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Meloni avvisa gli alleati: "Ci servono cinque anni. Non solo le opposizioni provano a farci cadere"

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La presidente del Consiglio collegata con la convention FdI a Milano per il bis di Fontana. "Si fa l'Italia o si muore". Ronzulli, FI: "Dobbiamo governare non litigare"
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MILANO - L'onda lunga della fiamma tricolore, cominciata con le elezioni del 25 settembre, arriverà anche qui, nella "settima regione d'Europa per Pil", come ricorda Giorgia Meloni. Le regionali sono alle porte e in Fratelli d'Italia ancora si fa fatica a crederci: salvo cataclismi sarà il primo partito anche in Lombardia, con un distacco su Lega e Forza Italia che si preannuncia clamoroso. Così eccoli qui, quelli che una volta erano i parenti minori della coalizione confinati nella semi-irrilevanza, che oggi si ritrovano a dettare legge.

Alla giornata milanese di FdI ci sono tutti, vanno e vengono sul palco dell'auditorium Testori uno dietro l'altro, i nuovi potenti che sanno di essere tali: prima il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, poi la ministra del Turismo Daniela Santanché che fa gli onori di casa, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che battezza Dante Alighieri come "primo pensatore d…

MILANO - L'onda lunga della fiamma tricolore, cominciata con le elezioni del 25 settembre, arriverà anche qui, nella "settima regione d'Europa per Pil", come ricorda Giorgia Meloni. Le regionali sono alle porte e in Fratelli d'Italia ancora si fa fatica a crederci: salvo cataclismi sarà il primo partito anche in Lombardia, con un distacco su Lega e Forza Italia che si preannuncia clamoroso. Così eccoli qui, quelli che una volta erano i parenti minori della coalizione confinati nella semi-irrilevanza, che oggi si ritrovano a dettare legge.

Alla giornata milanese di FdI ci sono tutti, vanno e vengono sul palco dell'auditorium Testori uno dietro l'altro, i nuovi potenti che sanno di essere tali: prima il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, poi la ministra del Turismo Daniela Santanché che fa gli onori di casa, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che battezza Dante Alighieri come "primo pensatore della destra italiana", il presidente del Senato Ignazio La Russa che sembra incontenibile, impegnato anche a disquisire sul futuro dello stadio Meazza come quando non era la seconda carica dello Stato, senza un ruolo prettamente istituzionale. Il commissario lombardo leghista Fabrizio Cecchetti dà buca e manda al suo posto Laura Ravetto, la forzista Licia Ronzulli giura unità, impegno e collaborazione, Santanché la accoglie affettuosa ("È inutile che i giornaloni cerchino di dividerci", commenta la ministra). In serata a un'iniziativa elettorale, la senatrice forzista dirà: "Gli italiani ci chiedono di governare, non di litigare".

La presidente del Consiglio parla alla fine della giornata ma solo in collegamento da Roma, accolta da una clip che omaggia i dieci anni dalla fondazione di Fratelli d'Italia dove vengono mostrate le percentuali iniziali (sotto il 2 per cento) e via via la progressione fino all'ultimo 26 per cento. La Lombardia è sì importante e nella futura giunta "FdI avrà mi auguro un maggiore peso che in futuro", la casella di vicepresidente per il suo partito è già ampiamente opzionata; ma poi Meloni dedica la gran parte del tempo a parlare delle sfide per "la nostra nazione" che il centrodestra ha davanti, "per poter guardare quei risultati servono cinque anni di lavoro e io spero e sono certa che avremo quei cinque anni, nonostante i tentativi diciamo di gran buona parte dell'opposizione e non solamente dell'opposizione, di fare qualsiasi cosa per mettere il bastone tra le ruote". Quel "non solamente dell'opposizione" sembra quasi un messaggio in bottiglia per Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, in sala qualcuno si dà di gomito, ma è così, con il vento in poppa del consenso Meloni ha il coltello dalla parte del manico e perciò si prende il lusso di citare Giuseppe Garibaldi: "Qui si fa l'Italia o si muore".

[[ge:rep-locali:repubblica:383584813]]Alla sala convegni di Palazzo Lombardia il (ri)candidato presidente leghista Attilio Fontana ha invece l'espressione dell'uomo circondato, si sa che probabilmente rivincerà le elezioni ma stavolta rispetto al 2018 è un altro mondo: il suo partito è ormai ridotto a soggetto comprimario, con la stella polare autonomista che quindi si allontanerà ancora. "Non c'è nessuna opa di FdI sulla Lega", dice lui, e forse è pure vero perché l'opa c'è già stata. C'è addirittura la possibilità che la Lega scenda sotto il 10 per cento proprio nella sua regione-fortino. L'unica buona notizia è la scelta del vecchio Umberto Bossi di non schierare il Comitato Nord con Letizia Moratti e quella ulteriore dei consiglieri regionali uscenti a lui vicini di obbedire, nonostante si fosse a un passo dalla creazione di una lista autonomista in appoggio alla ex sindaca di Milano.

I ribelli erano quasi pronti a tirare fuori l'asso dalla manica, cioè presentare (o almeno provarci) il vecchio nome e simbolo della Lega Nord, operazione poi naufragata anche per la netta contrarietà di Carlo Calenda, promotore della candidatura Moratti. L'impressione è che lo scontro interno ai lumbard sia solo rimandato. I nordisti da settimane denunciano lo shopping di FdI ai danni della Lega, mentre invece Matteo Salvini via social predica pace e unità nella coalizione: "Mettetevi l'animo in pace, siamo qui da neanche tre mesi e penso che gli italiani abbiano capito che siamo arrivati per cambiare e proteggere questo Paese. Non ci sono divisioni né litigi".

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