Pd, Cuppi: "Se fossi stata un uomo nel partito avrei contato di più"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"Coinvolgiamo davvero i militanti e crescerà anche il numero degli iscritti". Valentina Cuppi è la presidente del Pd e sindaca di Marzabotto, candidata alle ultime politiche in Parlamento, ma in posizione defilata e perciò non eletta. È tempo di bilanci prima di concludere l'incarico nel partito: "Se fossi stata un uomo sarei stata dentro le dinamiche e avrei potuto contare di più, perché, al di là della retorica, nel momento delle scelte nelle stanze in cui si decideva davvero, c'erano uomini di una certa età a compierle. Io per esempio non c'ero, nonostante fossi la presidente. Le donne e i giovani non hanno popolato il Pd finora".
Cuppi, il Pd scende nei sondaggi e si restringono gli iscritti: una crisi che dura da tempo?
"È la crisi della rappresentanza che investe il nostro sistema democratico, non solo il nostro partito. Il Pd è stato per anni al governo, …
"Coinvolgiamo davvero i militanti e crescerà anche il numero degli iscritti". Valentina Cuppi è la presidente del Pd e sindaca di Marzabotto, candidata alle ultime politiche in Parlamento, ma in posizione defilata e perciò non eletta. È tempo di bilanci prima di concludere l'incarico nel partito: "Se fossi stata un uomo sarei stata dentro le dinamiche e avrei potuto contare di più, perché, al di là della retorica, nel momento delle scelte nelle stanze in cui si decideva davvero, c'erano uomini di una certa età a compierle. Io per esempio non c'ero, nonostante fossi la presidente. Le donne e i giovani non hanno popolato il Pd finora".
Cuppi, il Pd scende nei sondaggi e si restringono gli iscritti: una crisi che dura da tempo?
"È la crisi della rappresentanza che investe il nostro sistema democratico, non solo il nostro partito. Il Pd è stato per anni al governo, nell'ultimo caso accettando anche di governare con forze avversarie per senso di responsabilità per fronteggiare una pandemia globale. In passato ha fatto scelte che hanno allontanato i lavoratori, hanno fatto sentire soli coloro che non avevano un lavoro, non è stato il riferimento dei settori più deboli della società".
Ma come spiega il calo degli iscritti?
"Gli iscritti sono calati per mancanza di fiducia e di coinvolgimento vero. Vedremo i numeri definitivi, ma l'autocritica e il processo di apertura daranno i loro frutti. Inoltre le persone perdono la voglia di partecipare se non si sentono ascoltate e coinvolte. Tanti circoli hanno tenuto in vita il legame con le comunità nei territori, percorsi di ascolto e condivisione vengono messi in atto a livello locale e funzionano perché c'è prossimità. La sfida però è avvicinare il livello nazionale alle persone e fare in modo che chi si iscrive possa incidere sulle scelte che si fanno, altrimenti la percezione è quella di non contare nulla".
L'allargamento del Pd è la prospettiva. Ma con chi?
"È una sfida aperta che abbiamo cominciato da tempo, da Piazza Grande di Zingaretti, proseguita con le Agorà e quindi con il percorso costituente. Dovrà continuare. L'allargamento non deve essere di ceto politico, ma di persone, di donne e di giovani innanzitutto che non hanno popolato abbastanza il Pd finora. Al di là della retorica, nel momento delle scelte nelle stanze in cui si decideva davvero, c'erano uomini di una certa età a compierle. Io per esempio non c'ero, nonostante fossi la presidente".
Nuovo Pd significa nuovo nome?
"Nuovo Pd significa partito fatto di pluralismo, aperto, ma con una chiara identità. Il nome non è nodo centrale perché si può cambiare facciata senza cambiare nulla. Comprendo i motivi di chi ha sollevato la questione, ma dovrà essere posta come punto finale di un processo, non come partenza. Quel che importa è la corrispondenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Diventare il Pd riconosciuto come partito del salario minimo e non del jobs act, del lavoro dignitoso e non precario, che protegge la scuola e la sanità pubblica, il partito dello ius soli e non delle sostegno alla 'guardia costiera libica', del coraggioso congedo paritario e non del timido congedo paterno a 10 giorni".
Rinnovamento è la parola chiave nel Pd oggi. Lei, esponente della sinistra e movimentista, chi ritiene tra i 4 candidati alla segreteria lo garantisca?
"Per rispetto al mio ruolo di garante, non indico un nome. Credo che le intenzioni di tutti i candidati siano di rinnovare, poi bisogna essere in grado di farlo ed è una partita collettiva. Bisogna saper accogliere chi ha deciso di aderire, chi si avvicinerà per costruire finalmente una forza politica progressista, del lavoro, dei diritti, femminista, ecologista, non a parole, ma nei fatti".
Il correntismo è il nemico interno da battere?
"Quando le aree politico culturali si trasformano in corrente che serve solo a mantenere il potere di alcuni e a fare eleggere loro e chi li sostiene diventa asfissiante per chi crede nella bella politica. Chiudere con la stagione di un Pd comandato da capibastone, libererà tante energie, competenze e passione".