"Ieri sera è venuto da me a cena Siri. L'incentivo...dissi che non c'è un provvedimento a cui agganciare il.., non è che lo possiamo mettere così...gli ho detto: agganciamolo allo sblocca cantieri, però che senso ha, questo è un provvedimento energetico...". "Questo emendamento doveva rientrare nel nuovo decreto, questo delle rinnovabili". Le voci, intercettate dalla Dia di Trapani nel 2018 sono quelle di Paolo Arata, imprenditore ed ex consulente della Lega per l'energia, e di Vito Nicastri, il "re dell'eolico" e di suo figlio Manlio. Parlano di affari e di politica, cercano di trovare una collocazione a loro favorevole al senatore leghista Armando Siri. Più di 300 pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali per il reato di corruzione. Se non fosse stato possibile farle e utilizzarle non sarebbero venuti fuori i contatti tra quello che è ritenuto uno dei più importanti …
"Ieri sera è venuto da me a cena Siri. L'incentivo...dissi che non c'è un provvedimento a cui agganciare il.., non è che lo possiamo mettere così...gli ho detto: agganciamolo allo sblocca cantieri, però che senso ha, questo è un provvedimento energetico...". "Questo emendamento doveva rientrare nel nuovo decreto, questo delle rinnovabili". Le voci, intercettate dalla Dia di Trapani nel 2018 sono quelle di Paolo Arata, imprenditore ed ex consulente della Lega per l'energia, e di Vito Nicastri, il "re dell'eolico" e di suo figlio Manlio. Parlano di affari e di politica, cercano di trovare una collocazione a loro favorevole al senatore leghista Armando Siri. Più di 300 pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali per il reato di corruzione. Se non fosse stato possibile farle e utilizzarle non sarebbero venuti fuori i contatti tra quello che è ritenuto uno dei più importanti prestanome di Matteo Messina Denaro e personaggi che contano nel mondo della politica e dell'imprenditoria.
Solo un esempio tra tanti altri: filoni di indagine, nomi insospettabili, indizi, anche una semplice suggestione che viene fuori dall'ascolto di indagini per reati che nulla hanno a che fare con la mafia e che portano poi magistrati e investigatori a fare il salto di qualità e penetrare in quella zona grigia, che non a caso è definita tale, in cui da sempre le organizzazioni criminali piazzano i loro bracci operativi nella politica, nella finanza, nel mondo degli affari, ma anche nel sistema sanitario, negli uffici della pubblica amministrazione, ovunque sia possibile assumere posizioni di potere che si trasformano in fiumi di denaro, ma anche in consensi elettorali.
"Moltissime indagini di mafia sono partite o hanno trovato nuovo impulso grazie ad intercettazioni fatte nell'ambito di reati contro la pubblica amministrazione. Ritenere che questi due mondi siano separati è un grosso errore - dice Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia - Grossi processi di mafia presentano molteplici connessioni con indagini di pubblica amministrazione. C'è una inestricabile quanto importante commistione ben più frequente di quanto si possa immaginare. Vietare le intercettazioni in questo tipo di indagini limitandole ai reati di mafia comporterebbe inevitabilmente un depotenziamento degli strumenti nelle mani della polizia giudiziaria e della magistratura".
Un rischio boomerang da non correre proprio nel momento in cui, da un capo all'altro dell'Italia, la criminalità organizzata cerca di intercettare, con prestanome o con imprese pulite, la pioggia di milioni del Pnrr. E i cosiddetti "reati fine", frode in pubbliche forniture, turbativa d'asta, truffe sui contributi comunitari, corruzione, concussione, persino l'abuso d'ufficio, tutti reati che appaiono ben prima delle possibili cointeressenze mafiose, restano l'unico grimaldello per tirare (soprattutto in tempo utile) fili che portano ai pupari e che, senza intercettazioni, rimarrebbero del tutto mimetizzati nelle pieghe di inchieste per reati classificati come minori.
Dall'inchiesta sul caso Montante a quella per le Talpe alla Procura di Palermo, dalle indagini sui grossi centri commerciali aperti in Sicilia da insospettabili imprenditori del Nord o da quelle su appalti milionari negli ospedali, fondamentali contributi sono venute da ascolti di conversazioni a carico di indagati per reati che, almeno all'inizio, nulla avevano a che fare con la mafia. Se non fossero state consentite le intercettazioni, ad esempio, del cerchio magico di politici, poliziotti, carabinieri, imprenditori, alti funzionari dello Stato e dell'imbarazzante sistema di spionaggio, controllo ma anche di raccomandazioni e posizionamento di pedine nei gangli vitali dello Stato che faceva capo all'ex vicepresidente nazionale di Confindustria si sarebbe saputo ben poco. O, in ogni caso, poco o nulla sarebbe stato utilizzabile delle intercettazioni effettuate a carico di Antonello Montante, unico ad essere stato indagato per mafia, accusa poi derubricata ad associazione per delinquere finalizzata alla corruzione.
Tutti gli altri imputati eccellenti chiamati a rispondere di corruzione, favoreggiamento, accesso abusivo ai sistemi informatici. Un'inchiesta preziosissima, quella della Procura di Caltanissetta, per scardinare il sistema con il quale Montante, in noma di un'antimafia di facciata, riusciva a condizionare le stanze del potere politico nazionale.
Ma lo strumento delle intercettazioni resta strategico anche in un sistema di vasi comunicanti. "Perché spesso - spiega ancora Di Matteo - accade anche il contrario. E cioè che intercettazioni in indagini di mafia hanno fornito prove per contestare reati diversi a persone mai imputate per mafia. E se le intercettazioni non dovessero essere consentite per altri reati non sarebbero ovviamente utilizzabili anche se effettuate in indagini di mafia".