Craxi, ad Hammamet duecento nostalgici in pellegrinaggio. La lettera di Berlusconi: "Pagò l'uso politico della giustizia"
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliHAMMAMET (Tunisia) - Il cielo ha sfogato di notte tutta la sua rabbia. Basta tormente ad Hammamet. Stamani il sole illumina la tomba di Bettino Craxi, nel piccolo e raccolto cimitero cristiano. Ma dalla spiaggia vicina, che guarda al mare aperto, soffia un vento gelido, che alimenta ricordi e rimpianti. Loro arrivano piano piano. E in maniera quasi impercettibile quel camposanto di tumuli bianchi si riempie, almeno duecento persone a onorare il leader socialista. Pensionati italici che vivono nell’amena cittadina tunisina, ma anche e soprattutto tanti arrivati dall’Italia solo per commemorare i 23 anni dalla morte: venuti in aereo, due giorni di andata e ritorno. Vecchi (diciamo over 50) ma anche insospettabilmente giovani. E i tunisini (tanta gente semplice) che hanno conosciuto il Craxi degli ultimi anni (esule per i suoi, latitante dal punto di vista giudiziario): qui visse sofferente, fisicamente e psicologicamente, ma forse divenne più umano. Ognuno, chi l&rsqu…
HAMMAMET (Tunisia) - Il cielo ha sfogato di notte tutta la sua rabbia. Basta tormente ad Hammamet. Stamani il sole illumina la tomba di Bettino Craxi, nel piccolo e raccolto cimitero cristiano. Ma dalla spiaggia vicina, che guarda al mare aperto, soffia un vento gelido, che alimenta ricordi e rimpianti. Loro arrivano piano piano. E in maniera quasi impercettibile quel camposanto di tumuli bianchi si riempie, almeno duecento persone a onorare il leader socialista. Pensionati italici che vivono nell’amena cittadina tunisina, ma anche e soprattutto tanti arrivati dall’Italia solo per commemorare i 23 anni dalla morte: venuti in aereo, due giorni di andata e ritorno. Vecchi (diciamo over 50) ma anche insospettabilmente giovani. E i tunisini (tanta gente semplice) che hanno conosciuto il Craxi degli ultimi anni (esule per i suoi, latitante dal punto di vista giudiziario): qui visse sofferente, fisicamente e psicologicamente, ma forse divenne più umano. Ognuno, chi l’ha incontrato davvero o solo ammirato, ha un proprio Bettino nella testa. Scorrono via ricordi e rimpianti.
Francesco D’Anna, di Casoria, alle porte di Napoli. Secondo anno di scienze politiche. Ma a vent’anni cosa ne sa di Bettino Craxi? “Ho letto molto e guardato i suoi discorsi su Youtube”, dice. “Lo trovo così premonitore, come quando diceva che bisognava mettere fine alle diseguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo. Che altrimenti si sarebbe provocato un flusso migratorio senza precedenti. Aveva capito tutto”. Emanuele Vecchiotti, 26 anni, analista finanziario, consigliere comunale di Forza Italia a Cerveteri dice: “Noi giovani – dice - vorremmo oggi politici di quel calibro e invece ci ritroviamo con Salvini”. Ma a Craxi trova un difetto: “Per l’economia era troppo a destra”. Ci sono anche due turisti per caso, Elio Folco e Sara Dalmazzo, della provincia di Cuneo. Ad Hammamet per le vacanze, hanno saputo della cerimonia organizzata dalla Fondazione Craxi e sono venuti. Fanno parte degli over 50. “La nostalgia per lui è anche quella per gli anni Ottanta, di crescita economica e di spensieratezza”. Per Elio, “incarnava la personalità dello statista, risoluto. A quei tempi l’Italia si faceva rispettare”.
Ci sono anche i figli di Craxi, Stefania (eletta senatrice di Forza Italia alle ultime elezioni) e Bobo (lui si era presentato con il centro-sinistra, ma non ce l’ha fatta). Sì, hanno preso due strade diverse, ma ci sono. D’un tratto si sfiorano, vicino alla tomba. Guardano in due direzioni opposte: comunque, ci hanno sempre messo la faccia. Stefania è emozionata: “Dopo 23 anni vengono dall’Italia ancora tante persone. Pure dei giovani: cominciano a capire che, con la fine della Prima Repubblica, il respiro lungo della storia fu sostituito dal fiato corto della cronaca. La storia di mio padre è quella di una grave ingiustizia. E lui fu un grande leader della sinistra ma è a destra che inizia la sua rivalutazione”. Ripensa all’uomo-padre: “Gli piacevano gli irregolari, i politicamente scorretti. Mi ricordo che, in quei sei anni di esilio, a un certo momento, in una fase molto dolorosa, lo trovai al telefono. Stava chiamando un ospedale romano per sapere se Cavallo Pazzo, che aveva un tumore, era curato bene”. Era il giovane che faceva irruzione nelle dirette tv…
Nel cimitero arrivano alcuni politici italiani, per lo più della maggioranza di centro-destra, ma anche l'ex dem Ettore Rosato, oggi rappresentante del Terzo polo. Ci sono i capogruppo di Forza Italia, Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo, portano un messaggio di Silvio Berlusconi: "Sono stato molto amico di Bettino. Il dramma degli ultimi anni della sua vita, gli anni dell'esilio, va ricordato come monito sugli effetti perversi dell'uso politico della giustizia. Ma la statura di Craxi non è solo quella di una vittima, è quella di uno statista che ha cambiato la storia del nostro Paese, sottraendo il socialismo italiano al disegno egemone del Pci, rompendo l'innaturale alleanza consociativa del 'compromesso storico'. Il suo esempio di uomo libero, di statista innamorato del suo paese, per me e per noi rimarrà un modello di costante ispirazione".
Kamel, che è il guardiano del cimitero e faceva dei lavoretti a casa Craxi, ne parla ancora come “papà”. Amida, factotum alla villa, oggi si è messo la cravatta. Ricorda quando curavano l’orto insieme “e poi lui mi insegnò l’italiano. E mi veniva a vedere giocare a pallone. Negli occhi, però, non lo potevi guardare. Non reggevi lo sguardo”. Il vento gelido continua a soffiare. Sui ricordi. Sui rimpianti.