Di Battista contro Zelensky a Sanremo, Di Maio corre sui kart, Fico resta nel Palazzo. La vita in borghese dei tre ex "golden boy" M5S
di Lorenzo De Cicco , Matteo Pucciarelli , di Lorenzo De Cicco, Matteo PucciarelliHanno tanto tempo libero, adesso. Luigi Di Maio fa le corse in kart, vecchio pallino. Alessandro Di Battista gioca a padel e appoggia - da remoto - il "controfestival" della commissione Dupre, con Carlo Freccero e soci sulla costiera ligure, per protestare contro la video-ospitata di Zelensky alla finalissima di Rai1. Roberto Fico si fa vedere all'ufficio che ha mantenuto alla Camera, in qualità di ex presidente, tra gli sguardi curiosi dei travet di Montecitorio, che a ogni passaggio si chiedono: "Ma dopo che ha acceso il computer, esattamente cosa fa?". La second life del tridente d'attacco del M5S che fu è un po' una vita sospesa. Aspettando tempi migliori.
Di Maio è forse quello che ha perso più di tutti e più rapidamente: ministro in tre governi, inquilino della Farnesina, leader del partito di maggioranza relativa. Ora sono titoli buoni solo per il Cv. Ma non è tipo da darsi per vinto. A Pomigliano d…
Hanno tanto tempo libero, adesso. Luigi Di Maio fa le corse in kart, vecchio pallino. Alessandro Di Battista gioca a padel e appoggia - da remoto - il "controfestival" della commissione Dupre, con Carlo Freccero e soci sulla costiera ligure, per protestare contro la video-ospitata di Zelensky alla finalissima di Rai1. Roberto Fico si fa vedere all'ufficio che ha mantenuto alla Camera, in qualità di ex presidente, tra gli sguardi curiosi dei travet di Montecitorio, che a ogni passaggio si chiedono: "Ma dopo che ha acceso il computer, esattamente cosa fa?". La second life del tridente d'attacco del M5S che fu è un po' una vita sospesa. Aspettando tempi migliori.
Di Maio è forse quello che ha perso più di tutti e più rapidamente: ministro in tre governi, inquilino della Farnesina, leader del partito di maggioranza relativa. Ora sono titoli buoni solo per il Cv. Ma non è tipo da darsi per vinto. A Pomigliano d'Arco si fa vedere lo stretto necessario, ha tenuto la casa a Roma, zona Camilluccia (ma l'ex fidanzata Virginia Saba da un mesetto si è trasferita altrove). L'agenda è fitta di colazioni di lavoro: pranzi da Ciampini, risto-bar chic dietro Montecitorio, cene a Ponte Milvio. Ancora confida di mettere a segno il colpo da fuoriclasse del Palazzo: strappare l'incarico da emissario dell'Ue nel Golfo, oltre 10mila euro al mese, più staff. Quando la notizia è trapelata, le chance sembravano in caduta libera, anche perché il successore agli Esteri, Tajani, gli preferiva il popolare greco Avramopoulos, finito però nello scandalo delle euromazzette del Qatar. Dunque Di Maio spera ancora, ma si tiene nel cassetto un piano B: il mondo delle consulenze e delle lobby. "Non mi faccio logorare - diceva qualche settimana fa, attovagliato proprio da Ciampini - Aspetto ancora una risposta dall'Ue, nei primi mesi del 2023, altrimenti farò altro". I compagni scissionisti di Impegno civico non li sente più. Qualcuno l'ha cercato: "Vediamoci, parliamo!". Risposta gelida: "Ho bisogno di un po' di tempo per me". Tempo che comprende anche la passione per i motori e i kart.
