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Meloni stretta tra Lega e Forza Italia, un vertice con Berlusconi per uscire da veleni e sospetti

La premier Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi  
La presidente del consiglio è stufa delle accelerazioni del Carroccio sull’autonomia sente il Cavaliere. Tajani: “Noi saremo leali”
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ROMA - Una telefonata e la promessa di incontarsi presto: gli auguri di Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni, per il quarantaseiesimo compleanno della titolare di Palazzo Chigi, congelano le incomprensioni. Ma il clima di reciproca circospezione è testimoniato dal messaggio del vicepremier azzurro Antonio Tajani, concordato con il Cavaliere: "Nessuno può mettere in dubbio il sostegno, leale e determinato di Forza Italia al governo di centrodestra eletto liberamente dai cittadini italiani". Una risposta proprio alla presidente del Consiglio che sabato pomeriggio, in videocollegamento con la convention Fdi di Milano, aveva parlato di "bastoni tra le ruote" all'azione del governo posti "non soltanto dall'opposizione". Il dì di festa di Meloni è trascorso serenamente, raccontano le cronache del ristretto mondo familiare: una festa già nella sera della vigilia, a casa di amici fidati. Con la premier il compagno Andrea G…

ROMA - Una telefonata e la promessa di incontarsi presto: gli auguri di Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni, per il quarantaseiesimo compleanno della titolare di Palazzo Chigi, congelano le incomprensioni. Ma il clima di reciproca circospezione è testimoniato dal messaggio del vicepremier azzurro Antonio Tajani, concordato con il Cavaliere: "Nessuno può mettere in dubbio il sostegno, leale e determinato di Forza Italia al governo di centrodestra eletto liberamente dai cittadini italiani". Una risposta proprio alla presidente del Consiglio che sabato pomeriggio, in videocollegamento con la convention Fdi di Milano, aveva parlato di "bastoni tra le ruote" all'azione del governo posti "non soltanto dall'opposizione". Il dì di festa di Meloni è trascorso serenamente, raccontano le cronache del ristretto mondo familiare: una festa già nella sera della vigilia, a casa di amici fidati. Con la premier il compagno Andrea Giambruno e la figlia Ginevra, che le ha regalato un paio di orecchini, tra i doni più apprezzati da Meloni che ha spento le candeline e fatto il brindisi benaugurante di rito. Presenti alla serata tra amici anche la sorella Arianna e il marito Francesco Lollobrigida, cognato di Meloni nonché ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare. Poi un fiume di messaggi di auguri. Dai quali la prima ministra è riemersa con un post: "Mi auguro di non deludere chi ha creduto in me, e nella possibilità che l'Italia tornasse la grande nazione che merita di essere. E non lo farò, costi quel che costi". Un pensiero al futuro, dunque, ma Meloni ha trascorso le ore del compleanno con il pensiero agli alleati recalcitranti o irrequieti. La settimana appena conclusa, quella delle polemiche, delle correzioni di rotta e delle continue puntualizzazioni sulle accise, ha segnato l'insofferenza per il comportamento di Forza Italia, o almeno di una parte di essa, quella che frequenta più assiduamente Arcore. L'incontro con Berlusconi, di cui non si conosce ancora la data, servirà per un nuovo chiarimento in un rapporto che, dai giorni precedenti alla formazione del governo, non è mai stato semplice.

Ma, passata (forse) la bufera benzina, c'è un'altra grana che indipettisce Meloni e che chiama in causa invece la Lega: l'autonomia. Alla premier proprio non va giù la fuga in avanti del Carroccio. Da tempo, la presidente FdI va ripetendo che il tema dell'autonomia deve viaggiare insieme al presidenzialismo, obiettivo indicato con forza nel corso della conferenza stampa di fine anno. E invece l'esigenza della Lega di riconquistare consenso soprattutto al Nord spinge il partito di Salvini ad affrettare i tempi. Il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, dice che "è impossibile arrivare a varare assieme l'Autonomia e il presidenzialismo. Perché per il secondo serve una riforma costituzionale". Concetto, questo, che è chiaro anche nella testa della premier ma a non convincerla sono le continue e sincopate accelerazioni della Lega - del ministro Calderoli in particolare - e le conseguenze negative sull'immagine del governo che questa riforma, se non spiegata nel modo migliore, può provocare nell'elettorato del Sud. E certo non ha fatto piacere a Meloni (ma neppure a FI) l'ennesimo tentativo di dettare l'agenda dell'esecutivo da parte di Matteo Salvini, che ieri si è premurato di dire ai militanti leghisti che "l'autonomia sarà realtà prima del 2023".

L'esigenza, al di là delle dichiarazioni di facciata, è quella di una navigazione senza più inversioni di marcia, con un rapporto più forte fra governo e Parlamento e senza condizionamenti da parte degli alleati. Di questo si doveva parlare nel corso di un incontro riservato ai vertici di FdI che era stato organizzato a metà della settimana scorsa ma non più convocato, proprio per non accendere ulteriormente il clima. Ma nessuno è pronto a giurare che oggi i maggiorenti di Fratelli d'Italia non si vedano lo stesso. Le agende di alcuni protagonisti, a partire da quelle dei capigruppo, restano vuote. Un indizio?