La camicia insanguinata del Beato Livatino a Palazzo Madama, i senatori si fermano a riflettere
di Conchita Sannino , di Conchita SanninoNelle ore in cui il Paese riscopre il valore dell'Antimafia e il sacrificio degli innocenti, una camicia insanguinata commuove Roma. E si prende l'omaggio - non solo la liturgia politica, si spera - dei Palazzi. Il caso vuole che 48 ore dopo la cattura dell'ultimo stragista di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, arrivi in Senato quel tessuto di stoffa in cornice che è una delle "reliquie" di Rosario Livatino, il frammento dell'indumento che indossava il giudice siciliano ucciso il 21 settembre 1990 dalla Stidda agrigentina, la toga che dall'8 maggio del 2021 è salito agli onori degli altari, primo magistrato beato della Chiesa. Quel sangue rappreso srotola una sequenza di indimenticabile ferocia: lui, 37enne, sotto i colpi dei killer mentre guida da solo e senza scorta lungo la Statale 640, che cerca di fuggire a piedi ai killer e rotola giù per la scarpata, loro che gli scaricano sette colpi, l'ultimo sul volto: sparato in bocca …
Nelle ore in cui il Paese riscopre il valore dell'Antimafia e il sacrificio degli innocenti, una camicia insanguinata commuove Roma. E si prende l'omaggio - non solo la liturgia politica, si spera - dei Palazzi. Il caso vuole che 48 ore dopo la cattura dell'ultimo stragista di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, arrivi in Senato quel tessuto di stoffa in cornice che è una delle "reliquie" di Rosario Livatino, il frammento dell'indumento che indossava il giudice siciliano ucciso il 21 settembre 1990 dalla Stidda agrigentina, la toga che dall'8 maggio del 2021 è salito agli onori degli altari, primo magistrato beato della Chiesa. Quel sangue rappreso srotola una sequenza di indimenticabile ferocia: lui, 37enne, sotto i colpi dei killer mentre guida da solo e senza scorta lungo la Statale 640, che cerca di fuggire a piedi ai killer e rotola giù per la scarpata, loro che gli scaricano sette colpi, l'ultimo sul volto: sparato in bocca per vendicarsi delle sue misure di confisca ai beni mafiosi, e farlo tacere per sempre. Anche il presidente Sergio Mattarella ha ricordato la figura del giudice: "Autentico testimone dei valori della Repubblica".
Alla Sala Capitolare di Santa Maria sopra Minerva (in piazza della Minerva, dalle 15), politici e magistrati discutono dell'"Attualità del beato Rosario Livatino" insieme con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato in Vaticano. Intervengono il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che è stato tra i fondatori del Centro studi Livatino, con Domenico Airoma, oggi procuratore di Avellino e vicepresidente della struttura, guidata dal professor Mauro Ronco. (Proprio con Mantovano e Ronco, Airoma ha scritto "Un giudice come Dio comanda", edizione Il Timone).
Il convegno era uno dei vari appuntamenti preparati con cura già mesi fa, quasi in sordina, dal comitato per la cosiddetta settimana della Peregrinatio capitolina - che prevede domani mattina, giovedì 19, un'altra giornata di studi in Confindustria, a viale dell'Astronomia , per i "Dialoghi tra Economia, fede e giustizia". Ma da giorni in Senato si segnala l'overbooking di partecipazioni e autorità. Oggi ci sono anche i presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa.
"Perché tanta partecipazione? Come mai tanto interesse, e non solo tra gli addetti ai lavori? E lo abbiamo riscontrato anche prima dell'arresto eclatante di Palermo, in queste ore poi è un incontro ancora più sentito - riflette con Repubblica il procuratore Airoma, tra i relatori - Colpiscono certamente la sua giovane età, il suo volto pulito, il suo consapevole sacrificio della giustizia". Era profondamente magistrato, ma anche così diverso da tutti? "In un certo senso sì - risponde Airoma - il suo stile riservato (mai un'intervista), il timore di esporre a pericolo i suoi collaboratori (mai la scorta), il rispetto per le persone chiamate a giudicare (mai un giorno in carcere più del giusto) non lasciano indifferenti. Penso che l'esempio di Livatino alla fine ti scava un po' dentro, non ti lascia alibi. Ti dimostra che un'alternativa è possibile: è possibile essere giudici veri e autorevoli senza pretendere di sentirsi investiti del compito di scrivere le nuove tavole della Legge; è possibile essere uomini delle istituzioni riconosciuti per il disinteressato servizio al bene comune; è possibile essere bravi cristiani, buoni cittadini e apprezzati servitori della cosa pubblica senza nascondere la propria fede".
Quella camicia insanguinata è anche il simbolo di tanti innocenti uccisi e dimenticati? In un Paese in cui occorre una cattura sensazionale per riscoprire che le radici dell'Antimafia non possono invecchiare: anzi appartengono a una lotta che è ancora da consolidare e rilanciare. "Si, quella camicia deve diventare la nostra camicia - analizza Airoma - Perché da una crisi così profonda si esce solo se nel sangue di ciascuno torna a scorrere la passione per il vero ed il giusto".