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Meloni nel fortino del centrodestra, comizio stile Vox: “Attenti, sono in arrivo colpi bassi”

Tutti i leader della coalizione (quello forzista in collegamento) chiudono la campagna di Rocca alle Regionali nel Lazio. La premier tiene la linea dura, attacca chi la critica e difende i suoi. Poi avverte: “Non si tratta con chi minaccia”
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ROMA - Scenetta all’Auditorium della Conciliazione, poco prima che arrivi Giorgia Meloni: i militanti di FdI e della Lega duellano sulle bandiere di partito. Il sottosegretario Claudio Durigon, luogotenente di Matteo Salvini nel Lazio, aveva giocato d’anticipo, facendo piazzare dai suoi i vessilli con lo spadone di Alberto da Giussano lungo tutta la parte centrale della platea. Ma i simpatizzanti che arrivano, li scansano. Brandiscono quelli di FdI. Le aste con lo spadone finiscono a terra, calpestate nel corridoio. Ormai va così. I leader della maggioranza ci sono tutti: Salvini, Meloni, Antonio Tajani in vece di Silvio Berlusconi, che si collega in video, Maurizio Lupi per i centristi.


In teoria c’è da lanciare Francesco Rocca, il candidato della destra alle Regionali del Lazio, nel rush finale. Ma di fatto, l’appuntamento diventa quasi una convention della maggioranza a 100 giorni dal giuramento del governo. Di Lazio si parla lo stretto neces…

ROMA - Scenetta all’Auditorium della Conciliazione, poco prima che arrivi Giorgia Meloni: i militanti di FdI e della Lega duellano sulle bandiere di partito. Il sottosegretario Claudio Durigon, luogotenente di Matteo Salvini nel Lazio, aveva giocato d’anticipo, facendo piazzare dai suoi i vessilli con lo spadone di Alberto da Giussano lungo tutta la parte centrale della platea. Ma i simpatizzanti che arrivano, li scansano. Brandiscono quelli di FdI. Le aste con lo spadone finiscono a terra, calpestate nel corridoio. Ormai va così. I leader della maggioranza ci sono tutti: Salvini, Meloni, Antonio Tajani in vece di Silvio Berlusconi, che si collega in video, Maurizio Lupi per i centristi.


In teoria c’è da lanciare Francesco Rocca, il candidato della destra alle Regionali del Lazio, nel rush finale. Ma di fatto, l’appuntamento diventa quasi una convention della maggioranza a 100 giorni dal giuramento del governo. Di Lazio si parla lo stretto necessario. Meloni a tratti sembra tornata quella del comizio di Vox. Toni ruvidi, da capo partito. Attacca la Commissione Ue che 2vuole farci mangiare le cavallette fritte". Attacca la sinistra e "gli osservatori" main stream che a suo dire profetizzavano sventure. Fa anche il verso, con la voce contrita e le faccette: "L’Italia è isolata, ragazzi l’Italia è isolatissima, è una tragedia". Risate.


Dal palco, la premier scuda i due fedelissimi, Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro, dribblando il caso degli atti sensibili del Dap rivelati per attaccare il Pd, e insistendo sull’ergastolo ostativo e il 41 bis. "Lo Stato non deve trattare con la mafia e nemmeno con chi lo minaccia". In prima fila ad applaudire, in mezzo a uno stuolo di ministri, da Guido Crosetto a Gennaro Sangiuliano, da Francesco Lollobrigida ad Andrea Abodi, sbuca proprio Donzelli. Seduto accanto a Fabio Rampelli, a cui ha appena soffiato la governance del partito romano. Ma fanno entrambi buon viso a cattivo gioco. Pacche sulle spalle e sorrisoni. Forse aiuta a rasserenare il clima anche la location: è qui, all’Auditorium, che 10 anni fa nacquero i Fratelli d’Italia.


Meloni - come Salvini poco prima - prova a spandere ottimismo sull’orizzonte di governo. "Tra cinque anni saremo ancora qui", scandisce. Poi torna sul caro benzina, sulla difensiva, per spiegare che il mancato taglio delle accise deriva dalla necessità di far quadrare i conti, come farebbe un capo famiglia, che non cambia idea "su richiesta di un figlio o di un altro" (anche se in questo caso la richiesta era sua, di quando era all’opposizione). Piccona il reddito di cittadinanza, "dalla fine di quest’anno chi può lavorare lavora", poi le ong, "una cosa è salvare in mare, una cosa è fare il traghetto", poi ancora i rave. Annuncia, rivolta "a tutti i membri del governo", che quest’anno sarà "l’anno delle grandi riforme". Ne cita cinque: presidenzialismo, giustizia, riforma del fisco, della burocrazia. E aggiunge l’autonomia già "avviata".


Quasi quaranta minuti di discorso, tra revanscismo - "Dieci anni fa ci dicevano che saremmo scomparsi" - attacchi e difese. Poco Lazio. A Rocca, nel finale, dà un consiglio, che sembra rivolto quasi più a se stessa e ai suoi colonnelli: "Colpi bassi ci saranno ma siamo vaccinati, prima, seconda, terza e quarta dose. Francé, ti consiglio di non leggere niente, non farti condizionare...". Standing ovation, che mette in ombra gli applausi, più timidi, a Salvini, che comunque aveva difeso l’esecutivo sul 41 bis e rassicurato sulla tenuta della maggioranza, parlando addirittura di possibili, futuri "amici" fra i ministri: "Spiace per i gufi, ma governeremo 5 anni". In coda, dipinge un complotto contro la destra alle Regionali: "C’è una cappa di silenzio, perché sanno che il Pd perde". Berlusconi, forse memore dei fischi per l’intervento troppo lungo alla festa di FdI, stavolta parla in video per pochi minuti. Ma fa in tempo a dire in chiusura: "Vincere e vinceremo".