Autonomia differenziata, ecco la guida ai punti principali. Ma il governo lima la bozza della Lega: "Piccoli ritocchi"
di Conchita Sannino , di Conchita SanninoLa Lega chiede il decreto sull'autonomia differenziata delle Regioni, ma il dl sarà un po' diverso da quello circolato in questi giorni. Ci sarà infatti "qualche piccolo ritocco" alla bozza che approderà giovedì 2 febbraio al voto del Cdm. La base a cui resterà ancorato il testo del ministro del Carroccio Roberto Calderoli e che il trasferimento di una o più funzioni in autonomia alle Regioni andrà attuato solo dopo la determinazione dei Lep, cioè "i livelli essenziali delle prestazioni" che ora diventano "nucleo invalicabile": quelli che rendono "effettivi i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale". Lo schema dell'intesa tra Stato e Regione passerà prima alla Conferenza unificata, e poi all'esame delle Camere. E lo stesso accordo avrà una (prima) durata "non superiore ai dieci anni".
Nel pre-consiglio di oggi, da quanto apprende l&…
La Lega chiede il decreto sull'autonomia differenziata delle Regioni, ma il dl sarà un po' diverso da quello circolato in questi giorni. Ci sarà infatti "qualche piccolo ritocco" alla bozza che approderà giovedì 2 febbraio al voto del Cdm. La base a cui resterà ancorato il testo del ministro del Carroccio Roberto Calderoli e che il trasferimento di una o più funzioni in autonomia alle Regioni andrà attuato solo dopo la determinazione dei Lep, cioè "i livelli essenziali delle prestazioni" che ora diventano "nucleo invalicabile": quelli che rendono "effettivi i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale". Lo schema dell'intesa tra Stato e Regione passerà prima alla Conferenza unificata, e poi all'esame delle Camere. E lo stesso accordo avrà una (prima) durata "non superiore ai dieci anni".
Nel pre-consiglio di oggi, da quanto apprende l'Ansa, fra i ritocchi necessari alla bozza, uno riguarderebbe un rafforzamento del ruolo del Parlamento. Dopo l'intesa preliminare fra Stato e Regione, l'ipotesi è quella di inserire un atto di indirizzo da parte delle Camere, che si voterebbe quindi in Aula, anziché - come previsto nella bozza - "l'esame da parte dei competenti organi parlamentari", ossia le commissioni.
Un'altra modifica su cui si starebbe ragionando è l'aumento, da sei mesi a un anno prima della scadenza, del periodo di preavviso per manifestare, da parte dello Stato o della Regione, la volontà di non proseguire l'intesa, che altrimenti - come si legge nella bozza circolata nei giorni scorsi - al termine si intende rinnovata per un uguale periodo. Questa modifica, spiegano fonti di governo, sarebbe motivata con la necessità di evitare disallineamenti sull'anno scolastico legati alla modifica di attribuzioni legate all'istruzione.
Il progetto di riforma sembra assorbire solo in linea di principio - attraverso affermazioni più nette - la finalità di garantire gli stessi servizi in tutto il territorio nazionale, ma le criticità restano quelle già segnalate a gran voce da governatori e sindaci del Mezzogiorno, e da una schiera di costituzionalisti ed economisti che temono tuttora un Paese spaccato in due. Dieci articoli, undici pagine. Ecco cosa prevede il testo.
La definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep)
Al centro della grande contesa su cui si accende il dibattito politico e istituzionale ci sono loro, i Lep: che significa fissarei fabbisogni e costi standard fissati in una soglia minima per tutti i territori. Il testo all'articolo 3 prevede: "Ai fini dell'attuazione dell'articolo 116 (...), i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale"- beninteso: con relativi costi e fabbisogni standard - "sono determinati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri".
Qui è il punto su cui si concentrano le maggiori contestazioni al disegno di Calderoli. IL decreto del premier, il cosiddetto Dpcm, non è lo strumento adeguato.
