Il (falso) mito delle monetine al Raphael e l'attrazione per il decisionista: ecco come Craxi è finito nel Pantheon della destra
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio"I giovani mi scrivono proponendomi tesi di laurea su Bettino Craxi, ma sono sempre di area centrodestra", sospira, con una punta di rimpianto, Stefania Craxi, la figlia del leader socialista. Craxi è morto ventitré anni fa e oggi in cento si ritroveranno al cimitero di Hammamet, in Tunisia, dove l'ex premier è sepolto, per commemorarlo. Tra loro parlamentari di centrodestra, come i capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, Maria Tripodi, Alessandro Battilocchio (tutti di Forza Italia); Nino Germanà e Anastasio Carrà (Lega); ci sarà anche il renziano Ettore Rosato. Ed è la destra che in questi giorni lo ha ricordato, dal ministro Tajani a Maurizio Gasparri, da Lorenzo Cesa ai senatori di Fratelli d'Italia Marcello Pera ("coroneremo il sogno di Berlusconi e Craxi sul presidenzialismo") e Giulio Terzi. Stefania Craxi ricorda che nel 2010 Giorgia Meloni la volle ad Atreju per parlare dell'eredit&agrav…
"I giovani mi scrivono proponendomi tesi di laurea su Bettino Craxi, ma sono sempre di area centrodestra", sospira, con una punta di rimpianto, Stefania Craxi, la figlia del leader socialista. Craxi è morto ventitré anni fa e oggi in cento si ritroveranno al cimitero di Hammamet, in Tunisia, dove l'ex premier è sepolto, per commemorarlo. Tra loro parlamentari di centrodestra, come i capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, Maria Tripodi, Alessandro Battilocchio (tutti di Forza Italia); Nino Germanà e Anastasio Carrà (Lega); ci sarà anche il renziano Ettore Rosato. Ed è la destra che in questi giorni lo ha ricordato, dal ministro Tajani a Maurizio Gasparri, da Lorenzo Cesa ai senatori di Fratelli d'Italia Marcello Pera ("coroneremo il sogno di Berlusconi e Craxi sul presidenzialismo") e Giulio Terzi. Stefania Craxi ricorda che nel 2010 Giorgia Meloni la volle ad Atreju per parlare dell'eredità del padre, "venne nel mio ufficio con una statuetta di papà scovata in un mercatino".
Ma i missini, guidati dal funambolico Teodoro Buontempo, Er Pecora, non tirarono le monetine a Craxi, dinanzi al Raphael, la sera del 30 aprile 1993?
Il primo aprile avevano circondato Montecitorio al grido "Arrendetevi!". C'erano molti parlamentari in piazza, le cronache di allora ricordano anche Gasparri. "Assedio missino alla Camera", titolarono i giornali all'indomani.
Giorgia Meloni aveva 16 anni e l'anno prima si era iscritta al Fronte della gioventù.
Sul lancio delle monetine c'è in proposito la testimonianza di un militante del Fronte, Delio Andreoli, che ne riferì a sorpresa dieci anni fa: fino ad allora si era sempre detto che la piazza era stata in mano ai militanti del Pds, reduci dal comizio di Achille Occhetto in piazza Navona, e a quelli dei Verdi e della Rete di Leoluca Orlando che si erano spostati da un presidio in piazza Capranica. Buontempo avrebbe cambiato una banconota da diecimila lire in una tabaccheria vicino all'albergo dove Craxi era solito alloggiare. Oggi il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ne prende le distanze. Dice: "Se erano nostri erano cani sciolti"; "io c'ero e mi ricordo che i missini si erano radunati da un'altra parte: in Galleria Colonna", conferma Umberto Croppi, allora nella Rete. "Mai quelli di sinistra li avrebbero del resto ammessi lì", si dice sicuro.
Chissà. Di certo è che il Msi, allora all'opposizione, cavalcò l'onda giustizialista nel biennio 1992-1993.
