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Nuovo Csm, la "sfida all'ultimo voto" per la vicepresidenza tra Romboli (Pd) e Pinelli, uomo di Salvini

(ansa)
"Non sono di destra e avrà un ruolo di garanzia", così si presenta il candidato del segretario leghista cerca di strappare il consenso dei colleghi. Forte accelerazione di Mattarella. Già domani la prima seduta al Quirinale e mercoledì si vota. Per la prima volta una donna, Margherita Cassano, al vertice della Cassazione
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"Non sono di destra, e sarei un presidente di garanzia". È questa la frase con cui si presenta in queste ore ai colleghi, togati e laici, che fanno parte del nuovo Csm, il neo consigliere Fabio Pinelli, il laico candidato dalla Lega di Matteo Salvini, proprio con l'obiettivo di salire al vertice di palazzo dei Marescialli. E giusto adesso lo stesso Salvini esorta la sua maggioranza a fare riforme che "non siano contro nessuno per non tornare allo scontro tra politica e magistratura". Una linea "moderata" che certo in passato Salvini non aveva mai avuto. 

Un passo indietro. L'accelerazione per eleggere il nuovo Csm è arrivata, con forza inaudita, direttamente dal Colle. Mattarella ha imposto che fosse insediato già domani (martedì 24 gennaio), il nuovo Csm. Anche a costo di mettere a soqquadro palazzo dei Marescialli, preso d'assedio dai pittori, e imporre il forcing alla commissione per la verifica dei titoli …

"Non sono di destra, e sarei un presidente di garanzia". È questa la frase con cui si presenta in queste ore ai colleghi, togati e laici, che fanno parte del nuovo Csm, il neo consigliere Fabio Pinelli, il laico candidato dalla Lega di Matteo Salvini, proprio con l'obiettivo di salire al vertice di palazzo dei Marescialli. E giusto adesso lo stesso Salvini esorta la sua maggioranza a fare riforme che "non siano contro nessuno per non tornare allo scontro tra politica e magistratura". Una linea "moderata" che certo in passato Salvini non aveva mai avuto. 

Un passo indietro. L'accelerazione per eleggere il nuovo Csm è arrivata, con forza inaudita, direttamente dal Colle. Mattarella ha imposto che fosse insediato già domani (martedì 24 gennaio), il nuovo Csm. Anche a costo di mettere a soqquadro palazzo dei Marescialli, preso d'assedio dai pittori, e imporre il forcing alla commissione per la verifica dei titoli che dovrà superare dubbi su un paio di laici eletti. Domani c'è la prima seduta al Qurinale, e mercoledì 25 a piazza Indipendenza il plenum si riunisce nella sala Bachelet già per votare il nuovo vice presidente. 

La spinta di Mattarella ha un doppio obiettivo. In Cassazione, quando si svolgerà giovedì 26 la cerimonia per l'apertura dell'anno giudiziario, vedere già presenti i nuovi eletti. E poi eccoci subito alla settimana successiva con un adempimento imprescindibile, l'elezione del nuovo presidente della Cassazione, perché l'attuale, Pietro Curzio, va in pensione proprio da quel giorno e deve essere subito sostituito perché quella poltrona non può mai restare scoperta. 

Per la prima volta nella storia della magistratura italiana, secondo i boatos di piazza Indipendenza, la candidata vincente è una donna, l'attuale vice presidente Margherita Cassano, toga di Magistratura indipendente, una carriera da pm a Firenze con Piero Luigi Vigna, e poi al vertice della Corte d'Appello in piena stagione di Covid. 

Ma addentriamoci nella "guerra" per la vicepresidenza del Csm. E qui lo scontro tra il candidato della destra, l'avvocato di Padova Fabio Pinelli, indicato da Salvini, e quello del Pd, il costituzionalista di Pisa Roberto Romboli, è già in atto, ed è fortissimo. Romboli, per via di un piccolo intervento chirurgico, è stato costretto a perdere qualche battuta. Sarebbe ingeneroso dire che Pinelli ne ha approfittato, ma è soprattutto lui a darsi da fare, presentandosi come l'uomo della mediazione, ben voluto a destra e a sinistra. Questo perché da una parte lo ha lanciato la maggioranza di governo, dall'altra tra i suoi sponsor c'è Luciano Violante, che è con lui nella Fondazione Leonardo. A decidere tra lui e Romboli potrebbe essere anche un solo voto, visto che su 32 componenti - il presidente Mattarella non vota - il regolamento alla prima e alla seconda votazione chiede "la maggioranza assoluta", e quindi ne servono 17, mentre alla terza vince chi "ha raccolto il maggior numero di voti". 

Pinelli è titolare di un avviatissimo studio legale a Padova. Nel suo "portafoglio" clienti ci sono nomi ben noti della Lega, dal governatore del Veneto Luca Zaia, a Luca Morisi, l'ex spin doctor di Salvini, all'ex sottosegretario Armando Siri, costretto alle dimissione per via di un'indagine di corruzione. Vulcanico scrittore di articoli giuridici, Pinelli in questi giorni vanta anche quelli apparsi su Questionegiustizia, la rivista di Magistratura democratica, che però sarebbero usciti come contributi nella sezione "tribuna aperta". 

Tant'è. La corsa per la presidenza è proprio all'ultimo voto. A fare i conti - in questo momento - voterebbero per lui gli otto laici indicati da Fratelli d'Italia (ben quattro, di cui tre donne), dalla Lega e da Forza Italia, nonché il renziano Ernesto Carbone. Ad essi si aggiungono i sette togati di Magistratura indipendente. E siamo a 15. 

Dall'altra parte, per Romboli, voterebbero, oltre a lui stesso, i sei togati della sinistra di Area, l'eletta di Md Miele, l'indipendente di sinistra Fontana, il giurista fiorentino Michele Papa proposto da M5S. Nonché il presidente della Cassazione Curzio e il procuratore generale Salvato. Siamo a 12 voti e la differenza potrebbe farla la corrente di centro Unicost che conta quattro togati. Nonché Andrea Mirenda, che non ha un'appartenenza correntizia. 

Proprio agli indecisi, in queste ore, l'avvocato Pinelli cerca di presentare se stesso come un candidato di garanzia, che non è di destra, anche se proprio la destra della Lega lo ha mandato a piazza Indipendenza.