Lombardia, Pd e 5S credono alla rimonta: "Con la destra divisa la partita è aperta"
di Federica Venni , di Federica VenniMILANO - "Questa volta la partita è aperta e noi giochiamo per vincere". Pierfrancesco Majorino ci crede, la sua squadra ci spera. A meno di un mese dal voto, il candidato di centrosinistra e Movimento 5 Stelle alle Regionali lombarde, mette il turbo all'ottimismo. Per dare la carica ai suoi elettori e acchiapparne altri. Alla guida di un'alleanza travagliata che, a differenza di quanto sta accadendo nel Lazio, alla fine di lunghe trattative è arrivata.
"Dopo 28 anni di governo della destra, la Lombardia, regione più inquinata d'Europa, ha bisogno di aria fresca e nuova", ha detto ieri l'eurodeputato presentando il programma in un teatro milanese. Certo, i sondaggi non sono proprio dalla sua parte. I più ottimisti (Izi) lo vedono a soli 4/5 punti dal governatore leghista uscente Attilio Fontana, i pessimisti (Noto) segnano un distacco di oltre 15 punti; c'è una via di mezzo (Ipsos) che viaggia a 10 punti di di…
MILANO - "Questa volta la partita è aperta e noi giochiamo per vincere". Pierfrancesco Majorino ci crede, la sua squadra ci spera. A meno di un mese dal voto, il candidato di centrosinistra e Movimento 5 Stelle alle Regionali lombarde, mette il turbo all'ottimismo. Per dare la carica ai suoi elettori e acchiapparne altri. Alla guida di un'alleanza travagliata che, a differenza di quanto sta accadendo nel Lazio, alla fine di lunghe trattative è arrivata.
"Dopo 28 anni di governo della destra, la Lombardia, regione più inquinata d'Europa, ha bisogno di aria fresca e nuova", ha detto ieri l'eurodeputato presentando il programma in un teatro milanese. Certo, i sondaggi non sono proprio dalla sua parte. I più ottimisti (Izi) lo vedono a soli 4/5 punti dal governatore leghista uscente Attilio Fontana, i pessimisti (Noto) segnano un distacco di oltre 15 punti; c'è una via di mezzo (Ipsos) che viaggia a 10 punti di differenza. E per tutti c'è comunque la variante Letizia Moratti, che corre con la sua lista civica e appoggiata dal Terzo Polo: la danno quasi tutti sotto al 20 per cento, ma questi 28 giorni di campagna elettorale saranno decisivi per indirizzare l'elettorato, a partire dai moderati.
L'importanza di una sfida che - come sempre per la Lombardia - va al di là dei confini regionali è chiara a tutti: dopo la batosta delle Politiche e in piena fase congressuale del Pd, il centrosinistra cerca uno spiraglio di rivincita nella Regione più produttiva del Paese. Qui ci sono tanti sindaci dem, ma da tre decenni la trazione è a destra. L'eventuale vittoria di Majorino, insomma, sarebbe un bel colpo. Di politica e di simboli. Considerato dai più scettici come "troppo a sinistra" o "troppo milanese", Majorino sta conducendo una campagna elettorale vecchio stile che, parole sue "consuma la suola delle scarpe". Anche in quelle valli dove la Lega - e ora anche Fratelli d'Italia - trova terreno fertile. E dove vincere è sempre molto complicato. Sul piano dei contenuti l'eurodeputato gioca sulla "radicalità" di alcune sue proposte e sulla "discontinuità" rispetto ai suoi due avversari. I quali, non smette mai di ricordarlo, oggi sono l'uno contro l'altra, ma fino a ieri hanno governato insieme (fino alle dimissioni di Moratti dall'assessorato al Welfare e dal ruolo di vice di Fontana).
Il programma vuole segnare un cambio di passo netto rispetto all'era formigoniana prima, leghista poi. Ed ecco che al centro delle priorità c'è la sanità: con un rapporto tra pubblico e privato da "ribaltare", allontanandosi dal modello attuale che "non garantisce pari diritti per tutti". Anche i trasporti, treni dei pendolari in primis, hanno bisogno di una "rivoluzione". A partire, spiega Majorino, "dai vertici di Trenord", che gestisce il servizio ferroviario regionale, e dell'Aler, l'azienda che ha in mano le case popolari. E sull'ambiente, tallone d'Achille in Lombardia, l'idea è fare rete con i governatori padani per predisporre un "grande piano che contrasti gli effetti della crisi climatica". Tutte questioni molto care anche al Movimento 5 Stelle che prima di dare l'ok all'accordo aveva snocciolato alcuni imprescindibili punti. Sondaggi e gradimento dei candidati a parte, ad essere determinante sul risultato sarà anche l'affluenza. Che, secondo le ultime stime di Ipsos, oscillerà tra il 62 e il 67 per cento.
La sfida è "difficile", come ha ricordato ieri l'uomo del "miracolo arancione", l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Ma "questa può essere la volta buona", ha detto, perché "Majorino è l'uomo giusto al momento giusto". O almeno di questo il centrosinistra dovrà convincere gli elettori, prendendo a modello il "buon governo" di alcune città lombarde.