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Il Pd deve costruire in Europa un’alleanza dei liberali e socialdemocratici

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Le idee / I dem scelgano il riformismo per battere le destre populiste
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La schiacciante maggioranza parlamentare su cui si fonda il governo Meloni cela le difficoltà che la leader di Fratelli d’Italia sta incontrando in questi primi mesi di governo, che pure dovrebbero essere quelli dalla navigazione più tranquilla. Anche il ministro Nordio, che sembrava poter essere un elemento di contraddizione liberale su un tema cruciale come quello della giustizia, ha dovuto inchinarsi alla ragion di partito e difendere l’indifendibile sul caso Donzelli/Delmastro. Costretta dalla forza dei fatti a seguire e inseguire il “mainstream” europeo contro cui aveva per lustri scagliato la sua propaganda, Meloni rincorrerà i temi identitari della destra sovranista e populista, seguendo le pulsioni manettare e reazionarie sui diritti che affiorano in disegni di legge e dichiarazioni dei suoi.


Trovo impraticabile qualsiasi ipotesi di confronto politico serio con questa maggioranza su temi di governo o di riforma istituzionale (pens…

La schiacciante maggioranza parlamentare su cui si fonda il governo Meloni cela le difficoltà che la leader di Fratelli d’Italia sta incontrando in questi primi mesi di governo, che pure dovrebbero essere quelli dalla navigazione più tranquilla. Anche il ministro Nordio, che sembrava poter essere un elemento di contraddizione liberale su un tema cruciale come quello della giustizia, ha dovuto inchinarsi alla ragion di partito e difendere l’indifendibile sul caso Donzelli/Delmastro. Costretta dalla forza dei fatti a seguire e inseguire il “mainstream” europeo contro cui aveva per lustri scagliato la sua propaganda, Meloni rincorrerà i temi identitari della destra sovranista e populista, seguendo le pulsioni manettare e reazionarie sui diritti che affiorano in disegni di legge e dichiarazioni dei suoi.


Trovo impraticabile qualsiasi ipotesi di confronto politico serio con questa maggioranza su temi di governo o di riforma istituzionale (pensiamo al presidenzalismo “purché sia”, o all’autonomia buttata lì come spot elettorale). Eccezione va fatta per la gestione della crisi Ucraina, dove Meloni segue la linea euro-atlantica tracciata da Draghi.


Come e quale alternativa di governo costruire? Le ultime elezioni hanno evidenziato un’area elettorale di ispirazione liberal-democratica, considerando +Europa e Terzo Polo, già superiore al 10%. Si tratta di soggetti con una fisionomia propria e autonoma, le cui famiglie europee di appartenenza si ritrovano nel gruppo di Renew Europe al Parlamento Ue. Che si riesca o no a rilanciare un processo federativo, a partire dalle prossime europee, la consistenza e il potenziale di quest’area richiama tutti a una importante responsabilità sul futuro politico e istituzionale italiano nel contesto europeo. Quest’area condivide uno spirito europeista senza reticenze o remore sovraniste, e vuole l’Italia protagonista di una rinnovata stagione di integrazione europea che affronti con unità e pragmatismo le sfide della sicurezza, del clima, dell’innovazione e della competizione economica internazionale.

Condivide un approccio liberale ai temi della giustizia e delle garanzie. Un’aggregazione liberal-democratica contemporanea dovrebbe considerare, unitamente alla centralità dell’impresa e dello Stato di diritto, i diritti come elemento costitutivo, non accessorio, di un’identità politica definita e attrattiva. Per più ragioni. L’attacco reazionario ai diritti è elemento unificante dello schieramento nazionalista che contrasta la democrazia liberale, che ha unito Bolsonaro, Trump, Orban e i polacchi del Pis fino a Putin, per tacere dei vari regimi islamisti, come quello iraniano.

E anche Meloni e Salvini sui diritti si sono sempre caratterizzati per posizioni reazionarie. La parità di genere, diritti LGBTI, il fine vita e l’eutanasia e oggi anche la legalizzazione della cannabis sono temi che non possono (più) essere lasciati a una indistinta sfera personale, ma definiscono i campi della politica e il confronto tra i sostenitori e i detrattori della società aperta, soprattutto per le generazioni più giovani e le categorie più dinamiche della società.


Non solo per la legge elettorale maggioritaria, un’alternativa vincente, si basa sulla possibilità di alleanze. Su questo, al di là di quanto accaduto alle elezioni di settembre, saranno necessarie delle scelte politiche e non aritmetiche. Io guardo al congresso del Pf con distacco, non essendone mai stato un iscritto o un eletto, ma con interesse, dal momento che +Europa ha fatto alleanze elettorali con il Pd prima di Renzi e poi di Letta.

Un’alleanza tra liberali e riformisti con chi vuole ispirarsi alle esperienze socialdemocratiche più solide in Europa, non è scontata ma va considerata e probabilmente ricercata per costruire una piattaforma elettorale chiamata a sfidare e battere nelle urne questa destra. La palla è nel campo dem. In molti nel Pd sembrano considerare il riformismo e il jobs act come un peccato da cui emendarsi; altri, per convenienza o per convinzione, una alleanza con il M5S imprescindibile. Il M5S ha ripreso una lena populista sui temi economici, giustizialista sulle garanzie e di crescente disimpegno fino alla contrarietà sulla partecipazione alla coalizione che sostiene l’Ucraina. Non so se il Pd definirà le alleanze sulle proprie priorità politiche o viceversa, ma è chiaro che non può non scegliere.