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Le mani della destra sulla cultura: nel mirino ora c’è il Salone del libro

(ansa)

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Dopo il Maxxi affidato a Giuli, gli uomini di Giorgia Meloni, da Giubilei a Sangiuliano, sono a caccia di rivincita sull’egemonia storica della sinistra
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L’ultima offensiva l’hanno lanciata sul Salone del Libro di Torino, aprendo il nuovo fronte della scelta della direzione: la vogliono loro. O meglio, hanno già detto chi non vogliono come direttore. A termine la gestione Nicola Lagioia - “mi fermo qui”, ha annunciato lo scrittore a novembre (chiuderà con l’edizione 2023 affiancato dal suo successore) -, FdI ha posto un veto su Paolo Giordano. Il motivo? Le critiche mosse dal romanziere alla teoria del “merito” targata Valditara (il ministro dell’Istruzione). Da quando ha debuttato l’esecutivo Meloni la destra “patriottica” si è buttata nella partita ambiziosa della cultura.

Una rivendicazione, più che altro. Obbiettivo: ristabilire l’egemonia culturale. Dalle prossime nomine Rai ai musei, alle fondazioni passando dalle ingerenze su Sanremo: vedi Rosa Chemical. "La destra ha cultura, deve solo affermarla", suona la carica il m…

L’ultima offensiva l’hanno lanciata sul Salone del Libro di Torino, aprendo il nuovo fronte della scelta della direzione: la vogliono loro. O meglio, hanno già detto chi non vogliono come direttore. A termine la gestione Nicola Lagioia - “mi fermo qui”, ha annunciato lo scrittore a novembre (chiuderà con l’edizione 2023 affiancato dal suo successore) -, FdI ha posto un veto su Paolo Giordano. Il motivo? Le critiche mosse dal romanziere alla teoria del “merito” targata Valditara (il ministro dell’Istruzione). Da quando ha debuttato l’esecutivo Meloni la destra “patriottica” si è buttata nella partita ambiziosa della cultura.

Una rivendicazione, più che altro. Obbiettivo: ristabilire l’egemonia culturale. Dalle prossime nomine Rai ai musei, alle fondazioni passando dalle ingerenze su Sanremo: vedi Rosa Chemical. "La destra ha cultura, deve solo affermarla", suona la carica il ministro Sangiuliano. Tra gli eredi della fiamma, e gli amici degli amici, c’è fermento. Evoliani. Ex missini. Partner dei falangisti spagnoli nostalgici di Franco. Esperti di esoterismo prestati all’arte e ex autisti oggi ai vertici del MIC. Un ministro, Sangiuliano appunto, che infila gaffes e coopta Dante come padre del “pensiero di destra” . E ancora. Una sottosegretaria, Lucia Borgonzoni, che in passato si è vantata di "non leggere un libro da tre anni". Giovani intellettuali che litigano con la storia: come il consigliere ministeriale Francesco Giubilei. Per raccontare l’attivismo culturale dei “patrioti” torniamo al Salone del Libro.


Aprirà i battenti il 19 maggio. La scelta di Lagioia di passare il testimone ha ingolosito la destra post trionfo elettorale. Succede questo. Comune (Pd) e Regione (FI, FdI, Lega) – nel consiglio direttivo del Salone insieme ai privati di “Torino città del libro” e al Circolo dei Lettori – optano per la “manifestazione di interesse”, un quasi bando. Vogliono accelerare. Quando arrivano le 53 candidature, i meloniani in Regione fanno uno scatto in avanti. L’uomo che si espone di più è Maurizio Marrone, assessore al Welfare. Mette sul tavolo il non sgradimento per due nomi: Elena Loewenthal, direttrice della Fondazione Circolo dei Lettori, e Giuseppe Culicchia. Entrambi non proprio ascrivibili alla destra (Loewenthal fu candidata con Sergio Chiamparino). Ma, prima ancora di far sapere chi vorrebbero, i FdI piemontesi hanno fatto trapelare chi non vogliono. Paolo Giordano. “Troppo di sinistra”. Il punto è che lo scrittore sarebbe assai gradito ai privati di “Torino città del libro”.

Un impasse? Quasi. La “manifestazione di interesse” lascia al Consiglio la scelta dell’erede di Lagioia. Raccontano che la “giocata” di Marrone potrebbe essere una copertura. Sotto il bluff ci sarebbe, tra gli altri, il nome di Giordano Bruno Guerri. Da ricordare: nel 2019 Marrone entra in rotta di collisione con il Salone per l’esclusione dello stand Altaforte, la casa editrice di CasaPound. Più che le spinte, a volte, possono gli stop. C’è un precedente: nel 2019 il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Bondi, FdI, ex militante di CasaPound, disse alla direttrice del “Festival Incontri” Silvia Barbagallo di non gradire Zerocalcare perché “troppo di sinistra”. Rispondere colpo su colpo, dunque.

Secondo il professor Franco Cardini "quelli di FdI hanno una loro cultura che in gran parte non possono nemmeno usare e nemmeno ricordare". Non resterà certo nella storia del Paese la crociata contro l’uso delle espressioni straniere per difendere l’italiano. Ma alla destra interessa rompere il tetto della libreria, prendersi la rivincita sull’“intellighenzia”. In che cosa è consistita, fin qui, la “controffensiva culturale” invocata dall’intellettuale d’area Marco Tarchi? Prima di insediarsi a palazzo Chigi Meloni lo aveva promesso: "Faremo tornare quelli che prima non avevano voce".

Si inizia a ottobre con la nomina “madre”: Sangiuliano. Ex Msi, foto insieme al “difensore della razza” Almirante sulla libreria dello studio. "Il mio sogno è far sentire gli italiani all’altezza del passato". Già. Quale passato? Il ministro cita Prezzolini e elogia Flaiano, ama il filosofo Oswald Spengler sul declino dell’Occidente. Con lui parte il domino delle poltrone. La prima è quella di Alessandro Giuli, neopresidente del Maxxi. Evoliano, già militante di Meridiano Zero, appassionato di popoli antichi e miti esoterici (ne ha scritto in un volume su Cibele pubblicato da Settimo Sigillo casa editrice iperidentitaria già legata a Franco Freda). Volto noto nei talk, Giuli ha alle spalle la non fortunata Seconda Linea (Rai2) chiusa dopo due puntate.


Al civico 27 di via del Collegio Romano sorge la sede del MIC. Lì stanno i tre sottosegretari: Vittorio Sgarbi, Gianmarco Mazzi e Lucia Borgonzoni. Se di due si è molto parlato, meno nota è la figura di Mazzi. È un potente manager dello spettacolo. Ad della società Arena di Verona e direttore artistico di Arena Extra, la società del Comune che gestisce i concerti i e i live tv. I suoi sponsor? La Russa e Gasparri. Risultato: da Sanremo al Mic il passo è breve. Non male per uno che iniziò come autista factotum nel clan Celentano. Un piano sotto, ecco i consiglieri. Sgarbi ha imbarcato Morgan, Sangiuliano Beatrice Venezi.

Ma tra gli astri in ascesa spicca Francesco Giubilei. Presidente della Fondazione Tatarella e biografo della premier. Il suo libro “Giorgia Meloni, la rivoluzione dei conservatori” è stato pubblicato anche in spagnolo dalla casa editrice vicina a Vox. La storia, questa semisconosciuta. Giubilei ha confuso Josip Broz, detto Tito, con Tito Vespasiano, ignorando che l’Arco di Tito – dedicato all’imperatore romano - è stato ultimato 1900 anni prima della morte del militare jugoslavo. Dettagli.