Armi italiane in Ucraina, ok definitivo della Camera. No di M5s, Verdi e Si. Defezioni in Articolo 1
di Stefano Baldolini , di Stefano BaldoliniVia libera definitivo della Camera al decreto Ucraina che proroga al 31 dicembre 2023 la cessione da parte italiana di materiali militari al Paese impegnato nel conflitto iniziato dalla Russia nel febbraio del 2022.
I voti a favore sono 215, i contrari 46. Hanno votato contro il provvedimento M5s, Avs (Angelo Bonelli non ha partecipato al voto) e Paolo Ciani (Demos). Non hanno votato alcuni deputati del gruppo Pd, tra cui l'ex presidente della Camera Laura Boldrini ed esponenti della componente di Articolo 1 come Nico Stumpo e Arturo Scotto. Equidistanza che non è passata inosservata al Nazareno. Mentre sempre dalle parti di Art.1 Roberto Speranza, Federico Fornaro e Cecilia Guerra - hanno votato a favore. Compatta è stata la maggioranza, che non ha registrato smarcamenti come quello della Lega in Senato. Già approvato a Palazzo Madama, con il voto di oggi il decreto viene convertito in legge.
Le posizioni
Il decreto Ucraina ha ottenuto un sì l…
Via libera definitivo della Camera al decreto Ucraina che proroga al 31 dicembre 2023 la cessione da parte italiana di materiali militari al Paese impegnato nel conflitto iniziato dalla Russia nel febbraio del 2022.
I voti a favore sono 215, i contrari 46. Hanno votato contro il provvedimento M5s, Avs (Angelo Bonelli non ha partecipato al voto) e Paolo Ciani (Demos). Non hanno votato alcuni deputati del gruppo Pd, tra cui l'ex presidente della Camera Laura Boldrini ed esponenti della componente di Articolo 1 come Nico Stumpo e Arturo Scotto. Equidistanza che non è passata inosservata al Nazareno. Mentre sempre dalle parti di Art.1 Roberto Speranza, Federico Fornaro e Cecilia Guerra - hanno votato a favore. Compatta è stata la maggioranza, che non ha registrato smarcamenti come quello della Lega in Senato. Già approvato a Palazzo Madama, con il voto di oggi il decreto viene convertito in legge.
Le posizioni
Il decreto Ucraina ha ottenuto un sì larghissimo, e anche forze di opposizione come Pd (pur con qualche distinguo) e Terzo Polo hanno votato a favore. Nella maggioranza, anche la Lega si è mossa nel solco della linea tracciata dal governo. A differenza che nel voto al Senato, qualche settimana fa, dove il capogruppo Massimiliano Romeo aveva espresso non pochi dubbi sulla strategia di Kiev e paventato la terza guerra mondiale se si fosse perseguita come unica via la sconfitta di Putin. Oggi invece non si concede nessuna digressione l'esponente del Carroccio Nino Minardo.
"Non siamo guerrafondai come qualcuno ha urlato in aula, - ha affermato il presidente della commissione Difesa della Camera - stiamo aiutando il popolo ucraino a difendere la propria integrità territoriale e i valori di democrazia e libertà che sono l'architrave dell'occidente". "La pace che alcuni hanno invocato in parlamento - continua Minardo - non esiste senza la sopravvivenza dell'Ucraina. Senza giustizia e libertà per l'Ucraina non c'è nessuna pace, c'è solo una misera resa che sarà anche quella di tutte le democrazie libere".
Tra i no delle opposizioni i più duri sono i 5 stelle. "Oggi armi e domani truppe?", chiede retoricamente il capogruppo del Movimento Marco Pellegrini. "Ma veramente pensate si possa battere militarmente la Russia? - l'intervento del deputato pentastellato - La logica del supporto militare a oltranza, portata alle sue estreme conseguenze, potrebbe condurci presto a non parlare più di invio armi, ma di invio di truppe, quindi a un coinvolgimento diretto della Nato. Cosa faremo quando Zelensky ci chiederà non più solo armi ma anche uomini?". "E' ipocrita chi parla di pace e, nello stesso momento, sposa la via dell'escalation militare. Dite la verità ai cittadini: l'Italia e l'Europa stanno entrando in guerra. Abbiate il coraggio di dirlo, non nascondetevi dietro a un dito", ha aggiunto.
Tra i dem per il sì al decreto, spicca la mancata partecipazione al voto di due esponenti della componente di Articolo 1, riconfluita nel congresso Pd. E' la presidente Anna Ascani a far emergere la contrarietà del gruppo verso l'astensione al voto, "Non è vera pace - ha sottolineato - la resa dell'aggredito costruita sulle macerie e sul sangue. E' evidente infatti di chi sono le responsabilità di questa guerra. Non è accettabile sotto nessun punto di vista mettere sullo stesso piano chi invade e chi viene invaso. Non è accettabile essere equidistanti".
Il no alle mozioni di Avs e M5s
Prima del voto sul decreto, l'aula ha bocciato due emendamenti identici di Avs e M5s che proponevano per ogni singola autorizzazione concernente l'invio di armi, comunicazioni preventive del governo alle Camere e la votazione di uno specifico atto di indirizzo.
"Fino al 31 dicembre 2023 il governo è autorizzato a inviare armi e lo fa con decreti che non passano dall'Aula. Noi chiedevamo semplicemente che ogni volta che il governo decide di inviare armi passi per il Parlamento. Pura democrazia parlamentare, bocciata". Così Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato dell'Alleanza Verdi-Sinistra.
Il provvedimento, il sesto decreto sull'invio di armi a Kiev da quando è scoppiata la guerra (il primo risale al marzo 2022), prevede la proroga, fino al 31 dicembre 2023, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.