Meloni: "Nessuna trattativa". Ma si apre il caso intercettazioni
di Tommaso Ciriaco , Emanuele Lauria , di Tommaso Ciriaco, Emanuele LauriaROMA - Due ore dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro, Giorgia Meloni atterra all'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo. Prima di raggiungere il capoluogo, si ferma davanti alla stele di Capaci per un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime della strage nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta. "Una grande vittoria dello Stato - è il suo primo commento - che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia. Non abbiamo vinto la guerra, ma la battaglia continuerà senza tregua".
Sarà una giornata di soddisfazione e celebrazioni. Ma anche di affondi e sospetti. E di polemiche sulle circostanze che hanno portato alla cattura del superlatitante, che alimentano voci incontrollate attorno a una presunta mediazione tra lo Stato e la mafia. "Gli italiani - si infuria a sera la premier - si autoflagellano. Dicono: "Avete trattato". Perché avre…
ROMA - Due ore dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro, Giorgia Meloni atterra all'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo. Prima di raggiungere il capoluogo, si ferma davanti alla stele di Capaci per un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime della strage nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta. "Una grande vittoria dello Stato - è il suo primo commento - che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia. Non abbiamo vinto la guerra, ma la battaglia continuerà senza tregua".
Sarà una giornata di soddisfazione e celebrazioni. Ma anche di affondi e sospetti. E di polemiche sulle circostanze che hanno portato alla cattura del superlatitante, che alimentano voci incontrollate attorno a una presunta mediazione tra lo Stato e la mafia. "Gli italiani - si infuria a sera la premier - si autoflagellano. Dicono: "Avete trattato". Perché avremmo trattato? Qualcuno vorrebbe dire che non abbiamo magistrati, forze dell'ordine che non siano all'altezza di sconfiggere la mafia?". E ancora: "È una tesi che non sosterrò mai. Non c'è bisogno di mettersi d'accordo con la mafia per batterla". Il risultato va invece attribuito per intero "al valore e alla capacità degli inquirenti".
È e resta una giornata storica. Lo è "per le persone per bene, per le famiglie delle vittime della mafia, per gli eroi che non sono morti invano". Un evento che consente alla presidente del Consiglio di cancellare gli inciampi politici dell'ultima settimana. Può rivendicare le scelte del suo governo sull'ergastolo ostativo, "sono fiera del fatto che il primo provvedimento dell'esecutivo che presiedo sia stato sul carcere duro". E può gioire anche personalmente, come tiene a sottolineare: "È un giorno di festa per me, che ho cominciato l'avventura che mi ha portato alla presidenza del Consiglio dei ministri dalle macerie di via D'Amelio". La data del 16 gennaio è storica a tal punto che la leader ritiene anche che possa diventare, d'ora in avanti, "il giorno in cui celebrare uomini e donne che hanno portato avanti la guerra contro la mafia". Vuole istituirla per legge, annuncia, "è una proposta che farò".
Quando incontra in Procura gli artefici del successo investigativo, dai pm ai carabinieri del Ros, la presidente del Consiglio ha solo parole di elogio: "L'Italia è fiera di voi. Ed è a voi che dobbiamo questo grande risultato. Potete contare sui provvedimenti del governo per portare avanti questa battaglia insieme". Eppure, non tutto va secondo copione. L'esecutivo, infatti, ha affidato al Guardasigilli Carlo Nordio una riforma della giustizia in cui le intercettazioni verrebbero mantenute quasi esclusivamente per reati di mafia e terrorismo. Un'opzione che ha già provocato tensioni con le toghe. E che torna nelle parole del procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, artefice della cattura di Messina Denaro. Durante la conferenza stampa in cui fornisce i dettagli dell'operazione, infatti, il magistrato si sofferma sul valore degli ascolti: "Senza intercettazioni non si possono fare le indagini di mafia. Sono uno strumento indispensabile e irrinunciabile nel contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia". Una presa di posizione che certo non lascia indifferente la premier. Tanto che a sera sente il dovere di chiarire: "Le intercettazioni - per come sono utilizzate per i procedimenti di mafia - sono fondamentali. Uno strumento di indagine di cui non si può fare a meno. Per questo genere di reati nessuno le ha mai messe in discussione".
In tv Meloni torna a parlare della cattura. Rivendica nuovamente il risultato e, per la prima volta, offre una sfumatura politica a un evento che è invece frutto di un lavoro lungo anni, tanti quanti è durata la caccia al boss. "Si dice che tutti sapevano dov'era e lo hanno preso ora che c'è questo governo. Quindi la tesi era che finché c'era la sinistra al governo non lo andavano ad acchiappare? Quelli che sostengono questa tesi, per paradosso sono quelli che al governo ci stavano. Mi hanno scritto alcuni leader internazionali. È una vittoria che tutto il mondo vede, tranne parte dell'opposizione"