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Qatargate, chi è Avramopoulos, l'ex commissario greco del Ppe che gridava al complotto italiano

Il politico era legato a Panzeri e alla sua ong. Con lui l’inchiesta belga si allarga e lambisce anche i popolari
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Era il 20 dicembre e il Qatargate era ormai deflagrato, quando l'ex commissario europeo agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos dettò una dichiarazione alle agenzie: "Sono vittima di un complotto italiano, c'è uno sforzo organizzato da parte di alcuni circoli in Italia per indebolire la candidatura che ho presentato per il ruolo di rappresentante speciale dell'Unione europea nel Golfo Persico e, naturalmente, sostenere il candidato socialista Luigi Di Maio". In realtà gli ultimi atti depositati dai magistrati di Bruxelles dimostrano che, se un complotto c'è stato, era quello che Panzeri stava organizzando per favorire proprio l'ex deputato parlamentare greco. Il cui coinvolgimento (seppur al momento non sia indagato) rappresenta il salto di qualità dell'indagine sul Qatargate.

Lo è perché i suoi rapporti con Panzeri dimostrano due cose: da un lato il fatto che il gruppo avesse sponda non solta…

Era il 20 dicembre e il Qatargate era ormai deflagrato, quando l'ex commissario europeo agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos dettò una dichiarazione alle agenzie: "Sono vittima di un complotto italiano, c'è uno sforzo organizzato da parte di alcuni circoli in Italia per indebolire la candidatura che ho presentato per il ruolo di rappresentante speciale dell'Unione europea nel Golfo Persico e, naturalmente, sostenere il candidato socialista Luigi Di Maio". In realtà gli ultimi atti depositati dai magistrati di Bruxelles dimostrano che, se un complotto c'è stato, era quello che Panzeri stava organizzando per favorire proprio l'ex deputato parlamentare greco. Il cui coinvolgimento (seppur al momento non sia indagato) rappresenta il salto di qualità dell'indagine sul Qatargate.

Lo è perché i suoi rapporti con Panzeri dimostrano due cose: da un lato il fatto che il gruppo avesse sponda non soltanto all'interno del Parlamento - grazie ai buoni uffici dell'ex deputato del Partito democratico e, evidentemente, alle porte che spalancava loro la vice presidente, la greca Eva Kaili - ma avesse ottimi contatti anche nella Commissione. Dall'altro c'è la dimostrazione che non è una questione soltanto "socialista". Ma che la rete che Panzeri &co. avevano tessuto si spingeva oltre, fino a toccare il Partito popolare, come appunto il contatto con Avramopoulos testimonia. D'altronde i rapporti tra l'ex commissario greco e il parlamentare milanese sono testimoniati da decine di intercettazioni telefoniche. E, soprattutto, dallo scambio di denaro registrato dagli investigatori belgi. Avramopoulos lavorava per "Fight Impunity", la Ong di Panzeri al centro dell'inchiesta: secondo gli investigatori era infatti uno degli strumenti principali che il gruppo utilizzava per spostare il denaro che ricevevano da Marocco e Qatar e per pagare le persone che volevano corrompere. Il parlamentare greco ha incassato 60mila euro in un anno (5mila euro al mese) dall'associazione, si legge negli atti, per "la promozione attiva delle attività della società". In cosa è consistito il lavoro di Avramopoulos? Due conferenze - una online e una, in presenza, in Grecia - e un articolo online che porta la sua firma. Poi niente di più.

"Per svolgere quell'incarico ho l'autorizzazione scritta da Ursula von der Leyen" si è difeso lui, dimenticando però un paio di particolari che hanno convinto, invece, la Commissione ad aprire un'inchiesta interna per capire cosa sia successo. Questo perché il politico greco aveva omesso di segnalare che la Ong non era iscritta al registro Ue della trasparenza. E dunque non aveva alcun obbligo di documentare le spese o depositare i bilanci. Motivo per cui Panzeri aveva gioco facile nello spostare denaro che gli arrivava da Marocco e Qatar e che lui faceva transitare su suoi conti personali tra il Belgio e l'Italia. Inoltre Avramopoulos non ha spiegato il perché di quel compenso certamente immotivato per le due conferenze e l'articolo. Il sospetto degli inquirenti è che lui operasse come lobbista del gruppo all'interno della Commissione, sfruttando i suoi vecchi rapporti, e dei Popolari. E che, soprattutto, questo ruolo potesse diventare cruciale qualora fosse riuscito a ottenere, al posto di Di Maio, il ruolo di rappresentante dell'Ue nel Golfo persico. Per Panzeri avere un suo uomo su una sedia così importante - passa da lì il flusso delle relazioni tra l'Europa e il Bahrein, Kuwait, Iraq, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti - sarebbe stato "un regalo di Babbo Natale". Come le buste nelle quali consegnava le tangenti ai suoi amici.