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“A noi l’80 per cento dei posti in giunta”: Fontana fa già i conti con le richieste di FdI

(fotogramma)
In Lombardia il governatore uscente della Lega teme di essere commissariato da un consiglio guidato dai meloniani che passerebbero da 3 a 26 eletti. Il peso crescente di Santanché e La Russa
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Il tempo delle grandi adunate di piazza è finito da un po' e allora ci si accontenta del piccolo teatro Santuccio che si riempie facile. C'è il due volte sindaco di Varese e attuale presidente di Regione in caccia della riconferma, cioè Attilio Fontana; e c'è ovviamente Matteo Salvini, il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio che spendersi in queste settimana si spende, ma sul risultato c'è poco da fantasticare: probabilmente vincerà Fontana, ma a differenza degli ultimi cinque anni sarà un presidente commissariato o, come dicono velenosi gli amici-avversari del centrodestra, un "esecutore testamentario".

"La Lega sta ritrovando se stessa, sento quel vento che soffia e nessuno può fermare come diceva Umberto Bossi, saremo ancora il partito di riferimento", dice dal palco Fontana. È più che altro un modo per farsi forza, anche perché nel dietro le quinte si…

Il tempo delle grandi adunate di piazza è finito da un po' e allora ci si accontenta del piccolo teatro Santuccio che si riempie facile. C'è il due volte sindaco di Varese e attuale presidente di Regione in caccia della riconferma, cioè Attilio Fontana; e c'è ovviamente Matteo Salvini, il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio che spendersi in queste settimana si spende, ma sul risultato c'è poco da fantasticare: probabilmente vincerà Fontana, ma a differenza degli ultimi cinque anni sarà un presidente commissariato o, come dicono velenosi gli amici-avversari del centrodestra, un "esecutore testamentario".

"La Lega sta ritrovando se stessa, sento quel vento che soffia e nessuno può fermare come diceva Umberto Bossi, saremo ancora il partito di riferimento", dice dal palco Fontana. È più che altro un modo per farsi forza, anche perché nel dietro le quinte si parla già della futura composizione della giunta e lì per il Carroccio, che si preannuncia amaramente sconfitto in casa propria da Fratelli d'Italia, saranno dolori. "In Lombardia vota autonomia", dicono cartelli e volantini elettorali con l'Alberto da Giussano. La mozione degli affetti, quanto mai opportuna qui dove l'epopea leghista nacque, è il trucco retorico utilizzato anche da Salvini: "Se siamo qui adesso è grazie a Bossi e a chi purtroppo non c'è più", riferimento a Bobo Maroni e grandi applausi. Piccolo particolare: né al primo né al secondo Salvini va e andava a genio, e non da ieri ma da anni, pure quando il "Capitano" faceva l'asso pigliatutto della politica italiana. "Dopo trenta anni ormai ci siamo, a fine legislatura avremo un'Italia federale e presidenziale", promette lui.

I meloniani vogliono l'80 per cento delle poltrone

Però poi ci sono i numeri che presto diventeranno realtà. Il 12 e 13 febbraio FdI può più che raddoppiare la Lega e a quel punto, messa in minoranza a Roma e pure a Milano, toccherà solo obbedire. Il pallottoliere informale parla di otto assessori in quota destra tricolore su 14, solo 4 alla Lega. I meloniani vogliono l'80 per cento delle poltrone, richiesta alta per accontentarsi del 70. "Del resto loro (la Lega, ndr) hanno il presidente, no?", è il ragionamento di un big di FdI. La pretesa è semplice: vicepresidenza, Welfare (la sanità), Attività produttive e Formazione, magari anche la presidenza del Consiglio. Gli assessorati di peso, quindi, dove gira il grosso del bilancio di Palazzo Lombardia, in tutto oltre l'80 per cento delle risorse di quella che rimane comunque la regione più ricca d'Italia. Le cose però non andranno così lisce come può sembrare, perché Fontana vorrebbe riconfermare Guido Bertolaso a capo del Welfare. Sarà un braccio di ferro, dato che FdI da partito-traino alla coalizione non può certo perdere anche la seconda pedina più importante.

Salvo sorprese il nuovo Consiglio regionale vedrà un battaglione di destra, con FdI che passerebbe da tre consiglieri eletti a 26-28. E la Lega scendere da 28 a 10-12. È una rivoluzione che rompe equilibri consolidati da anni. Nel gioco delle preferenze, in FdI c'è in corso una battaglia interna per chi conterà di più nel partito. Il filone Ignazio La Russa-Daniela Santanché, con i colonnelli Mario Mantovani e Romano La Russa (fratello di, non candidato ma dato quasi per certo assessore esterno), ha un grande peso specifico, non fosse altro per i ruoli e la notorietà dei protagonisti. Però hanno un buon radicamento anche "gli altri", ovvero Carlo Fidanza, Marco Alparone (potrebbe essere lui il vice di Fontana), la sottosegretaria Paola Frassinetti, gente con una storia di fedeltà alla causa anche quand'era minoritaria nel centrodestra e che oggi punta a ruoli e influenze di peso. Tutta gente alla quale dell'autonomia lumbard interessa qualcosa che si avvicina allo zero. Per Salvini sarà insomma una sconfitta nella (possibile) vittoria, in via Bellerio toccherà dissimulare bene.