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"Il bene vince sul male". Ma sui politici siciliani pesano le zone grigie

Marcello Dell'Utri 
I dodici mesi vissuti pericolosamente nella sequenza di elezioni amministrative e regionali che hanno preceduto l'arresto di Matteo Messina Denaro. Il ruolo dei pregiudicati Cuffaro e Dell'Utri
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PALERMO - Da un lato c'è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che proprio ieri da Palermo ha invitato tutti gli schieramenti a non "fare della lotta alla mafia un tema divisivo per non fare un favore alla criminalità organizzata". Dall'altro, però, ci sono le istituzioni siciliane, che arrivano all'arresto di Matteo Messina Denaro al termine di un anno vissuto all'insegna del ritorno in politica degli "impresentabili": l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, che dopo avere scontato 5 anni di carcere per avere favorito la mafia ha fondato un proprio partito approdato a suon di voti in Assemblea regionale, e l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi Marcello Dell'Utri, che dopo una condanna a 7 per concorso esterno si è ritagliato più modestamente un ruolo da kingmaker.

In principio sono state le elezioni comunali. Alla fine di aprile, quando mancavano meno di due mesi alle amministr…

PALERMO - Da un lato c'è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che proprio ieri da Palermo ha invitato tutti gli schieramenti a non "fare della lotta alla mafia un tema divisivo per non fare un favore alla criminalità organizzata". Dall'altro, però, ci sono le istituzioni siciliane, che arrivano all'arresto di Matteo Messina Denaro al termine di un anno vissuto all'insegna del ritorno in politica degli "impresentabili": l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, che dopo avere scontato 5 anni di carcere per avere favorito la mafia ha fondato un proprio partito approdato a suon di voti in Assemblea regionale, e l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi Marcello Dell'Utri, che dopo una condanna a 7 per concorso esterno si è ritagliato più modestamente un ruolo da kingmaker.

In principio sono state le elezioni comunali. Alla fine di aprile, quando mancavano meno di due mesi alle amministrative di Palermo, il centrodestra girava a vuoto: alla fine sono stati prima Dell'Utri e poi Cuffaro a mettere sul piatto il proprio peso per far pendere la bilancia a favore di Roberto Lagalla, poi diventato sindaco. "I candidati - ha detto in quei giorni, alla vigilia del trentennale della strage di Capaci, Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso in quell'eccidio - rifiutino gli endorsement di personaggi impresentabili".

Lagalla, travolto dalle polemiche nonostante non sia mai stato coinvolto in alcuna indagine, ha finito così per disertare la cerimonia di commemorazione con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poche settimane dopo è stato eletto sindaco: alla vigilia del voto, però, ben due candidati a suo supporto, nelle liste di Forza Italia e in quella di FdI, sono finiti in carcere con l'accusa di aver chiesto consensi ai boss.

Una sorte simile, più tardi, è toccata per la presidenza della Regione a Renato Schifani, scelto dopo un'impasse meno lunga ma ancora col gradimento di Cuffaro e Dell'Utri: l'ex presidente del Senato, imputato per rivelazione di segreto nel caso Montante ma non coinvolto in inchieste per mafia, ha stravinto le elezioni nonostante i sostenitori ingombranti e sebbene alla vigilia dell'apertura delle urne un candidato a suo sostegno, Salvatore Ferrigno dei Popolari-autonomisti, sia stato a sua volta arrestato per voto di scambio.

I commenti dei due esponenti istituzionali, ieri, erano ovviamente sui toni del festeggiamento. "Oggi - ha dichiarato Schifani - si chiude una pagina, anche se bisogna essere consapevoli che la mafia continua a lavorare lo stesso. Dovremo fare, adesso, un minimo di verifica storica sul perché una latitanza come questa possa avere avuto una durata così lunga. Evidentemente c'è stato un sistema di fiancheggiamento notevole". "Questo - ha commentato invece Lagalla - sarà un giorno che resterà nella storia del nostro Paese. La cattura del boss rappresenta una grande vittoria dello Stato e una svolta nella lotta che le istituzioni e le forze dell'ordine portano avanti nel contrasto al potere mafioso". Ieri, però, persino Cuffaro non ha fatto mancare il suo punto di vista sulla notizia del giorno: "Oggi - ha osservato - è una delle giornate più belle per Palermo e la Sicilia, la cattura di Matteo Messina Denaro rappresenta un momento storico che rimarrà scolpito nella memoria di tutti ed è una grande vittoria dello Stato. Ancora una volta il bene vince sul male".

In questo clima il presidente dell'Antimafia regionale, il dem Antonello Cracolici, ha organizzato per oggi un brindisi in commissione per festeggiare l'evento con i deputati che ne fanno parte. Un momento conviviale e "non divisivo", così è stato detto, a cui per una manciata di giorni non prenderà parte il parlamentare forzista Riccardo Gennuso: dopo essere stato eletto vicepresidente dell'organismo d'inchiesta, a dicembre è stato costretto a dimettersi perché sotto processo per estorsione.

Un anno vissuto pericolosamente dalla politica siciliana. Questo è il momento del coro di congratulazioni e del plauso alla magistratura. Restano le tante zone d'ombra che quella politica deve ancora chiarire.