Di Battista si autodefinisce “attivista politico e reporter”: appena può viaggia all’estero con la famiglia; scrive libri garibaldini (ultimo titolo: Ostinati e contrari) collaborando con la casa editrice del Fatto, Paper first; va spesso in televisione ospite a gettone di Giovanni Floris su La7; ha un canale YouTube con oltre 100 mila iscritti e una rubrica su Tpi; ha fondato un’associazione culturale, “Schierarsi”, la quale vuol essere “uno strumento per prendere posizione, per partecipare”. E forse più avanti un partito. Venerdì incontrerà Nicola Gratteri a un evento pubblico a Cusano Milanino, sabato a Grugliasco vedrà Egle Possetti, la presidente del comitato delle vittime del Ponte Morandi di Genova. Il movimentismo insomma gli è rimasto addosso, per andare dove non è ancora chiarissimo e il primo a viverla un po’ alla giornata è lo stesso “Dibba”. Anti-draghiano convinto, critica Giorgia Meloni non perché di estrema destra ma perché troppo draghiana: tagli alla spesa sociale, spese militari e così via. La telenovela su un suo possibile rientro nel M5S per adesso è terminata, l’argomento non è più all’ordine del giorno dalla non ricandidatura alle scorse Politiche. Ha aderito al controfestival organizzato da Carlo Freccero e dalla commissione DuPre (Dubbio e Precauzione) a Sanremo dove in piazza, tra una canzone e l’altra, si protesterà contro il video-collegamento di Zelensky al festival vero. Titolo: “No alla propaganda di morte in tv”, con accuse assortite alla Nato. Dettaglio: contro l’intervento del presidente ucraino alla kermesse canora si è appena schierato anche Beppe Grillo, fresco di post sul tema.
Del terzetto, l’unico rimasto nei 5 Stelle è Fico, presidente della Camera nella scorsa legislatura. Il quale non solo non ha lasciato il Movimento, ma ancora adesso fa politica a tutto tondo, seppur senza cariche istituzionali. E senza indennità. Iniziative con gli attivisti a Napoli e in Campania, “consulenze” agli assessori del Movimento nel capoluogo campano - dove regge l’alleanza con il Pd -, incontri nelle scuole e manifestazioni pubbliche (come ieri, per ricordare Giulio Regeni a Fiumicello). Fico è poi presidente del Comitato di garanzia del M5S. Come ogni presidente della Camera uscente ha a disposizione un ufficio a Roma, che però frequenta poco, con relativo staff. I giorni in cui c’è bussano in parecchi: compagni di partito e non solo. L’attuale e consolidata linea progressista e ambientalista del Movimento contiano è in realtà ciò che Fico, da sempre, aveva in mente, sin da quando fu tra i fondatori del meetup napoletano; quando l’allure populista di Grillo – ma pure di Di Maio e Di Battista – andava per la maggiore, Fico rappresentava la minoranza interna che poco si adattava al dogma “né di destra né di sinistra”. Con le regole attuali dello Statuto dei 5 Stelle per Fico prospettive di ricandidatura non ce ne sono. Europee, regionali, comunali e così via, niente da fare. Chi lo conosce bene assicura che per lui non sia un problema e ne rimarca una certa purezza delle origini. Eppure il suo nome potrebbe avere un certo traino anche fuori dal voto più militante, considerazione che non è oscura allo stesso Giuseppe Conte, con il quale i rapporti sono buoni. Insomma, è ancora presto per decretarne un’uscita di scena definitiva, perlomeno sul piano elettivo.
C'è anche chi è riuscito a conservare lo scranno in Parlamento, ma comunque, nel dubbio, si guarda intorno: è il caso di Stefano Patuanelli, passato da ministro e capodelegazione 5 Stelle al governo al rango di senatore semplice. Era in lizza per la vicepresidenza di Palazzo Madama, ma niente. Poi sembrava in pole per la Vigilanza Rai, ma niente anche qui. E così ha iniziato, giocando d'anticipo, a sondare altri lidi, extrapolitici. E una poltrona l'avrebbe trovata, o quantomeno messa nel mirino: la presidenza della Federazione Italiana Pallacanestro. "Sto già facendo un po' di campagna elettorale", ha confidato ai colleghi in Transatlantico. Risposte semi-serie: "C'è chi si dà all'ippica...". O al kart.