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Autonomia, ultima parola alla premier: ecco il testo della riforma leghista

La premier Giorgia Meloni (ansa)
Arriva la bozza nel primo passaggio nel pre-Consiglio. L'intesa Stato-Regioni avrà una durata massima di 10 anni. E per le risorse commissione ad hoc
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ROMA - Il governo si tiene le chiavi dell'autonomia. Nell'ultima bozza del disegno di legge, che oggi andrà sul tavolo del pre-consiglio dei ministri, è previsto che i livelli essenziali delle prestazioni siano determinati da decreti del presidente del Consiglio. "Il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie può essere effettuato, secondo le modalità e le procedure di quantificazione individuate dalle singole intese, soltanto dopo la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard". Dalle competenze che verranno delegate e dalle relative intese non dovranno scaturire nuovi o maggiori oneri per le casse dello Stato.

Il nodo dei Lep

I Lep rappresentano uno dei nodi centrali della riforma: sono i diritti fondamentali dei cittadini che accedono ai servizi pubblici, che dovrebbero essere rispettati e uguali in ogni parte del Paese. Su questo punto è infuriata nelle ultime s…

ROMA - Il governo si tiene le chiavi dell'autonomia. Nell'ultima bozza del disegno di legge, che oggi andrà sul tavolo del pre-consiglio dei ministri, è previsto che i livelli essenziali delle prestazioni siano determinati da decreti del presidente del Consiglio. "Il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie può essere effettuato, secondo le modalità e le procedure di quantificazione individuate dalle singole intese, soltanto dopo la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard". Dalle competenze che verranno delegate e dalle relative intese non dovranno scaturire nuovi o maggiori oneri per le casse dello Stato.

Il nodo dei Lep

I Lep rappresentano uno dei nodi centrali della riforma: sono i diritti fondamentali dei cittadini che accedono ai servizi pubblici, che dovrebbero essere rispettati e uguali in ogni parte del Paese. Su questo punto è infuriata nelle ultime settimane la battaglia politica. Il testo della riforma scritta dal ministro Roberto Calderoli prevede che l'attribuzione di nuove funzioni potrà avvenire solo dopo la definizione dei Lep. E la riforma prevede anche che "la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, il ministero dell'Economia o la Regione possono, anche congiuntamente, disporre verifiche su specifici profili o settori di attività oggetto dell'intesa con riferimento alla garanzia del raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni, nonché il monitoraggio delle stesse e a tal fine ne concordano le modalità operative". In altre parole, l'esecutivo si concede la possibilità di controllare, in ogni momento, che i servizi essenziali siano garantiti equamente sul territorio. Il testo affronta anche il tema economico: una commissione paritetica Stato-Regioni avrà il compito di definire le risorse che spetteranno a ciascuna delle amministrazioni locali. 

Il ruolo del Parlamento

L'intesa con cui lo Stato attribuisce funzioni di autonomia differenziata a una Regione ha una durata "non superiore a dieci anni". Con le stesse modalità con cui viene realizzata, "su iniziativa dello Stato o della Regione interessata, l'intesa può essere modificata". Il ruolo del Parlamento, almeno a leggere la bozza, viene rafforzato rispetto alle prime ipotesi: le Camere hanno 60 giorni di tempo per esaminare l'intesa fra Regione e Stato per l'attribuzione di nuove funzioni. Rispetto alle ipotesi delle scorse settimane, raddoppiano i tempi di questo passaggio. Si prevede che la valutazione dell'intesa spetti, oltre che al Mef, anche i ministri competenti per materia. Inoltre, lo schema di intesa va trasmesso immediatamente alla Conferenza unificata, e non dopo la sottoscrizione. Lo schema di intesa definitivo va approvato dalla Regione, poi entro 30 giorni è deliberato dal Consiglio dei ministri.

"Vogliamo unire l'Italia"

Proprio ieri mattina sull'Autonomia si era pronunciata la presidente Meloni. "Non ci rassegniamo all'idea che ci siano cittadini di serie A e di serie B, territori e servizi di serie A e di serie B: vogliamo una sola Italia con servizi e diritti uguali per tutti", dice ad apertura della settimana in cui è previsto il varo del disegno di legge. Davanti alla platea di settemila sindaci radunati da Poste alla Nuvola dell'Eur per il Progetto Polis, e soprattutto davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella, la premier rassicura che il suo governo intende "unire il Paese". È un messaggio alla Lega, e a Calderoli. E infatti la Lega aveva replicato a stretto giro: "Siamo assolutamente d'accordo con Giorgia Meloni: gli italiani di serie A e di serie B ci sono oggi. Noi vogliamo unirli all'insegna dell'efficienza e dell'autonomia". Ancora schermaglie, con le prossime Regionali in Lombardia e Lazio sullo sfondo. Ma il percorso è definito: oggi il testo in pre-Consiglio dei ministri, giovedì il varo del ddl a Palazzo Chigi.