Meloni frena Nordio su giustizia e intercettazioni: "Non voglio nessuno scontro con i magistrati"
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoALGERI - La voglia di tregua con la magistratura prende forma nel cortile del Palazzo presidenziale di Algeri, che la tramontana gelida trasforma in un freezer. Giorgia Meloni è in Nord Africa per ragionare di gas ed energia, ma interviene sui nodi italiani. Vuole farlo. Ha compreso il potenziale devastante di un conflitto con le toghe. Lo fa stando però ben attenta a non sconfessare Carlo Nordio, almeno ufficialmente. “Sapete che mi sono battuta per averlo ministero della Giustizia – premette la premier, conversando con i cronisti al termine della missione in Algeria - c’è un rapporto ottimo”. L’obiettivo è insieme politico e strategico. E si può riassumere così: sulle intercettazioni vogliamo mettere mano a quello che non funziona, ma per farlo dobbiamo e vogliamo collaborare con la magistratura. “Lavoriamo assieme, non c’è alcuni bisogno di uno scontro”. Di più: si fa così…
ALGERI - La voglia di tregua con la magistratura prende forma nel cortile del Palazzo presidenziale di Algeri, che la tramontana gelida trasforma in un freezer. Giorgia Meloni è in Nord Africa per ragionare di gas ed energia, ma interviene sui nodi italiani. Vuole farlo. Ha compreso il potenziale devastante di un conflitto con le toghe. Lo fa stando però ben attenta a non sconfessare Carlo Nordio, almeno ufficialmente. “Sapete che mi sono battuta per averlo ministero della Giustizia – premette la premier, conversando con i cronisti al termine della missione in Algeria - c’è un rapporto ottimo”. L’obiettivo è insieme politico e strategico. E si può riassumere così: sulle intercettazioni vogliamo mettere mano a quello che non funziona, ma per farlo dobbiamo e vogliamo collaborare con la magistratura. “Lavoriamo assieme, non c’è alcuni bisogno di uno scontro”. Di più: si fa così tra persone di “buonsenso”. Insomma: evitiamo il conflitto, non è quello che vogliamo e non è quello che serve al Paese.
Difficile non interpretare questo passaggio come un segnale lanciato anche alla maggioranza e al suo ministro, che nelle scorse settimane hanno acceso il conflitto con le toghe con alcune dichiarazioni molto nette. Difficile non leggere le parole di Meloni come la volontà di riprendere in mano la linea politica del governo sulla giustizia, riportando a Palazzo Chigi il controllo del dossier. Di certo la presidente del Consiglio richiama al buonsenso, alla pacatezza dei toni, al dialogo. Non nega la necessità di intervenire sugli ascolti – almeno in quello che non va nel loro “utilizzo” - ma afferma un principio: l’esecutivo non intende procedere ignorando le preoccupazioni degli investigatori. Anzi: “Bisogna lavorare assieme per capire dov’è che il meccanismo dello Stato di diritto non funziona e cercare le soluzioni. Nordio e la magistratura lo sanno meglio di me, io cerco di metterci il buonsenso. Quando si affrontano queste materie sembra quasi necessario doversi scontrare”. E invece così non dovrebbe essere, insiste: “Io penso invece che le persone di buona volontà capiscano che dove ci sono problemi e li risolvono. Si fa così tra persone capaci di mettere davanti l’interesse della nazione”.
Non lo dice, ma pensa forse anche di circoscrivere parecchio il raggio di intervento sugli ascolti. E di concentrarlo soprattutto sulla pubblicazione delle trascrizioni sui media. Una possibilità che apre un altro enorme capitolo nei rapporti con l’informazione. Ma questa, almeno per oggi ad Algeri, non è in cima alle preoccupazioni della presidente del Consiglio.