ROMA - Più che Fratelli d'Italia, fratelli coltelli. A stare a quanto si legge nelle carte dell'inchiesta sul caso delle dimissioni del consigliere comunale di Brescia Giovanni Francesco Acri, il tarlo del sospetto sta corrodendo il partito di Giorgia Meloni. Monolite in apparenza, diviso in cordate nei fatti: nel segreto di chat di gruppo su whatsapp, si insultano, progettano operazioni, si fanno la guerra attingendo all'arsenale dei colpi bassi, come quello di mandare un esposto anonimo in procura per far partire l'indagine su colleghi di partito. "È stato fuoco amico", mormora Acri in una telefonata intercettata. Amico, ma pur sempre fuoco.
In Lombardia, dove si ambienta la storia del consigliere calabrese dimessosi nel giugno 2021 per lasciare il seggio al membro dell'esecutivo nazionale Giangiacomo Calovini (oggi deputato), il partito è scisso in quattro correnti: quella che fa capo all'europarlamentare Carlo Fidanza (e di c…
ROMA - Più che Fratelli d'Italia, fratelli coltelli. A stare a quanto si legge nelle carte dell'inchiesta sul caso delle dimissioni del consigliere comunale di Brescia Giovanni Francesco Acri, il tarlo del sospetto sta corrodendo il partito di Giorgia Meloni. Monolite in apparenza, diviso in cordate nei fatti: nel segreto di chat di gruppo su whatsapp, si insultano, progettano operazioni, si fanno la guerra attingendo all'arsenale dei colpi bassi, come quello di mandare un esposto anonimo in procura per far partire l'indagine su colleghi di partito. "È stato fuoco amico", mormora Acri in una telefonata intercettata. Amico, ma pur sempre fuoco.
In Lombardia, dove si ambienta la storia del consigliere calabrese dimessosi nel giugno 2021 per lasciare il seggio al membro dell'esecutivo nazionale Giangiacomo Calovini (oggi deputato), il partito è scisso in quattro correnti: quella che fa capo all'europarlamentare Carlo Fidanza (e di cui fa parte Calovini), quella di Santanché-Mantovani (cui apparteneva Acri prima di passare con Fidanza e lasciare il seggio, in cambio dell'assunzione del figlio nello staff dell'europarlamentare e della promessa di una candidatura alle Regionali), quella di La Russa e quella di Osnato forte soprattutto a Milano. Ieri questo giornale ha pubblicato le chat degli indagati (Fidanza, Acri, Calovini e l'ex deputato Giuseppe Romele), in una delle quali Calovini augura la morte a Santanché, "colpevole" di aver tentato di convincere Acri a non dimettersi dal Consiglio comunale. "Sono amareggiata e addolorata", commenta con Repubblica la ministra del Turismo. "Faccio il coordinatore regionale di Fdi e dico che dobbiamo essere prima una comunità umana, poi una comunità politica".
L'indagine dei pm milanesi Romanelli, Polizzi e Roveda nasce nell'ottobre del 2021 quando arriva l'esposto anonimo: chi lo ha scritto dimostra di conoscere perfettamente i dettagli dell'"operazione Acri" e la geografia correntizia di Fdi. Prende di mira Romele, definendolo "uomo di Carlo" (Fidanza). Dunque quando, un anno dopo, la finanza va a perquisire la casa di Acri e l'inchiesta che ipotizza la corruzione diventa nota, nella corrente di Fidanza il sospetto va subito a chi ha subito l'operazione, nata con il consenso dei vertici di Fdi e decisa in due incontri a via della Scrofa. "Ragazzi... è un accordo chiaramente politico fatto alla luce del sole!", scandisce Calovini al telefono con Romele, commentando le perquisizioni. "Ci sono stati scambi di denaro. Più di così...". Romele risponde: "Mi dispiace però, perché lì la cattiveria di qualcuno che tu sai...". Ancora Calovini: "Bisognerebbe capire chi ha fatto l'esposto in procura, però...questa è cattiveria pura". E Romele: "Ma lo sai già, lo sai già...ricordati che il Signore arriva comunque, chi di spada ferisce, di spada perisce".
Anche Acri ha il medesimo sospetto: "Il fatto è che siam meridionali, allora è semp accussì, perché io alla Regione dovrei essere candidato ed essere al numero uno, capito?", dice al telefono il 13 luglio 2022. "L'unico modo per fermarci è questo, capito?(...) Ecco perché è fuoco amico però, è fuoco interno...".