Eppure tra Bettino Craxi e il mondo missino c'è sempre stata un'attrazione reciproca. Craxi, incaricato di formare il suo primo governo nel 1983, è stato il primo ad ammettere alle consultazioni Giorgio Almirante, il leader del Movimento sociale, legittimando così il Msi come forza dentro il sistema. Dopo quel disgelo seguirono altri abboccamenti. Il Msi apprezzò moltissimo il Craxi che seppe dire no agli Usa a Sigonella nell'autunno del 1985. Nel dicembre 1987 poi Craxi volle incontrare il giovane successore di Almirante, Gianfranco Fini, per parlare di riforme: un fatto politico rilevante. Ma già la chiusa craxiana del congresso socialista di Palermo, nel 1981 - "Viva l'Italia. Perché c'è un'Italia, come dice una nota canzone, che resiste e che lavora, un'Italia che si dispera e che si innamora, un'Italia che noi dobbiamo rappresentare, capire e aiutare con la fedeltà di sempre" - era piaciuta ai missini. Giano Accame, poi direttore del Secolo, scrisse un libro su quella consonanza: Socialismo tricolore. Le file col Msi le teneva il senatore socialista Antonio Landolfi che riunì in convegno il deputato pisano Beppe Niccolai, missino eretico.
Il rapporto - racconta Croppi - a un certo punto fu così intenso che si arrivò a temere una fuga dal Msi verso i socialisti, allora potentissimi. Gianfranco Fini nel gennaio del 1988 stoppò tutto sparando sui socialisti "forchettoni" e "ladri". Ne nacque una polemica che coinvolse Rino Formica. "Col Psi però bisogna dialogare", gli rispose Pino Rauti.
"Craxi è stato il difensore dell'orgoglio nazionale, il profeta del presidenzialismo e il campione della modernizzazione, qualcuno può dubitare che tali valori non siano anche di destra?", ha scritto il giornalista Gianni Pennacchi, che in un libro con Bobo Craxi raccontò gli anni di Hammamet. Dal 29 ottobre 1981, su Repubblica, Giorgio Forattini aveva preso a disegnare Craxi nelle vesti di Mussolini, con gli stivaloni del decisionista.
Nacquero legami. Mauro Mazza, ex giornalista del Secolo, autore del libro I ragazzi di via Milano, dopo aver lasciato l'organo del Msi collaborò con l'ufficio stampa di Claudio Martelli, e finì in Rai. Anche Tajani da giovane coltivò simpatie socialiste, oltre a quelle monarchiche. Nel 1982 pubblicò una biografia sul ministro socialista Lelio Lagorio. Titolo: Il Granduca. E "Donna Assunta mi ha sempre onorato della sua amicizia", spiega Stefania Craxi, poi transitata in Forza Italia, come molti socialisti del resto.
Insomma, Bettino Craxi è in qualche modo nel Pantheon di questa destra al governo.
"Di Craxi - ha spiegato Giorgia Meloni nel gennaio del 2020, in occasione del ventennale della morte - voglio ricordare la visione strategica che rese l'Italia protagonista nel Mediterraneo consentendoci di ritagliarci un ruolo non secondario. A confronto del governicchio attuale il Craxi di Sigonella era un gigante".
Le ragioni della fascinazione sono tante, dice Croppi. "Il principale è dato dal richiamo della foresta, vista la matrice socialista del Duce. Poi Craxi aveva un interesse strategico nel far rientrare i missini nel gioco politico".
Craxi fu premier dal 4 agosto 1983 al 18 aprile 1987. Dopo le due condanne per Tangentopoli si rifugiò in Tunisia, mentre erano ancora in corso altri quattro processi contro di lui. La burrascosa rivalità col Pci di Berlinguer, l'insistere con la formula del pentapartito e infine la vicenda delle tangenti sancirono una rottura definitiva, e mai sanata, con la sinistra. La commemorazione tunisina durerà fino a domenica. "A destra in tanti mi hanno chiesto scusa per gli eccessi giustizialisti di allora, a sinistra mai nessuno", precisa Stefania Craxi. Dei vecchi missini che si scagliarono contro gli scandali del Psi craxiano in Parlamento c'è rimasto soltanto Riccardo De Corato, lo sceriffo. Dice: "Forse contro Craxi c'è stato qualche accanimento giudiziario, ma in quel periodo i socialisti rubavano. Dopodiché cosa vuole ormai? Sono trent'anni che facciamo i governi con Berlusconi!".