Intercettazioni, bavaglio ai media. Il governo studia nuove sanzioni
di Liana Milella , Conchita Sannino , di Liana Milella, Conchita Sannino"Provvedimenti disciplinari interni". Dell'Ordine dei giornalisti contro i colleghi che pubblicano intercettazioni senza valore penale e che riguardano persone non coinvolte nelle indagini. È l'ipotesi su cui lavora e che spiega a Repubblica il sottosegretario "meloniano" alla Giustizia Andrea Delmastro. Che ne parla anche a Metropolis. Ma che non vuol sentir parlare di "bavaglio": "Nessun intento punitivo, noi vogliamo solo eliminare il tossico che esiste nei rapporti tra giustizia, informazione e politica".
Sarà. Ma dall'annunciata stretta sulle intercettazioni del Guardasigilli Carlo Nordio, eccoci alle misure anti stampa su cui lavora Delmastro. Sembra un perfetto amarcord berlusconiano. Il sottosegretario ribatte: "È un'altra epoca, e tutto il Paese ha voglia di uscire dal clima di guerra sulla giustizia". Misure che, come minimo, potranno portare a un procedimento davanti all'Ordine se es…
"Provvedimenti disciplinari interni". Dell'Ordine dei giornalisti contro i colleghi che pubblicano intercettazioni senza valore penale e che riguardano persone non coinvolte nelle indagini. È l'ipotesi su cui lavora e che spiega a Repubblica il sottosegretario "meloniano" alla Giustizia Andrea Delmastro. Che ne parla anche a Metropolis. Ma che non vuol sentir parlare di "bavaglio": "Nessun intento punitivo, noi vogliamo solo eliminare il tossico che esiste nei rapporti tra giustizia, informazione e politica".
Sarà. Ma dall'annunciata stretta sulle intercettazioni del Guardasigilli Carlo Nordio, eccoci alle misure anti stampa su cui lavora Delmastro. Sembra un perfetto amarcord berlusconiano. Il sottosegretario ribatte: "È un'altra epoca, e tutto il Paese ha voglia di uscire dal clima di guerra sulla giustizia". Misure che, come minimo, potranno portare a un procedimento davanti all'Ordine se esce una registrazione "irrilevante" e che non ha una conseguenza penale. Dice Delmastro: "Dobbiamo incidere di più su quei brandelli di conversazioni che non hanno rilievo penale e che finiscono direttamente dagli atti ai giornali: questo non ho timore di confermarlo".
Dal governo è dunque in arrivo un pacchetto di norme affilate, pronte per colpire l'accoppiata micidiale che turba il Guardasigilli, pm e giornalisti. Stretta su due livelli: da un lato, il paletto ai magistrati, perché evitino di calare nelle misure - notificate anche agli avvocati, e quindi in grado di raggiungere la stampa - le captazioni ritenute "lesive della privacy" e non rilevanti ai fini delle indagini. Dall'altro, una sanzione per i cronisti che continuino a pubblicare riferimenti o conversazioni che esulano dall'accertamento di quei reati.
Non sarebbe una censura? Delmastro alza le mani: "Da giorni si fa confusione sulle intercettazioni, e magari è anche colpa nostra. Ma abbiamo già detto che non abbiamo alcuna intenzione di ridurre la potenza dello strumento, non solo per i reati di mafia ma anche per tutti gli altri: corruzione, frode, spaccio e traffici vari, anche se non direttamente ascrivibili alle cosche".
Quello che non si può concedere a Nordio, si infligge alla stampa, cercando di tapparle la bocca? "Assolutamente no - dice Delmastro - noi non vogliamo un bavaglio: sarebbe sciocco. Né si puó parlare di un testo pronto: perché non siamo venuti al governo con l'idea di silenziare il giornalismo serio e neanche quello scomodo, d'inchiesta, aggressivo ma corretto". E allora perché intervenire ancora, dopo che la legge Orlando del 2017 ha già eliminato gli eccessi nella pubblicazione di dialoghi o chat non connessi ai reati, e ha "rinchiuso" in un armadio blindato le captazioni escluse dal fascicolo? Delmastro ha la risposta pronta: "Il corto circuito esiste. Ci sono casi ancora di questi giorni per obiettare lucidamente che non va tutto benissimo...". La telefonata di Zaia su Crisanti? "Per esempio. O anche una brutta battuta triviale, contro un'attuale ministra della Repubblica che peraltro, vedo oggi, non mi pare provi un reato". Delmastro parla della chat di un consigliere lombardo di FdI che dice "Santanché morirá e io cac... sulla sua tomba", nell'ambito di un'indagine dei finanzieri milanesi.
Fermare i cronisti per silenziare i racconti poco edificabili della politica? "No: nessun intento punitivo - assicura Delmastro - noi vogliamo solo eliminare il tossico che esiste nei rapporti tra giustizia, informazione e politica. E siamo pronti anche, lo dico da sottosegretario, a incontrare prima l'Ordine dei giornalisti per immaginare anche ipotesi di provvedimenti disciplinari interni, valutati con fermezza. Perché crediamo che una forma di civiltà nel trattare le pubblicazioni serva al Paese, non al governo".