Pino Insegno e il palco con Meloni: "Torno in Rai perché sono bravo, non perché raccomandato da Giorgia"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoÈ il cantore della nuova destra, Pino Insegno. O almeno lo speaker. Nei comizi che contano, Giorgia Meloni lo recluta. C’era alla chiusura della campagna per le politiche, a piazza del Popolo a Roma. C’era stamattina per l’adunata dei leader a sostegno di Francesco Rocca, candidato alle Regionali del Lazio. E lui in questo mondo, davanti a questo parterre, sembra sentirsi coccolato. Si galvanizza: “Ho fatto una scelta di campo – dice sul palco dell’Auditorium della Conciliazione – Mi criticano? Chissenefrega”. Applausi.
Insegno, col Pd al governo si sentiva messo all’angolo perché di destra?
“È un fatto, mi hanno penalizzato. Ma secondo te perché sono sparito dalla tv, perché non sono bravo? Vai a vedere chi ha preso le mie trasmissioni, non faccio nomi perché non voglio querele, ma queste sono le indagini che un giornalista serio dovrebbe fare. Ho doppiato 400 professionisti, ho fa…
È il cantore della nuova destra, Pino Insegno. O almeno lo speaker. Nei comizi che contano, Giorgia Meloni lo recluta. C’era alla chiusura della campagna per le politiche, a piazza del Popolo a Roma. C’era stamattina per l’adunata dei leader a sostegno di Francesco Rocca, candidato alle Regionali del Lazio. E lui in questo mondo, davanti a questo parterre, sembra sentirsi coccolato. Si galvanizza: “Ho fatto una scelta di campo – dice sul palco dell’Auditorium della Conciliazione – Mi criticano? Chissenefrega”. Applausi.
Insegno, col Pd al governo si sentiva messo all’angolo perché di destra?
“È un fatto, mi hanno penalizzato. Ma secondo te perché sono sparito dalla tv, perché non sono bravo? Vai a vedere chi ha preso le mie trasmissioni, non faccio nomi perché non voglio querele, ma queste sono le indagini che un giornalista serio dovrebbe fare. Ho doppiato 400 professionisti, ho fatto 600 puntate in tv. Poi non c’era più posto per me”.
Adesso, stando a quanto è stato scritto, sarebbe pronto al ritorno in Rai.
“Ma torno in Rai perché sono bravo, non ho mica bisogno di raccomandazioni. Non vado strumentalizzato, mica sono una velina”.
Però con la destra c’è feeling, no?
“Ma non direi destra. Centrodestra, semmai. Liberali, repubblicani. Ma io sono commendatore della Repubblica per meriti sociali, non sono uno che lascia indietro le minoranze o chi la pensa diversamente. Rocca è una persona fantastica che conosco da 25 anni, so quanto vale. Ma se ci fosse stato un Nicolini, che era di sinistra, avrei votato per lui”.
Quando alla Pisana c’era la destra, collaborò con Storace.
“Sì, mettemmo su un progetto sui teatri in periferia, i cosiddetti ‘teatri di cintura’. Fondai un’associazione, Teater, che avrebbe gestito questi centri culturali senza soldi pubblici, ma con i fondi europei. Avrebbe dato formazione e lavoro. Era un progetto talmente bello che Storace mi disse: vedrai, pure se perdo ti aiuteranno”.
E invece?
“Tornai dopo le elezioni in Regione, mi risposero: con i fascisti non ci parliamo. E avevo aperto un teatro mica un campo di concentramento”.
Dice spesso che a destra ci sono pochi artisti. Che risposta si da?
"Mah, molti si professano di sinistra. Ma è facile essere di sinistra con i miliardi”.
È solo una posa?
“A volte c’è anche l’ideologia, ma viene messa in pratica poco. Io invece amo stare fra la gente”.
Il ministro Sangiuliano parla di egemonia culturale di sinistra da sostituire.
“Non va rovesciata, secondo me, ma bisogna dimostrare che la cultura non ha colore. Come i giocatori bravi si trovano sia nella mia Lazio che nella Roma”.
In politica entrerebbe mai?
“Magari sì, ma dopo i 70 anni. Ora preferisco il mio lavoro”.
Come si sente da cantore della nuova destra?
“Non sono il cantore di nessuno. Sono soltanto uno che veicola alcune idee, con la speranza che ci sia un nuovo corso”.
E questi primi 100 giorni della sua amica Meloni come li giudica?
“Non sono cieco dell’amicizia, sono laico. Vedo che c’è della buona volontà nel fare le cose, ma alcuni cambiamenti non arrivano alla gente. Ci vuole tempo”.
Con la premier vi sentite spesso?
“Ci sentiamo, ma non parliamo di politica internazionale”.