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FdI sui balneari: "Stop alle gare". Grana per Meloni: dovrà dire di no

La premier Giorgia Meloni e il presidente della Camera, Lorenzo Fontana (ansa)
Emendamento del partito della premier per prorogare le concessioni per le spiagge oltre il 2023. Sul rinvio però incombe il veto Ue. Nodi Autonomia e Mes
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ROMA - Sminare, sopire, rinviare quando serve. E rendere meno impervi i passaggi parlamentari. Dopo tre mesi pieni d'inciampi, Giorgia Meloni ha bisogno di affilare tutti gli strumenti per governare la sua maggioranza, perché dovrà pronunciare ancora tanti no: il prossimo, sui balneari. Ne parla con il presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana. La vicenda delle accise, che è costata al governo un annuncio di sciopero dei benzinai e a FdI il primo lieve calo nei sondaggi, "è solo l'aperitivo di quello che verrà", avverte serafico un dirigente di FI. A Meloni non sembra sfuggire.

Autonomia, Mes, spiagge, sono i titoli che annunciano le prossime enormi grane. Finora si è preso tempo. E di ratifica del Mes, su cui FdI sta sondando i suoi militanti, si punta a non parlare in Parlamento prima delle elezioni regionali: rischia di fotografare una dolorosa spaccatura della maggioranza in Aula, con un forte smottamento legh…

ROMA - Sminare, sopire, rinviare quando serve. E rendere meno impervi i passaggi parlamentari. Dopo tre mesi pieni d'inciampi, Giorgia Meloni ha bisogno di affilare tutti gli strumenti per governare la sua maggioranza, perché dovrà pronunciare ancora tanti no: il prossimo, sui balneari. Ne parla con il presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana. La vicenda delle accise, che è costata al governo un annuncio di sciopero dei benzinai e a FdI il primo lieve calo nei sondaggi, "è solo l'aperitivo di quello che verrà", avverte serafico un dirigente di FI. A Meloni non sembra sfuggire.

Autonomia, Mes, spiagge, sono i titoli che annunciano le prossime enormi grane. Finora si è preso tempo. E di ratifica del Mes, su cui FdI sta sondando i suoi militanti, si punta a non parlare in Parlamento prima delle elezioni regionali: rischia di fotografare una dolorosa spaccatura della maggioranza in Aula, con un forte smottamento leghista e il 'soccorso' al governo di Pd e Terzo polo. Non si può più glissare a lungo invece sul tema delle concessioni balneari, perché entro fine gennaio al Senato va licenziato il decreto Milleproroghe. E tutti i partiti del centrodestra - dopo FI e Lega anche FdI, con un emendamento di Lavinia Mennuni - chiedono di rinviare il termine per le gare ora fissato al 31 dicembre 2023. Ma è un qualcosa che il governo difficilmente potrà concedere. Perché vorrebbe dire andare contro una sentenza del Consiglio di Stato e contro l'Europa, che ha pronta una procedura d'infrazione. Mentre il ministro Raffaele Fitto negozia con l'Ue per modificare il Pnrr, una frenata così sul fronte della concorrenza rischierebbe di irrigidire Bruxelles. Si cerca dunque una soluzione. Di balneari Fitto ha parlato giovedì con il commissario Thierry Breton. L'interlocuzione proseguirà. Ma quel che si può fare, secondo chi nel governo segue il dossier spiagge, è trattare sulle garanzie da dare nelle gare ai piccoli gestori. Un rinvio no, sarebbe controproducente.

Ancora, l'Autonomia. Terrà banco la prossima settimana: martedì una riunione tecnica farà il punto sulle modifiche chieste da Meloni e Antonio Tajani alla bozza di Calderoli, con l'eliminazione di ogni riferimento alla spesa storica, che penalizza il Sud, e il vincolo di approvare una legge sui Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) prima che la riforma entri in vigore. Basterà? I dubbi restano, riemergeranno nei passaggi successivi, in Conferenza delle Regioni e davanti alle Camere. Meloni è pronta comunque a concedere un via libera preliminare in Consiglio dei ministri, in un Cdm non troppo a ridosso delle elezioni, per evitare che abbia il sapore dello "spot" (Salvini ci conta molto). Ma la Destra è assai poco convinta della riforma. E accoglie con sollievo il nuovo appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'unità del Paese: "L'unità rafforza l'Italia", dice il capo dello Stato in occasione della staffetta tra Procida e Bergamo-Brescia come capitali della cultura, citando l'esempio dell'isola come monito della necessità di non isolarsi, non dividersi.

Gli ostacoli, insomma, sono chiarissimi, il rischio di incidenti è dietro l'angolo. Nasce anche da qui la necessità di Meloni di sminare il terreno parlamentare. Perciò, in un gesto distensivo, da ex leader dell'opposizione, la premier annuncia che ridurrà la produzione già esorbitante di decreti dell'esecutivo. E in un pranzo lungo un'ora e mezza con il presidente della Camera Lorenzo Fontana, discute dei mesi a venire, di come renderli più facili anche grazie alla riforma dei regolamenti di Montecitorio, che tarda ad arrivare. Interventi in Aula più brevi, tempi certi per le leggi, procedure più rapide per i voti di fiducia: questo il canovaccio. "È tempo di agire, magari prendendo spunto dal regolamento del Senato, già riformato", suggerisce da FI Alessandro Cattaneo. Ma l'ipotesi allarma l'opposizione: le troppe tagliole del regolamento, hanno reso la minoranza a Palazzo Madama meno incisiva.