Bianchi, Svimez: "Il nuovo testo sull'autonomia? Un compitino, ma si garantiscono solo diritti 'di carta'. E le disuguaglianze si aggravano"
di Conchita SanninoLuca Bianchi, lei è l'economista che guida Svimez, l'associazione che da sempre dialoga con governi e istituzioni sui divari. Partiamo dalle novità del testo Calderoli che oggi approderà in Cdm: le intese Stato-Regioni si siglano solo dopo la fissazione dei Lep. Un giusto principio: ma cambia davvero qualcosa in concreto?
"Non è di sollievo, infatti. Continuiamo a ritenere che questo meccanismo previsto nel testo da un lato acceleri l'attuazione dell'Autonomia differenziata per le Regioni richiedenti, che hanno fretta; ma, dall'altro lato, pregiudichi l'attuazione del federalismo simmetrico e solidale previsto dalla Legge 42/19, che poi porta il nome di Legge Calderoli".
Può spiegarsi meglio? Cosa accade in concreto?
"È sicuramente un passo avanti (ri)affermare il principio che i Lep sono la "soglia costituzionalmente necessaria per rendere …
Luca Bianchi, lei è l'economista che guida Svimez, l'associazione che da sempre dialoga con governi e istituzioni sui divari. Partiamo dalle novità del testo Calderoli che oggi approderà in Cdm: le intese Stato-Regioni si siglano solo dopo la fissazione dei Lep. Un giusto principio: ma cambia davvero qualcosa in concreto?
"Non è di sollievo, infatti. Continuiamo a ritenere che questo meccanismo previsto nel testo da un lato acceleri l'attuazione dell'Autonomia differenziata per le Regioni richiedenti, che hanno fretta; ma, dall'altro lato, pregiudichi l'attuazione del federalismo simmetrico e solidale previsto dalla Legge 42/19, che poi porta il nome di Legge Calderoli".
Può spiegarsi meglio? Cosa accade in concreto?
"È sicuramente un passo avanti (ri)affermare il principio che i Lep sono la "soglia costituzionalmente necessaria per rendere effettivi i diritti" di cittadinanza. Un buon compito scritto. Ma per renderli effettivi non basta definirli, occorre garantirne il finanziamento. I divari nell'offerta di servizi nel nostro Paese, sino ad ora cristallizzati dalla spesa storica, si superano solo con un percorso graduale di riequilibrio della spesa con risorse aggiuntive, a meno di non prevedere una redistribuzione, a risorse date, dalle "virtuose" regioni del Nord a quelle del Sud. ? quanto correttamente fece il Governo Draghi introducendo i Lep per asili nido e il trasporto disabili prevedendone anche il finanziamento".
L'unica strada, lei dice, è dare concreta applicazione a una visione ideale di eguaglianza e coesione nazionale solo enunciata.
"Sì, ecco perché citavo l'esempio del governo Draghi: si introduceva un meccanismo corretto. Ovvero: con il Pnrr costruiamo nuove infrastrutture (gli asili nido, ad esempio) e in parallelo garantiamo un flusso adeguato di spesa corrente per assicurare continuità all'offerta dei servizi".
I fabbisogni standard, in ogni caso, saranno stabiliti: a farlo è un Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. È positivo, secondo lei?
"La scelta di ricorrere ai Dpcm invece conferma le nostre preoccupazioni perché derubrica il tema dei Lep da strumento per riequilibrare i diritti ad un atto burocratico: di identificazione di livelli teoricamente erogabili, ma di fatto non raggiungibili senza superare il criterio della spesa storica. Così la spesa storica esce dalla porta per rientrare dalla finestra: si creano diritti di carta non effettivamente esigibili".
Le materie non sono un'altra spina di questa riforma? Si possono davvero avere Istruzione, Sanità , Trasporti e Risorse energetiche autonome, nel grande quadro europeo?
"Anche qui, non vedo novità. La legge quadro avrebbe dovuto proprio circoscrivere gli ambiti all'interno delle materie e soprattutto introdurre dei criteri riguardo le motivazioni alla base del trasferimento di competenze alle Regioni. Il rischio di un federalismo "a la carte" è quello di una progressiva frammentazione territoriale fatto di "regioni speciali", ognuna "speciale a modo suo". Il risultato è che in assenza di un forte indirizzo strategico nazionale nelle materie citate, la frammentazione indebolisce il Paese. La pandemia e lo shock energetico di questi mesi avrebbe dovuto insegnare proprio questo. Le parole del Presidente di Confindustria Bonomi hanno confermato i rischi di una devoluzione di competenze su settori strategici quali le gradi reti di trasporto e l'energia sulla competitività del Paese".
Proprio sulla scuola, la sortita del ministro Valditara sugli stipendi più alti al nord, cosa racconta?
"Io credo che la priorità oggi sia rafforzare il sistema di istruzione soprattutto nelle aree più marginali, sia del Sud che del Nord. Garantendo asili nido, tempo pieno, palestre, rafforzando l'offerta formativa dove più alto è il rischio di abbandono. Il modello invece che rischiamo di introdurre, soprattutto con l'autonomia, è quello di adattare l'intensità dell'azione pubblica alla ricchezza dei territori, con maggiori investimenti e stipendi nelle aree che se lipossono permettere, pregiudicando proprio la funzione principale della scuola che è quella di "fare uguaglianza".
Cambia però il ruolo del Parlamento. In che modo potrà realmente intervenire, fino a che punto?
"È la domanda che resta insoluta. L'ultima bozza del disegno di legge tampona infatti le critiche emerse in queste settimane, ma non scioglie i nodi sostanziali. Si estendono i tempi per il parere del Parlamento, si prevede un passaggio in aula, non solo in Commissione Affari regionali per il Dpcm sui Lep e sulle intese. Ma, di fatto, gli atti rimangono non emendabili dal Parlamento che non può esprimersi nel merito. E poi c'è un ultimo aspetto... nella coda".
Una sorpresa?
"Mica tanto. Credo sia importante segnalare infatti che l'articolo 10 di questa bozza di disegno rimanda esplicitamente agli 'atti di iniziativa delle Regioni già presentati al Governo' che hanno fatto da base per le pre-intese siglate da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto con il governo Gentiloni. Un segnale preoccupante".
Perché: il segnale atteso per mandare avanti chi premeva?
"Perché quelle pre-intese, dai contenuti palesemente rivendicazionisti, hanno ricevuto osservazioni di merito molto critiche da organismi di controllo nazionale, come l'Ufficio parlamentare di Bilancio, come la Corte dei conti e lo stesso Dipartimento Affari legislativi della Presidenza del Consiglio. Quelle osservazioni restano lettera morta?".