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Rai, ora Meloni punta su Fuortes. Frizioni con Lega e FI, nomine dei tg rinviate a marzo

(ansa)
Via libera in cda al budget con l'astensione dei consiglieri di centrodestra. L'ad si blinda e diventa il punto di riferimento della premier in azienda. Si lavora per portare Chiocci dall'AdnKronos al Tg1
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La Lega avrebbe voluto votare contro per levarselo subito di torno. Forza Italia era pronta ad accodarsi, almeno fino a domenica sera, quando Gianni Letta ha convinto Silvio Berlusconi a chiamare Giorgia Meloni per siglare una tregua. Se la manovra fosse andata in porto, sommando il no del M5S e l’astensione del rappresentante dei dipendenti, il vertice Rai nominato dal governo Draghi sarebbe stato, di fatto, sfiduciato: il budget 2023 presentato in Consiglio di amministrazione non sarebbe passato, configurando un avviso di sfratto per l’ad Carlo Fuortes difficile da ignorare.

La premier ha però deciso di fermare tutto: con le regionali alle porte – è il ragionamento proposto agli alleati – precipitare la Tv di Stato nell’instabilità rischia di produrre più danni che benefici. Meglio aspettare giorni migliori, l’arrivo della primavera, quando il centrodestra avrà trovato un accordo sul valzer delle poltrone &ndash…

La Lega avrebbe voluto votare contro per levarselo subito di torno. Forza Italia era pronta ad accodarsi, almeno fino a domenica sera, quando Gianni Letta ha convinto Silvio Berlusconi a chiamare Giorgia Meloni per siglare una tregua. Se la manovra fosse andata in porto, sommando il no del M5S e l’astensione del rappresentante dei dipendenti, il vertice Rai nominato dal governo Draghi sarebbe stato, di fatto, sfiduciato: il budget 2023 presentato in Consiglio di amministrazione non sarebbe passato, configurando un avviso di sfratto per l’ad Carlo Fuortes difficile da ignorare.

La premier ha però deciso di fermare tutto: con le regionali alle porte – è il ragionamento proposto agli alleati – precipitare la Tv di Stato nell’instabilità rischia di produrre più danni che benefici. Meglio aspettare giorni migliori, l’arrivo della primavera, quando il centrodestra avrà trovato un accordo sul valzer delle poltrone – nei Tg e alla guida delle direzioni di genere – destinato a stabilire un nuovo assetto di potere e a far nascere il Servizio pubblico della Nazione. Anche perché fin qui, pur di mantenersi in sella, Fuortes ha assecondato tutti i desiderata di Meloni e lei ne è rimasta piuttosto soddisfatta: non solo ha accelerato la promozione di Nicola Rao sulla tolda del Tg2 lasciata vacante dal neo-ministro Gennaro Sangiuliano, ma ha consentito il dilagare di Fratelli d’Italia in talk e notiziari dove ormai la fanno da padroni. Il rinvio come arma per sedare appetiti e bollenti spiriti della sua coalizione: arte nella quale la presidente del Consiglio sta dimostrando di non avere rivali.

E così, stamattina, il leghista Igor De Blasio - che aveva subordinato il suo sì alla nomina di Francesco Pionati al Gr Radio, rispedita al mittente - ha dovuto battere in ritirata. E l’azzurra Simona Agnes, anche grazie ai buoni uffici di Letta zio che di Fuortes è buon amico, ha fatto lo stesso. Il centrodestra non ha partecipato alla votazione. L’unica a dare l’ok, fra i consiglieri indicati dalla politica, è stata la piddina Francesca Bria: insieme all’ad e alla presidente Mariella Soldi, hanno approvato il previsionale di quest’anno. Ma a quale prezzo: il voto ha difatti certificato che i due capitani della Rai non hanno più la maggioranza nell’organo di gestione. Sempre più ostaggio della leader di FdI, adesso persino tentata – visto come Fuortes sa stare ai patti e tenere a bada i partner di governo – di lasciarlo al suo posto per un altro anno e mezzo, sino alla scadenza del mandato. A patto, naturalmente che continui a rispettare le indicazioni di Palazzo Chigi.

Sa bene, Meloni, che qualcosa dovrà concedere a Salvini e Berlusconi. E che metter mano al risiko di Viale Mazzini non sarà una passeggiata. Anche per questo ha bisogno di tempo, di allungare la vita agli inquilini del Settimo piano. L’obiettivo principale resta la conquista del Tg1, che la premier vorrebbe affidare a un esterno, il direttore dell’AdnKronos Gian Marco Chiocci, ex del Tempo e storica firma del Giornale, con cui è da tempo in ottimi rapporti: impresa non facile alla luce della lunga lista di pretendenti e della moltitudine di giornalisti interni. Oltretutto, se dovesse riuscirle, accadrebbe qualcosa di mai visto prima, almeno nella Seconda Repubblica: il partito di maggioranza relativa controllerebbe le prime due testate nazionali, essendo quella cadetta già in mano a Rao. Fra le vive proteste della Lega, che vorrebbe riprendersi il Tg2 per piazzarci Angela Mariella, e pure di Forza Italia, che lì spera invece di sistemare (con qualche chance in più) Antonio Preziosi. Il quale lascerebbe RaiParlamento a Giuseppe Carboni, l’ex direttore del Tg1 in quota M5S fermo da un anno.

Un giro che costringerebbe il Carroccio ad accontentarsi del premio di consolazione: la guida del Gr per Pionati. E soprattutto manderebbe a spasso Rao, salvo che non venga dirottato sulla direzione degli Approfondimenti, liberata a marzo da Antonio Di Bella prossimo alla pensione. Postazione tuttavia ambita anche dal vice Paolo Corsini, altro uomo di punta di FdI a Viale Mazzini. Come finirà è presto per dirlo. Le fibrillazioni dentro la maggioranza annunciano tempesta. Non è un segreto che il ministro del Tesoro, Giancarlo Giorgetti, avrebbe voluto anticipare l’uscita di Fuortes per la deludente performance sui conti. C’è ancora il contratto di servizio da firmare e il piano industriale da completare: due scogli su cui la Rai rischia ora di schiantarsi.