Sparisce la spesa storica
E' vero che in quest'ultima versione sparisce il riferimento alla spesa storica, ovvero il ricorrere alle disuguaglianze così come cristallizzate nel tempo (tanti asili nido al nord, niente al sud, per esempio), ma quest'ultima versione comunque non modifica lo snodo centrale: sia la definizione sia il finanziamento dei Lep infatti, come osservato dai costituzionalisti, dovrebbero essere determinati da una legge e non da un Dpcm, che interviene in materia di urgenze. Resta irrisolto un altro punto: saranno anche finanziati, quei servizi? Come?
La commissione paritetica Stato-Regione
Entra complessivamente nel testo un maggior coinvolgimento del Mef. Ci sarà una Commissione paritetica "Stato-Regione a determinare "le risorse umane, strumentali, e finanziarie necessarie per l'esercizio da parte delle Regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di Autonomia", come stabilisce l'articolo 5. Chi fa parte di questa commissione? Per lo Stato, "un rappresentante del ministro per le Autonomie, un rappresentante del Ministro delle Finanze, un rappresentante per ciascuna delle amministrazioni competenti", oltre ai corrispondenti esponenti regionali.
La durata
Lo stesso accordo tra Stato e Regione avrà una (prima) durata "non superiore ai dieci anni". "L'intesa può prevedere inoltre i casi e le modalità con cui lo Stato o la Regione possono chiedere la cessazione della sua efficacia". Allo scadere della durata, l'intesa si intende rinnovata per altri dieci anni, "salvo una diversa volontà dello Stato o della Regione". Che però deve essere manifestata "almeno sei mesi prima della scadenza": insomma, si andrà di decennio in decennio.
L'Invarianza finanziaria
L'altro elemento su cui si concentra la riflessione è quello dell'invarianza finanziaria. L'articolo 8 afferma che da questa riforma "non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Vero è che se la fissazione dei Lep spinge a ad altri "oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica", la legge si incarica di provvedere. Tuttavia, il punto fermo sta nel garantire "l'invarianza finanziaria, in relazione alle intese". Che, in ogni caso, "non possono pregiudicare l'entità delle risorse da destinare a ciascuna delle altre Regioni".
Le materie
Nel testo non si specificano per quali materie , in particolare, si potrà adottare l'Autonomia. Resta quindi irrisolta la domanda - avanzata da governatori del sud in particolare e dalla schiera di sindaci, anche nelle posizioni ufficiali dell'Anci, sul rischio di avere tante "repubblichette" in materia di Istruzione, Sanità, Trasporti e anche su settori non meno cruciali come l'Energia.
Le verifiche
C'è anche un tema di verifiche di quello che accadrà. Chi si farà carico di capire se le disuguaglianze si aggravano oppure no? Su specifici "profili o settori di attività", rispetto alla concreta attuazione dei "famosi" Livelli essenziali delle prestazioni, possono "disporre verifiche sia la Presidenza del Consiglio col Dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie, sia il Mef o la Regione. La stessa Commissione paritetica Stato-Regione può intervenire con sue valutazioni. Ma non è prevista la natura vincolante di eventuali criticità che siano riscontrate.
La coesione e la solidarietà
L'articolo 9 infine affronta il tema delle "misure perequative" e quindi la questione della promozione dello sviluppo economico, della coesione e della solidarietà, sottolineando come finalità: la rimozione "degli squilibri economici e sociali", nell'ottica prescritta dall'articolo 119 della Costituzione". E afferma quindi che lo "Stato promuove l' esercizio effettivo dei diritti civili e sociali" anche attraverso "l'unificazione delle diverse fonti aggiuntive o straordinarie di finanziamento statale": affermazione del tutto condivisibile anche dal fronte che si oppone a questa Autonomia. Ma che sembra destinata a fasi e progettualità teoriche, per ora. Cioè: successive ai tempi serratissimi - e al pressing pre elezioni regionali - sotto la cui spinta vede la luce questa Autonomia firmata dal governo e voluta "caterpillar-Calderoli".