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Tregua sul manifesto dei valori del Pd: no a Jobs Act e anti-liberismo. I riformisti: "Solo una bozza"

La candidata alle primarie del Elly Schlein (ansa)
I bersaniani e la sinistra del partito riescono a far passare i loro principi nel documento che sarà presentato sabato
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Rinnegare il Jobs Act renziano, perché per il nuovo Pd occorre mettere al centro la dignità del lavoro e "difendere sempre e in ogni situazione i diritti di chi lavora", inoltre riconoscere il salario minimo, in un impegno "contro precariato, sfruttamento, lavoro nero, lavoro svolto in condizioni non sicure". È uno dei passaggi del nuovo manifesto dem che gli 85 "costituenti" hanno consegnato al Nazareno mercoledì sera, in vista dell'Assemblea di sabato. Altro punto di svolta: una presa di distanza dalle seduzioni liberiste che, secondo la sinistra dem, attraversavano il manifesto del Pd nascente, al Lingotto nel 2008. Quindici anni dopo, il Pd ritiene vada inaugurata una nuova stagione di intervento pubblico e nel manifesto è scritto: "Uno Stato regolatore e innovatore è in grado di fare risaltare la capacità trasformativa delle imprese e del nostro settore produttivo correggendo e evitando al tem…

Rinnegare il Jobs Act renziano, perché per il nuovo Pd occorre mettere al centro la dignità del lavoro e "difendere sempre e in ogni situazione i diritti di chi lavora", inoltre riconoscere il salario minimo, in un impegno "contro precariato, sfruttamento, lavoro nero, lavoro svolto in condizioni non sicure". È uno dei passaggi del nuovo manifesto dem che gli 85 "costituenti" hanno consegnato al Nazareno mercoledì sera, in vista dell'Assemblea di sabato. Altro punto di svolta: una presa di distanza dalle seduzioni liberiste che, secondo la sinistra dem, attraversavano il manifesto del Pd nascente, al Lingotto nel 2008. Quindici anni dopo, il Pd ritiene vada inaugurata una nuova stagione di intervento pubblico e nel manifesto è scritto: "Uno Stato regolatore e innovatore è in grado di fare risaltare la capacità trasformativa delle imprese e del nostro settore produttivo correggendo e evitando al tempo stesso i fallimenti del mercato".



Non è proprio una condanna dell'ordoliberismo denunciato da Andrea Orlando, ma il principio c'è. Sono dieci pagine, che vanno dal preambolo intitolato "Il filo rosso" e raggruppate per temi, elaborati in 12 riunioni: "Democrazia e partecipazione", "Diritti welfare e coesione", Italia in Europa e nel mondo", "Sviluppo sostenibile, lavoro e imprese". Una bozza che si sta limando per scontentare il minor numero possibile di dem.

Si tenta ieri di evitare un'altra resa dei conti, che somiglierebbe a una replica dello scontro sul voto online alle primarie. Il braccio di ferro adesso è sul metodo. Infine, una (quasi) intesa per evitare sabato la spaccatura. E perciò i riformisti del partito fanno sapere che il manifesto è talmente generico da essere fumoso. E chiederanno che si rimetta mano al documento dopo le primarie del 26 febbraio, dopo l'elezione del nuovo segretario. Elly Schlein, candidata alla leadership della sinistra, e i bersaniani non vogliono scherzetti. Stefano Bonaccini, lo sfidante superfavorito, getta acqua sul fuoco: "Avremo poi modo di approfondire". Tuttavia la linea dei supporter di Bonaccini e di alcuni cattolici democratici è che la bozza resti "una istruttoria". Gianni Cuperlo, altro candidato, ritiene "ragionevole approvarla subito". Paola De Micheli chiarisce: "Purché non sostituisca il manifesto originario". Il segretario attuale, Enrico Letta ha mediato, insieme con Roberto Speranza, il leader di Articolo 1. Per Arturo Scotto, coordinatore dei bersaniani, è indispensabile votare per gettare le basi del Pd che verrà. Nel merito, nel manifesto la sottolineatura sui diritti sociali e civili e il riferimento all'europeismo e all'Ucraina.