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Meloni: "No dimissioni". E attacca ancora i dem. Il Pd: “Attizza l’incendio”

La premier Giorgia Meloni (ansa)
La premier con una lettera blinda i due fedelissimi Delmastro e Donzelli. L'invito ad abbassare i toni. "Rischiamo di essere tutti responsabili di un'escalation che può portarci ovunque"
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ROMA - Piena copertura politica a Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro, i due coinquilini che hanno divulgato un documento sensibile con intercettazioni preventive dell'anarchico Alfredo Cospito. Dopo quattro giorni di silenzi, dribbling dei giornalisti, telefonate in diretta tv per parlare d'altro, Giorgia Meloni si espone. Ancora una volta senza contraddittorio. Sposa la linea degli attacchi al Pd. Difende i suoi fedelissimi. Blinda il primo alla vicepresidenza del Copasir, il secondo da sottosegretario alla Giustizia. Incarichi che imporrebbero riservatezza, quella stessa riservatezza compromessa che ha portato la Procura di Roma ad aprire un'inchiesta.

Venerdì pomeriggio, interpellata a Berlino durante la conferenza stampa con Olaf Scholz, Meloni aveva scelto di non rispondere, promettendo di farlo l'indomani. Il veicolo è una lettera al Corriere della Sera. L'esordio è un attacco ai giornalisti, criticati per aver domandato di vicen…

ROMA - Piena copertura politica a Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro, i due coinquilini che hanno divulgato un documento sensibile con intercettazioni preventive dell'anarchico Alfredo Cospito. Dopo quattro giorni di silenzi, dribbling dei giornalisti, telefonate in diretta tv per parlare d'altro, Giorgia Meloni si espone. Ancora una volta senza contraddittorio. Sposa la linea degli attacchi al Pd. Difende i suoi fedelissimi. Blinda il primo alla vicepresidenza del Copasir, il secondo da sottosegretario alla Giustizia. Incarichi che imporrebbero riservatezza, quella stessa riservatezza compromessa che ha portato la Procura di Roma ad aprire un'inchiesta.

Venerdì pomeriggio, interpellata a Berlino durante la conferenza stampa con Olaf Scholz, Meloni aveva scelto di non rispondere, promettendo di farlo l'indomani. Il veicolo è una lettera al Corriere della Sera. L'esordio è un attacco ai giornalisti, criticati per aver domandato di vicende nazionali durante la conferenza stampa alla Cancelleria (in realtà è prassi in tutte le democrazie occidentali), a tal punto da dimostrare scarso "interesse" rispetto all'imminente Consiglio europeo. Ma ciò che conta è il resto della missiva.

La leader premette di non essere intervenuta finora per "non alimentare una polemica controproducente". Poi aggiunge: "Sicuramente i toni si sono alzati troppo, e invito tutti, a partire dagli esponenti di Fratelli d'Italia, a riportarli al livello di un confronto franco ma rispettoso". Detto questo, Meloni lancia il messaggio che più le interessa: "Non ritengo vi siano in alcun modo i presupposti per le dimissioni che qualcuno ha richiesto". Resistenza a oltranza, insomma. E questo, aggiunge, perché le notizie trapelate non sono "oggetto di segreto", almeno secondo il ministero della Giustizia.

Un attimo dopo l'appello a un confronto franco, Meloni sposa però le tesi dell'ala dura di Fratelli d'Italia. Critica alcuni eccessi retorici della sua parte, ma nella stessa frase rilancia: "Trovo singolare l'indignazione del Pd per un'accusa sicuramente eccessiva, quando però la sinistra in passato ha mosso alla sottoscritta, leader dell'opposizione, le accuse di "essere la mandante morale delle morti in mare"". Il salto di qualità arriva tre righe dopo, quando la premier si intesta la campagna contro i dem: "All'origine delle polemiche di questi giorni si colloca oggettivamente la visita a Cospito di una qualificata rappresentanza del Pd, in un momento in cui il detenuto intensificava gli sforzi di comunicazione con l'esterno". Allusioni, nuovi sospetti: "Più di quella visita, colpisce che dopo aver preso atto dei rapporti tra Cospito e i boss mafiosi in regime di carcere duro, e ben sapendo quanto alla mafia convenga mettere in discussione il 41bis, autorevolissimi esponenti del Pd abbiano continuato a chiedere per lui la revoca dell'istituto, fingendo di non comprendere le implicazioni che tale scelta avrebbe avuto soprattutto nella lotta alla criminalità". Nel capoverso successivo Meloni torna a sintonizzarsi sull'unità nazionale. Serve "prudenza e cautela", dice. "È un appello che rivolgo a tutti: politici, giornalisti, opinionisti. Perché non ci si debba domani guardare indietro e scoprire che, non comprendendo la gravità di quello che stava accadendo, abbiamo finito per essere tutti responsabili di un'escalation che può portarci ovunque".

Il Nazareno ovviamente insorge. Enrico Letta e le capigruppo ricordano la propria storia nel contrasto a terrorismo e mafia. E denunciano: "Pensavamo che fossero le parole di una premier preoccupata di comporre l'unità e la coesione del Paese. Abbiamo, purtroppo, letto le parole di un capo partito che difende i suoi oltre l'indifendibile. Riattizza il fuoco invece di spegnerlo". Parole "diffamanti", è la sintesi. Tutto questo però non frena la campagna di Fratelli d'Italia, che presenta alla Camera una mozione per il "mantenimento del 41 bis a Cospito e ai mafiosi" e invita "tutte le forze politiche" ad approvarla. A sera, Meloni scrive ai suoi parlamentari. Si dice "sinceramente preoccupata" dalla "minimizzazione che vedo in molti". Critica "chi finge di non vedere e anzi giustifica". Attacca ancora la stampa e in particolare "il Domani". Poi definisce inquietante "la tempistica che quasi sovrappone la nascita del governo all'inizio dello sciopero della fame da parte di Cospito". Infine torna sulle minoranze: "Dalle risposte al mio appello credo che l'opposizione preferisca continuare ad alimentare la polemica. Vi invito a non partecipare".