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Quando Giarrusso insultava il Pd e attaccava Bonaccini

L'archivio dei social non perdona. Le dichiarazioni, post e tweet che stridono con la scelta di passare ai dem e, soprattutto, di schierarsi con l'ala riformista del partito
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L'archivio dei social non perdona. Ora se ne è accorto anche Dino Giarrusso, ex M5s, già inviato della trasmissione Le Iene, e passato al Pd con tanto di endorsement a Stefano Bonaccini. Appena si è diffusa la notizia - annunciata dall'ex pentastellato in persona - Giarrusso è schizzato in cima alla classifica degli argomenti più discussi sui social. Con lui, anche una montagna di dichiarazioni, post e tweet che stridono con la scelta di passare ai dem e, soprattutto, di schierarsi con l'ala riformista del partito, quella che fa capo al candidato dem, con cui l'ex iena fino a poche settimane fa intavolava polemiche social e botta e risposta al vetriolo. 

Durante la campagna elettorale le critiche di Giarrusso non risparmiavano neanche l'uso dell'italiano. Il 10 agosto Bonaccini scriveva su Twitter: "Gente che ci spiega che l'Emilia-Romagna non può essere mai presa a riferimento. Come che vincere e convinc…

L'archivio dei social non perdona. Ora se ne è accorto anche Dino Giarrusso, ex M5s, già inviato della trasmissione Le Iene, e passato al Pd con tanto di endorsement a Stefano Bonaccini. Appena si è diffusa la notizia - annunciata dall'ex pentastellato in persona - Giarrusso è schizzato in cima alla classifica degli argomenti più discussi sui social. Con lui, anche una montagna di dichiarazioni, post e tweet che stridono con la scelta di passare ai dem e, soprattutto, di schierarsi con l'ala riformista del partito, quella che fa capo al candidato dem, con cui l'ex iena fino a poche settimane fa intavolava polemiche social e botta e risposta al vetriolo. 

Durante la campagna elettorale le critiche di Giarrusso non risparmiavano neanche l'uso dell'italiano. Il 10 agosto Bonaccini scriveva su Twitter: "Gente che ci spiega che l'Emilia-Romagna non può essere mai presa a riferimento. Come che vincere e convincere sia una colpa". La replica di Giarrusso che, anziché rispondere nel merito, mette nel mirino la grammatica del governatore: "'Come che FOSSE una colpa', caro Bonaccini", scrive l'ex pentastellato evidenziando la coniugazione optata dal presidente emiliano. E ancora: "Sarebbe meglio scrivere 'come se', non "'come che', ma quella è una scelta lessicale. Scambiare 'fosse' con 'sia' è invece proprio un errore da matita blu", ha ammonito l'ex iena col sopracciglio alzato. Bonaccini risponde piccato: "Giarrusso quando vuole confrontarsi su lavoro, imprese, scuola, sanità, ambiente, sport, agenda digitale sono qui". Stoccata finale: "Pensi che due anni e mezzo fa la differenza tra chi mi ha eletto me e chi ha votato il suo candidato è stata di 51,5% a 3,5%. Tutti scemi?" Lo scambio di battute è emblematico del rapporto che intercorreva tra i due. Del resto, come ha ricordato il vicesegretario dem Peppe Provenzano, durante le elezioni in Sicilia (stessa data delle politiche) Pd e Giarrusso si trovavano su due fronti opposti, con il secondo a sostegno del candidato populista Cateno De Luca. Ma le distanze affondano le radici in un passato ancora più lontano, quando Giarrusso non esitava ad accusare il Pd di essere troppo morbido - un eufemismo, se paragonato alle accuse avanzate dall'ex eurodeputato  - con la criminalità organizzata. Il 12 giugno scorso l'ex 5s puntava il dito contro l'asse giallo-rosso in Sicilia, colpevole di sostenere nel comune di Paternò la stessa candidata sindaca appoggiata anche dalla Dc di Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento.

Andando più indietro, un altro esempio è il tweet pubblicato il 15 ottobre del 2018: "Il primo nella foto, con Gentiloni e diversi big del Pd siciliano - scriveva Giarrusso - è appena stato arrestato per mafia. Silenzio dai vertici Pd, naturalmente. Aspettate sempre la magistratura per cacciare i mafiosi o provate a non farli entrare più?".

Stessi toni usati per lo scandalo 'Mafia Capitale'. Qui Giarrusso ha spesso preso di mira il Pd martellando sui presunti rapporti tra i dem e Salvatore Buzzi, imprenditore finito al centro dell'indagine capitolina. "Buzzi era iscritto al Pd e lo rivendicava orgoglioso", scriveva nel 2018. 

La portata delle accuse, insomma, non lascia dubbi sul giudizio che l'ex iena aveva nei confronti del suo nuovo partito. Sul web le sue giravolte non passano inosservate. Dopo l'addio al Movimento, Giarrusso non ha risparmiato critiche neanche agli ex compagni di partito. Sui social spunta un'intervista rilasciata al Giornale nel giugno scorso in cui dichiarava: "Una cosa buona del M5s era il non essere né di destra, né di sinistra. Di certo non farò lo zerbino al Pd, come oggi purtroppo molti miei colleghi". E invece, eccolo dopo appena sette mesi presentarsi alla convention di un candidato dem per annunciare l'ingresso nel partito. Peccato che - come ha fatto notare via social dall'ex 5 stelle Nicola Morra - nel novembre del 2022, in un'intervista a Fanpage, si era addirittura complimentato con Giuseppe Conte per aver tagliato i ponti dai dem, assolvendo l'avvocato dall'accusa di aver trasformato il Movimento "in una succursale sfortunata del Pd".