A Reggio Calabria mancano i magistrati e i processi rischiano l'improcedibilità
di Alessia Candito , di Alessia CanditoSe la riforma Cartabia fosse stata già in vigore, nella capitale della 'ndrangheta l'improcedibilità avrebbe polverizzato l'85 per cento dei processi perché ci sono troppo pochi magistrati per definirli in tempo utile.
Reggio Calabria, scuola allievi carabinieri. Per l'ennesimo anno la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario si svolge lì per mancanza di locali consoni nei palazzi giustizia della città.
Quello "nuovo" è in costruzione da vent'anni e il cantiere, per l'ennesima volta fermo, invecchia davanti al centro direzionale che da decenni ospita "temporaneamente" tribunale e procura, la Corte d'appello ha gli spazi riservati alla pretura a inizio Novecento e per di più è parzialmente in ristrutturazione, la procura generale da anni è ospite negli edifici della Curia, che ha concesso spazi anche agli uffici del giudice di pace.
Non &egrav…
Se la riforma Cartabia fosse stata già in vigore, nella capitale della 'ndrangheta l'improcedibilità avrebbe polverizzato l'85 per cento dei processi perché ci sono troppo pochi magistrati per definirli in tempo utile.
Reggio Calabria, scuola allievi carabinieri. Per l'ennesimo anno la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario si svolge lì per mancanza di locali consoni nei palazzi giustizia della città.
Quello "nuovo" è in costruzione da vent'anni e il cantiere, per l'ennesima volta fermo, invecchia davanti al centro direzionale che da decenni ospita "temporaneamente" tribunale e procura, la Corte d'appello ha gli spazi riservati alla pretura a inizio Novecento e per di più è parzialmente in ristrutturazione, la procura generale da anni è ospite negli edifici della Curia, che ha concesso spazi anche agli uffici del giudice di pace.
Non è una novità, così come non è una novità la straordinaria carenza di organico nella città che è testa e cuore della 'ndrangheta tutta. Ma con la riforma Cartabia - "un errore enorme" per il procuratore generale Gerardo Dominijanni - il rischio è che diventi la capitale dell'impunità. A dirlo sono i numeri.
Li ha messi insieme il procuratore Dominijanni, provando a capire quali sarebbero concretamente gli effetti della riforma in un distretto con una Corte d'appello dimezzata, in cui mancano più della metà dei magistrati previsti da pianta organica.
"Se escludiamo i reati di 'ndrangheta per i quali si applica un regime speciale, alla data del 1° luglio 2021 pendevano in Corte, presso le due sedi penali, 7083 processi per reati comuni. Alla data del 30 giugno 2022, ovvero dopo un anno, ne sono stati decisi 1340, di cui 452 definiti entro il limite massimo dei tre anni. Dunque - spiega Dominijanni - su 7083 fascicoli oggi 6631 dovrebbero essere dichiarata improcedibilità, ovvero l'85% del totale".
E la cosa certo non si deve al lassismo dei magistrati o ai tempi biblici delle procedure, quanto piuttosto all'oggettiva mancanza di forze. Anche qui i numeri parlano. A darli è il presidente facente funzioni della Corte d'appello, Bruno Muscono, in attesa di una nomina ufficiale subentrato al predecessore Luciano Gerardis, andato in pensione da qualche mese. Una delle tante caselle da riempire in una Corte d'appello in cui mancano "complessivamente 16 magistrati su 38 previsti in organico".
Oltre al posto lasciato dal presidente Gerardis, infatti, sono vacanti 14 posti di consigliere (pari al 51,85% di quelli previsti in organico), un posto di presidente di Sezione (pari al 20%) e uno di consigliere alla sezione lavoro (pari a 20%). E in futuro andrà peggio perché scadranno le applicazioni di diversi magistrati - prorogate oltre ogni limite possibile - e diventeranno esecutivi diversi trasferimenti già stabiliti, mentre i concorsi banditi continuano ad andare deserti.
"Questa elencazione delle scoperture - sottolinea Muscolo - non deve essere intesa come mera "lamentazione" che è rappresentata ogni anno in occasione di questa cerimonia. Questa rilevazione ci induce, fermamente, a sottolineare l'"allarmante" situazione in cui versa l'Ufficio".
E non va certo molto meglio altrove. In Procura generale mancano due sostituti su otto, alla procura di Reggio Calabria, si attende ormai da anni la copertura di due posti da aggiunto su tre e di cinque sostituti su ventinove. A Palmi mancano tre magistrati su nove, più un procuratore aggiunto. Con un solo posto scoperto, dunque una scopertura d'organico del 15 per cento Locri è quasi un'isola felice.
È in questo quadro che la riforma Cartabia rischia di avere effetti "dirompenti, nel senso che potranno sopravvenire numerose pronunzie di improcedibilità per l'obiettiva impossibilità di celebrare i giudizi nei termini stabiliti". E di certo non in un territorio qualunque.
Perché se è vero che la ghigliottina della riforma non tocca i processi di mafia, è nei reati ordinari che si nascondono i sintomi della cronica infezione 'ndranghetista del territorio. E non si tratta certo di mafia di secondo ordine, ma della "più potente, ricca e pericolosa delle organizzazioni criminali che operano in Italia e in Europa", sottolinea Muscolo. Non uno Stato nello Stato, ma un potere capace di mettere radici nel "mondo commerciale, amministrativo, politico e costituisce ostacolo per un normale sviluppo sociale, culturale ed economico", che ha ramazzato e ramazza fondi e finanziamenti regionali, nazionali e comunitari e adesso punta al Pnrr.
Di certo - sottolinea il procuratore capo della Dda, Giovanni Bombardieri, ha puntato e messo le mani sulla sanità, storica gallina dalle uova d'oro, diventata ancor più grassa negli anni del Covid. E non si tratta di un semplice business, ma di una porta spalancata per intossicare le istituzioni.
Le indagini, spiega Bombardieri, hanno confermato "il forte interesse della 'Ndrangheta sul settore sanitario regionale trattandosi del maggiore capitolo di spesa regionale e garantendo, in particolare nel passato, la possibilità di alimentare un sistema clientelare di assunzioni che può garantire peso politico e strumento di scambio del favore elettorale/'ndranghetistico".
È una delle tante strade che hanno percorso i clan per forgiare quella che è oggi la 'Ndrangheta: "un sistema complesso, in cui la struttura militare, dedicata al controllo del territorio e alla consumazione di reati tradizionalmente mafiosi, come l'estorsione e l'usura, è servente rispetto a quella economico-imprenditoriale, fatta non solo di imprenditori collusi, ma anche di commercialisti, avvocati, professionisti, che la sostengono, l'agevolano, la consigliano".
Soggetti che magari inizialmente nelle inchieste di mafia non entrano, ma scivolano su reati apparentemente ordinari. Quelli che a Reggio Calabria e nella sua provincia con la riforma Cartabia si rischia di non avere le forze per combattere.