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L’allarme dei governatori: “Il Sud rischia di svuotarsi pronti alle barricate”

Le richieste dei presidenti delle regioni meridionali: "Pari dignità e servizi". Dubbi anche da Forza Italia, Bardi: "Fissiamo prima i livelli essenziali"
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Il voto in Lombardia non può giustificare, da solo, l'accelerazione pretesa dalla Lega sull'Autonomia differenziata. Quel progetto di riforma - la più delicata degli ultimi anni, forse, per gli assetti istituzionali - rischia di mandare per aria i conti delle regioni meridionali. Ma anche di intaccare i diritti civili e sociali. Ecco perché i governatori - soprattutto di quei territori - alla vigilia del rush finale in Consiglio dei ministri - rilanciano con Repubblica il loro allarme. 

Prima l'uguaglianza dei cittadini, è il monito, con pari dignità e servizi: "Devono essere discussi in Parlamento e adeguatamente finanziati, per evitare altre drammatiche emorragie di giovani e lavoro dalle regioni del Sud". E solo dopo, "possiamo chiamarla Autonomia e non pietra tombale sulla coesione del Paese", avverte Vincenzo De Luca, governatore Pd della Campania. "Non giochiamo agli strappi sennò il governo si …

Il voto in Lombardia non può giustificare, da solo, l'accelerazione pretesa dalla Lega sull'Autonomia differenziata. Quel progetto di riforma - la più delicata degli ultimi anni, forse, per gli assetti istituzionali - rischia di mandare per aria i conti delle regioni meridionali. Ma anche di intaccare i diritti civili e sociali. Ecco perché i governatori - soprattutto di quei territori - alla vigilia del rush finale in Consiglio dei ministri - rilanciano con Repubblica il loro allarme. 

Prima l'uguaglianza dei cittadini, è il monito, con pari dignità e servizi: "Devono essere discussi in Parlamento e adeguatamente finanziati, per evitare altre drammatiche emorragie di giovani e lavoro dalle regioni del Sud". E solo dopo, "possiamo chiamarla Autonomia e non pietra tombale sulla coesione del Paese", avverte Vincenzo De Luca, governatore Pd della Campania. "Non giochiamo agli strappi sennò il governo si ritrova contro una parte importante del Paese: credo che la presidente Meloni lo abbia ben presente", chiarisce l'amico-alleato dem dalla Puglia, Michele Emiliano. Anche Roberto Occhiuto, FI, al vertice della Calabria, pur con tutta la fiducia per "gli amici al governo con sfide complesse", frena: "La perequazione è fondamentale. Solo tenendo tutto insieme si può andare avanti". E dalla Basilicata, Vito Bardi, altro presidente azzurro, è chiaro: "Senza fissare e coprire i livelli essenziali delle prestazioni, i famosi Lep che devono colmare i forti divari, come facciamo a proseguire? Perciò dico: Autonomia temperata". Parole che stanno nel solco di quell'estrema prudenza richiamata, anche da Gianfranco Fini: "La fretta è cattiva consigliera". Anche perché, come ricorda ieri Francesco Boccia, ex ministro dem, per la perequazione chiesta dalla Costituzione, "ci vogliono tra 80 e 100 miliardi. Se li trovano, ci sediamo". 

Cambiano gli accenti, ma vedono gli stessi serissimi rischi, i presidenti del Sud. Pazienza se Roberto Calderoli mette mano alla querela se sente la parola Spacca-Italia. Oltre le conflittualità di comodo: vedi la Basilicata, record italiano di spopolamento, -6,4 per cento nel decennio che arriva al '21, a guida centrodestra. "Come ho detto in tutte le sedi, da Potenza a Roma a Milano, prima di parlare di Autonomia bisogna fissare i Lep. Da noi è fondamentale - ragiona Bardi - specie su Sanità e Infrastrutture: siamo l'unica regione senza aeroporto, senza Alta velocità, con Matera senza collegamento ferroviario nazionale. Ma come si riduce questo gap in tempi umani? Sono certo che il premier Meloni saprà garantire la coesione". E Occhiuto, che pure dalla Calabria aveva lanciato un allarme duro, ora mitiga, ma non rinnega: "Non ho pregiudizi, il Sud sappia cogliere l'opportunità. E l'Autonomia lo è. Ma la Costituzione, articoli 117 e 119, ci impone due obblighi: garantire i diritti sociali e civili, finanziando i Lep non più attraverso la spesa storica, ma con fabbisogni standard. E applicare sul serio la perequazione". Quindi, suggerisce: "Se il treno condotto dal ministro Calderoli arriva in stazione con tutti e tre i vagoni - Autonomia, diritti, perequazione - il Sud può anche guadagnarci".

Se De Luca (schierato a due "punte", perché a battagliare da Roma c'è anche suo figlio Piero, vicecapogruppo alla Camera), a dicembre aveva scambiato cordialità e panettone col ministro leghista, ora nutre "fortissimi motivi di dissenso". Su almeno quattro punti. Tra gli altri, l'articolo 3: "inaccettabile che si definiscano i Lep con decreti del premier, deve essere un organismo tecnico autorevole, esempio: l'Ufficio parlamentare di Bilancio". O sull'articolo 6: che parla di residuo fiscale, "il varco alla secessione". Insomma, spiega De Luca, "il tema riforme si affronta con un pressapochismo imbarazzante. Ma gli equilibri costituzionali e l'equilibrio dei poteri, come ci ricorda spesso il nostro Presidente Mattarella, sono una cosa seria". 

Anche Emiliano è tranchant: "Non è più possibile che il finanziamento della Sanità del Sud sia di molto inferiore a quello del Centro e del Nord. La Puglia, rispetto all'Emilia, ha circa 20mila addetti in meno, ci rendiamo conto? E riceve ogni anno dal fondo sanitario nazionale 300 milioni di euro in meno". Per non parlare dei trasporti: "Non è possibile che per spostarsi in treno nel Sud su molte tratte ci vogliano ore e ore. O che l'autostrada si fermi a Bari e non arrivi in Salento". Insomma, i Lep saranno anche un acronimo ostile, "ma rappresentano il cuore dell'Autonomia perché toccano la vita e il futuro, degli italiani".