Terzi di Sant'Agata: "L'Italia acceleri nella creazione del comitato nazionale per la sicurezza"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "Sono appena tornato da Stoccolma dove si sta formando un National Security Council. La sicurezza è una partita complessa che non riguarda solo la difesa. L'Italia acceleri nella creazione del comitato nazionale per la sicurezza: ce n'è bisogno. Non freni ancora mostrando di non avere compreso come la situazione geopolitica e tecnologica sia degenerata". Giulio Terzi di Sant'Agata, ex ministro degli Esteri del governo Monti, senatore di Fratelli d'Italia, parla dei personalismi che hanno impedito scelte che sono invece fondamentali per l'interesse nazionale.
Senatore Terzi, anche in Italia dovrebbe esserci il comitato nazionale di sicurezza?
"A Stoccolma si sta formando il National Security Council svedese, in un Paese che è particolarmente esposto alla crisi ucraina e all'aggressività russa. C'è in Svezia un problema di difesa, perciò il Pase ha chiesto e sar&a…
ROMA - "Sono appena tornato da Stoccolma dove si sta formando un National Security Council. La sicurezza è una partita complessa che non riguarda solo la difesa. L'Italia acceleri nella creazione del comitato nazionale per la sicurezza: ce n'è bisogno. Non freni ancora mostrando di non avere compreso come la situazione geopolitica e tecnologica sia degenerata". Giulio Terzi di Sant'Agata, ex ministro degli Esteri del governo Monti, senatore di Fratelli d'Italia, parla dei personalismi che hanno impedito scelte che sono invece fondamentali per l'interesse nazionale.
Senatore Terzi, anche in Italia dovrebbe esserci il comitato nazionale di sicurezza?
"A Stoccolma si sta formando il National Security Council svedese, in un Paese che è particolarmente esposto alla crisi ucraina e all'aggressività russa. C'è in Svezia un problema di difesa, perciò il Pase ha chiesto e sarà presto accolto nella Nato. Però nelle crisi attuali la sicurezza travalica il principio della difesa militare in una pluralità di dimensioni".
Quali sono i fronti scoperti, quindi?
"Pensiamo alla dimensione della disinformazione sistematica da parte di potenze ostili, alla dimensione cyber. Non solo. Una serie di "armi improprie" hanno effetti devastanti e non è certamente immaginabile rispondere con lo strumento militare".
Ad esempio?
"L'energia usata come arma di soffocamento delle economie europee. Le immigrazioni programmate, come due anni fa attraverso la Bielorussia da parte di Mosca. Le interferenze sistematiche tramite propaganda e disinformazione nei processi elettorali europei. Le campagne ideologiche del Partito comunista cinese durante la pandemia di Covid. L'istigazione al confronto ideologico che asserisce la superiorità di modelli autocratici e dittatoriali rispetto alle democrazie liberali, alla libertà individuale e nella scienza. Quindi la sicurezza nel suo inseme va garantita attraverso un organismo che già c'è nei maggiori Paesi. Sa cosa ha detto spesso il generale russo Valerij Gerasimov? Che conta assai di più destabilizzare che avere una vittoria militare sul terreno".
Perché finora in Italia non se n'è mai fatto niente? Quali sono le contrarietà?
"Non abbiamo mai pensato che la situazione sul piano geopolitico e tecnologico potesse degenerare fino a questo punto. E poi si è partiti col piede sbagliato, ritenendo che si acquisissero da una parte competenze che un'altra parte pensava di dover mantenere: si sono costruiti organigrammi e ripartizioni di risorse dettati da personalismi e non tanto dall'interesse nazionale".
Chi dovrebbe fare il primo passo verso un National security council italiano?
"Intanto abbiamo un rapporto molto documentato presentato dal consigliere Emanuele Farruggia al Centro alti studi per la difesa che sviluppa proprio questa problematica. Valutino sia il governo che il Parlamento tempi e modi. Mi auguro solo che siano i più rapidi".
Il consiglio supremo di difesa, previsto dalla nostra Costituzione, non basta più?
"Stiamo parlando di due cose strettamente collegate: si può avere la sensazione che si identifichino o sovrappongano, ma non è così. La sicurezza oggi ha una dimensione più ampia rispetto a quella della difesa. Il consiglio supremo di difesa è nato con Luigi Einaudi e si è sviluppato in modo molto efficace avendo appunto l'imprimatur del presidente della Repubblica. Le grandi crisi che richiedono l'impiego dello strumento militare - dai Balcani all'Iraq al Mediterraneo - e che rappresentano rischi per il nostro Paese in una prospettiva di impiego delle forze armate, richiedono periodiche analisi e valutazionni del consiglio supremo di difesa nel quadro costituzionale".
Sono comunque scelte che non si fanno a colpi di maggioranza.
"La politica estera e di sicurezza dovrebbe sempre tendere a essere bipartisan".