlamentari c'è anche quella che le Camere potrebbero non eleggere i laici fino alle regionali di febbraio.

Ma proprio la nuova legge sulla Csm di Marta Cartabia comporta un problema. E cioè le candidature spontanee di avvocati e professori. Visibili sul sito della Camera. A ieri sera erano 239, di cui 64 donne. Che dovrebbero invece, per legge, essere il 40% per garantire la parità di genere. Quindi, solo le donne, potranno ancora candidarsi fino alle 10 di lunedì mattina. Tra i nomi nuovi c'è quello dell'ex laico del Csm Mario Serio, avvocato e civilista palermitano. E quello dell'ex presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin che, in voce, aveva annunciato di voler correre a più di un parlamentare. Anche il suo è un nome per la vice presidenza. E ieri sera tardi sono comparsi i tre candidati proposti dai parlamentari, l'ex deputato e senatore prima di An e poi di Fi Enrico Aimi, gli avvocati Pinelli e Valentino. 

Ma a nessuno di loro, se entrassero al Csm, i partiti possono garantire per certa l'elezione, visto che i togati sono venti. E l'atteggiamento del governo sulla giustizia, nonché gli annunci draconiani del ministro Carlo Nordio, non mettono affatto di buon umore le toghe, anche quelle di centrodestra - Magistratura indipendente e Unicost - che certo potrebbero non votare un esponente designato dalla maggioranza, facendo convergere i voti su uno indicato da Pd o M5S. L'ostilità vale anche per il Terzo polo che, con Renzi e Costa, hanno sposato una piena linea antigiudici. 

Ultimo problema. Che succede con le candidature spontanee dopo la fumata nera e il rinvio di una settimana? Tenendo conto che dieci deputati e due gruppi parlamentari possono a loro volta indicare dei nomi prima del voto. Potranno farlo a ogni nuova votazione? E anche avvocati e professori potranno continuare a candidarsi? Quesiti che dovrà sciogliere il presidente della Camera Fontana  in vista delle nuove sedute ogni martedì finché non si arriva alla fumata bianca.