Congresso Pd, il confronto in tv dei quattro candidati: "Via le vecchie facce”. E il ritorno dei bersaniani divide gli sfidanti
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Solo l'eredità di Renzi e il ritorno dei compagni di Articolo Uno riescono a scaldare il primo confronto tv fra i quattro candidati alla segreteria del Pd, per il resto talmente sottotono da avvolgere in un grande indistinto le ricette per rianimare un partito in agonia. Tutti d'accordo sulla necessità di cambiare una classe dirigente sempiterna, a dispetto delle sconfitte elettorali. E di lavorare insieme, promettono in coro, chiunque vincerà le primarie.
Nello studio di Mezz'ora in più, la più agguerrita è Paola De Micheli che prova a prendersi la scena forse per recuperare nei sondaggi che la danno ultima. Gianni Cuperlo ha pensieri troppo lunghi per i ritmi catodici e infatti Lucia Annunziata a un certo punto glielo dice: "Non puoi parlare sempre tu".
Elly Schlein, ampia giacca verde di velluto a coste, gioca la carta dell'antirenzismo chiedendo di rinnegare il Jobs Act e gli accordi con …
ROMA - Solo l'eredità di Renzi e il ritorno dei compagni di Articolo Uno riescono a scaldare il primo confronto tv fra i quattro candidati alla segreteria del Pd, per il resto talmente sottotono da avvolgere in un grande indistinto le ricette per rianimare un partito in agonia. Tutti d'accordo sulla necessità di cambiare una classe dirigente sempiterna, a dispetto delle sconfitte elettorali. E di lavorare insieme, promettono in coro, chiunque vincerà le primarie.
Nello studio di Mezz'ora in più, la più agguerrita è Paola De Micheli che prova a prendersi la scena forse per recuperare nei sondaggi che la danno ultima. Gianni Cuperlo ha pensieri troppo lunghi per i ritmi catodici e infatti Lucia Annunziata a un certo punto glielo dice: "Non puoi parlare sempre tu".
Elly Schlein, ampia giacca verde di velluto a coste, gioca la carta dell'antirenzismo chiedendo di rinnegare il Jobs Act e gli accordi con la guardia costiera libica. L'unico imperturbabile è Stefano Bonaccini: camicia bianca e giacca scura, ammicca a Bersani ma si guarda bene dal prendere le distanze da Renzi; sa di essere il favorito, inutile agitarsi.
"Io penso che il Jobs Act sia stato uno sbaglio", attacca per prima la deputata bolognese, "bisogna avere l'umiltà di ammettere gli errori e fare come in Spagna, dove sono stati limitati i contratti a termine e incentivati gli stabili". Una stoccata a Bonaccini che svicola con nonchalance: "A me non piace discutere del passato, preferisco il futuro. Negli anni scorsi sono state fatte scelte anche giuste: le lenzuolate di Bersani, l'industria 4.0... Adesso occorre tagliare il costo del lavoro". Anche dialogando con il governo: opzione che il governatore è pronto a esercitare, se sarà segretario, mentre per Schlein serve "un'opposizione più efficace per inserirsi nelle divisioni della maggioranza". Con Cuperlo a svelare un aneddoto divertente: "Io in Parlamento ho votato contro il Jobs Act e non ho cambiato idea, la settimana scorsa lo stesso Renzi si è congratulato con me per la coerenza". Freddissimo, Bonaccini, anche sul ritorno degli scissionisti di Speranza. "Mi interessa poco che rientrino dirigenti ed ex dirigenti, il problema è che noi abbiamo perso 7 milioni di voti, mi interessa che rientrino le persone che ci hanno abbandonati". Molto più calda Schlein, che li ha fra i supporter: per lei si tratta di un "ricongiungimento familiare".
Ancora più dura la rivale: "Ci vuole una discontinuità netta. Io non ho fatto parte del gruppo dirigente degli ultimi dieci anni. Non ci possono essere gli stessi interpreti per una credibile rottura con il passato". Ecco la ragione per cui "non serve cambiare nome al Pd se non cambiamo prima facce e metodo", fa retromarcia Schlein. Ciò che pure De Micheli invoca per evitare di fare la solita fine: cambiare segretario, "ne abbiamo avuti nove in 15 anni", affinché nulla cambi.