Pd, primo confronto Bonaccini-Schlein. Letta si congeda, il pianto di Livia Turco: "Bentornati, compagni"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - "Oggi è il giorno dell'orgoglio ritrovato, è finito l'inverno, comincia la primavera". È un Enrico Letta sollevato e persino allegro, a dispetto delle sette ore trascorse seduto ad ascoltare, l'uomo che chiude l'assemblea nazionale della rifondazione democratica. La sua ultima da segretario: "Sto per rientrare nella fase politica in cui il telefonino non suona mai, dopo quella in cui non ne bastano tre per rispondere ai tanti che ti cercano", scherza quando tutto è finito, il Manifesto dei valori che l'ha fatto penare passato a larghissima maggioranza.
Un'altra persona rispetto al leader provato e a tratti stizzito del mattino - "Tengo per me le amarezze e le ingenerosità" - che sul finale del discorso d'addio fatica a trattenere le lacrime: "Per me è stato un onore servire questa comunità". Mesto nella forma ma tostissimo nella sostanza allorché ri…
ROMA - "Oggi è il giorno dell'orgoglio ritrovato, è finito l'inverno, comincia la primavera". È un Enrico Letta sollevato e persino allegro, a dispetto delle sette ore trascorse seduto ad ascoltare, l'uomo che chiude l'assemblea nazionale della rifondazione democratica. La sua ultima da segretario: "Sto per rientrare nella fase politica in cui il telefonino non suona mai, dopo quella in cui non ne bastano tre per rispondere ai tanti che ti cercano", scherza quando tutto è finito, il Manifesto dei valori che l'ha fatto penare passato a larghissima maggioranza.
Un'altra persona rispetto al leader provato e a tratti stizzito del mattino - "Tengo per me le amarezze e le ingenerosità" - che sul finale del discorso d'addio fatica a trattenere le lacrime: "Per me è stato un onore servire questa comunità". Mesto nella forma ma tostissimo nella sostanza allorché rivendica, citando San Paolo, d'aver "combattuto la buona battaglia": tenere unito il Pd e provare a rilanciarlo con un congresso allargato agli scissionisti di Articolo Uno, che da ieri sono tornati a casa.
"È stato un periodo duro", si sfoga Letta, rievocando la fatica del post-25 settembre. "Ed è giusto che chi ha guidato fino alle elezioni sia rimasto nella fase in cui, dopo una sconfitta, si prendono solo schiaffi", allude alla tentazione, subito accantonata, di mollare. "L'ho fatto per consentire a chi di voi vincerà di non iniziare controvento", si rivolge ai quattro candidati avvistati in platea. Ora infatti "abbiamo assorbito il colpo e dal 26 febbraio siamo pronti a ripartire", anche perché "il tentativo di sostituirci", portato avanti da 5S e Terzo polo, "è fallito". Con un monito, però, simile a quello lanciato da Zingaretti: attenzione a non farvi divorare dalle correnti. "Il segretario del Pd non può passare tutta la giornata a cercare una composizione degli equilibri interni e poi, a sera, pensare a cosa dire agli italiani con le residue forze che gli restano", avverte l'uscente. "Il segretario deve avere il tempo, dalla mattina, di lavorare alle proposte per il Paese". Una risposta a quanti, per mesi, gli hanno rinfacciato di essere immobile, afono nell'opposizione al governo, mentre lui era impegnato a salvare i dem.
Nessun accenno agli errori, a iniziare dalle alleanze mancate, che pure ci sono stati. Al Nazareno funziona così da sempre: è la rimozione la regola. "Esco più innamorato del Pd di quando ho cominciato", si congeda Letta. "Non mi sono pentito di essere tornato da Parigi e non fonderò un nuovo partito", ironizza. Un buffetto a Roberto Speranza, affondato però in una cascata di miele. Subito ricambiata: "Grazie Enrico per la tua serietà. Di fronte a questa destra l'unità non è un'opzione, ma una scelta politicamente e moralmente obbligatoria", conferma l'ex ministro. E allora "bentornati compagni e compagne", li saluta dal palco Livia Turco, piangendo a dirotto. Si commuovono in tanti, nel piccolo auditorium a due passi da San Giovanni. A parte qualche strascico polemico sul nuovo manifesto dei valori che per la sinistra doveva sostituire quello veltroniano - "dal 2007 al 2023 si sono succedute quattro o cinque crisi: nessuno vuol fare cancel culture, ma c'è bisogno di rimetterci in sintonia con le nuove sfide", affonda Provenzano - c'è poca voglia di alzare i toni.
Pd, Livia Turco si commuove: "Contenta che i compagni di Articolo 1 siano di nuovo qui"
Gli interventi dei candidati alla segreteria lo dimostrano. Bonaccini strizza l'occhio ai bersaniani nonostante sostengano la sua ex vice, ringrazia Speranza per l'impegno contro il Covid e tende una mano agli sfidanti: "Se vinco chiamo Elly, Gianni e Paola a lavorare con me, se perdo mi metto a disposizione". Per il governatore occorre "parlare al Paese e non a noi stessi, cercando di far tornare chi se n'è andato e ha pure votato a destra". Sorpreso per l'assenza nel dibattito della "parola "impresa" perché senza non c'è lavoro". Schlein mette in fila le sue battaglie e rilancia su un tema caro anche a Letta: "Il Pd è l'unico partito non personale, un valore che va difeso coi denti. Dobbiamo tenere insieme questa comunità larga, ma con una direzione chiara". E mentre De Micheli si ritaglia il ruolo di "sindacalista degli iscritti", Cuperlo spinge sull'orgoglio: "Tra noi non ci sono Sturzo né Gramsci, ma non siamo Brancaleone. Dobbiamo chiedere rispetto". Tutti così "convincenti", si congratula il segretario, che "fatico a scegliere chi votare". Ma l'armonia è solo pretattica, la corsa alle primarie comincia ora.