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Dalle armi a Kiev alle alleanze, al cambio di nome, tutti gli scogli del ricongiungimento dei bersaniani con il Pd

Un dissenso che si cerca in ogni modo di circoscrivere per non mandare all'aria la "reunion". Però malumori e fibrillazione crescono d'intensità
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ROMA - La "grana" sarebbe scoppiata prima o poi. Sul pacifismo e le armi a Kiev, il "ricongiungimento familiare" tra i bersaniani e il Pd s'imbatte nel primo vero scoglio, dopo avere superato quello del Manifesto dei valori, che accontenta tutti. Per ora.

E' vero che si sono sfilati solo in due nel voto di ieri alla Camera sul decreto Ucraina: Arturo Scotto, il coordinatore di Articolo Uno, e Nico Stumpo non votano la proroga delle forniture militari. Ma è il segnale che la linea dem non sarà mai più così scontata. 

Un dissenso che si cerca in ogni modo - sia nel Pd che ai vertici di Articolo Uno - di circoscrivere per non mandare all'aria la "reunion". Però malumori e fibrillazione crescono d'intensità, nel mezzo di un congresso in cui la sfida tra Stefano Bonaccini, il favorito, ed Elly Schlein ancora non è entrata nel vivo. Gianni Cuperlo e Paola De Micheli, gli altri due candidati…

ROMA - La "grana" sarebbe scoppiata prima o poi. Sul pacifismo e le armi a Kiev, il "ricongiungimento familiare" tra i bersaniani e il Pd s'imbatte nel primo vero scoglio, dopo avere superato quello del Manifesto dei valori, che accontenta tutti. Per ora.

E' vero che si sono sfilati solo in due nel voto di ieri alla Camera sul decreto Ucraina: Arturo Scotto, il coordinatore di Articolo Uno, e Nico Stumpo non votano la proroga delle forniture militari. Ma è il segnale che la linea dem non sarà mai più così scontata. 

Un dissenso che si cerca in ogni modo - sia nel Pd che ai vertici di Articolo Uno - di circoscrivere per non mandare all'aria la "reunion". Però malumori e fibrillazione crescono d'intensità, nel mezzo di un congresso in cui la sfida tra Stefano Bonaccini, il favorito, ed Elly Schlein ancora non è entrata nel vivo. Gianni Cuperlo e Paola De Micheli, gli altri due candidati alla segreteria, giocano pure loro di fioretto.

Quindi piovono rassicurazioni. Non solo il leader di Articolo Uno, Roberto Speranza vota sì al decreto, come Federico Fornaro e Cecilia Guerra. Ma è lo stesso Bersani, non più parlamentare, che in tv su La7, spiega che la resistenza ucraina non si può abbandonare e che lui si sarebbe espresso a favore pur facendo una distinzione tra armi di difesa e di offesa. Schlein dà l'esempio, votando sì, però convinta che sul pacifismo vada battuto un colpo. Quindi nessuno scandalo per i dissidenti bersaniani. Da segnalare che anche Paolo Ciani, cattolico della comunità di Sant'Egidio, si esprime contro.

Il nodo alleanze e l'appoggio a Schlein

Il fatto politico tuttavia è che il congresso costituente è un percorso tutt'altro che agevole, fatto di dossi e strettoie. Bersani indica una scelta ormai irrinunciabile: "Noi di Articolo Uno siamo usciti, o forse siamo stati sbattuti fuori, ma abbiamo sempre dato una mano. Ora siamo con tutti e due i piedi in questo processo costituente. Io sono prontissimo a iscrivermi al nuovo Pd". Appunto, il nuovo Pd, che significa Schlein.

Bersani, l'ex segretario dem che ha fatto la scissione dal Pd di Renzi nel 2017, dice a proposito di Schlein: "Ha degli elementi di innovazione significativi". Però si aspetta che dica cose precise su due punti: come va avanti il processo costituente e quale alternativa alla destra "sia sul lavoro che sullo schieramento". Qui si trova l'altro nodo, quello sulle alleanze. L'idea di Articolo Uno è che l'alleanza in primo luogo va fatta con i 5Stelle di Giuseppe Conte.

L'endorsement dei bersaniani però è un ottimo assist per Schlein. D'altra parte i comitati Schlein un po' in tutta Italia sono stati promossi, o raccolgono, dirigenti e militanti bersaniani. A Reggio Emilia ad esempio, è Lanfranco De Franco, assessore comunale di Articolo Uno, promotore della campagna per Schlein. In Toscana a impegnarsi è Serena Spinelli, assessore regionale bersaniana. A Napoli in prima linea per la candidata è Francesco Dinacci, coordinatore di Articolo 1. In Puglia tutti sul fronte Schlein i bersaniani capitanati da Adalisa Campelli.

Nel rispetto delle liturgie del partito, solo dopo la direzione di domenica sera (collegato Bersani ma non Massimo D'Alema), Articolo Uno ha discusso su come procedere. Il regolamento del Pd è stato cambiato proprio per rendere possibile il ricongiungimento. Ai bersaniani infatti spetta partecipare al voto subito, anche a quello nei circoli degli iscritti dem, pur non essendolo. Vale una sorta di pre-tesseramente o statuto speciale: entro la fine del mese di gennaio devono dichiarare che prenderanno la tessera del nuovo Pd nei prossimi dodici mesi. Intanto sono registrati nel processo costituente.

Schlein è la figura che più rappresenta il Pd che vorrebbero: aperto e rifondato, magari anche nel nome. Scotto rimarca: "Ho ascoltato Elly Schlein e mi sembra che abbia interpretato meglio una piattaforma di rinnovamento e di unità della sinistra e lo spirito più autentico della costituente per un nuovo Pd. Decideremo nei prossimi giorni con grande autonomia e libertà". Aggiunge che "in tanti territori emerge una profonda sintonia con le battaglie che in questi anni hanno caratterizzato la sinistra diffusa, dai diritti del lavoro alla lotta dei cambiamenti climatici, dalla difesa della Costituzione alla salvaguardia dei beni pubblici garantiti in tutto il Paese".

Speranza ha inviato una lettera agli iscritti di Articolo Uno : "Care compagne e cari compagni, sin dalla nascita di Articolo uno ci siamo battuti per costruire una sinistra nuova nel nostro Paese con l'obiettivo di ricucire la profonda frattura che negli anni si è determinata tra politica e persone".  Da qui l'adesione al processo costituente del Pd e il richiamo all'unità "Serve unità, serve avere il coraggio di cambiare, indagando a fondo le ragioni della crisi delle forze progressiste". Il nuovo manifesto del Pd approvato domenica scorsa e l'impegno affinché il processo costituente vada avanti.