Di Bartolomei: "Tiro a segno nelle scuole? Meglio uno psicologo per ogni istituto. Sulle armi la destra subisce la fascinazione trumpiana"
di Mauro Favale , di Mauro Favale"La mia famiglia ha patito la presenza di un’arma in casa". Luca Di Bartolomei è il figlio di Agostino, campione di calcio negli anni ‘80 con le maglie di Roma e Milan, che nel 1994 si tolse la vita con un colpo di pistola al petto. Analista e imprenditore, 41 anni, oggi Di Bartolomei è impegnato in una battaglia civile e culturale per limitare la diffusione delle armi.
Come giudica l’uscita del sottosegretario Fazzolari?
"Con grande attenzione. Prendiamo atto della smentita che arriva da quello che è, a tutti gli effetti, il braccio destro della premier. Ma bisogna vigilare".
Non si fida?
"Guardiamo ai fatti: in questi anni il rapporto di FdI e della Lega nei confronti dell’uso delle armi è di grande attrazione. E rappresenta anche una novità rispetto ad alcuni capisaldi della destra".
In che senso?
"Nel senso che FdI è il partito erede di An e Msi, con una forte tradizione central…
"La mia famiglia ha patito la presenza di un’arma in casa". Luca Di Bartolomei è il figlio di Agostino, campione di calcio negli anni ‘80 con le maglie di Roma e Milan, che nel 1994 si tolse la vita con un colpo di pistola al petto. Analista e imprenditore, 41 anni, oggi Di Bartolomei è impegnato in una battaglia civile e culturale per limitare la diffusione delle armi.
Come giudica l’uscita del sottosegretario Fazzolari?
"Con grande attenzione. Prendiamo atto della smentita che arriva da quello che è, a tutti gli effetti, il braccio destro della premier. Ma bisogna vigilare".
Non si fida?
"Guardiamo ai fatti: in questi anni il rapporto di FdI e della Lega nei confronti dell’uso delle armi è di grande attrazione. E rappresenta anche una novità rispetto ad alcuni capisaldi della destra".
In che senso?
"Nel senso che FdI è il partito erede di An e Msi, con una forte tradizione centralista, che ha sempre considerato l’esercizio della sicurezza una prerogativa dello Stato. Ora questo paradigma si è rovesciato. Probabilmente ha fatto centro la fascinazione trumpiana".
Eppure l’esempio degli Usa dovrebbe essere un deterrente.
"Ma questa tendenza arriva da lontano: sono anni che i governi di tutti i colori allargano le maglie della legislazione sul porto d’armi e sulla legittima difesa. E lo fanno senza un ancoraggio con la realtà".
Cosa dicono i numeri?
"Che non c’è un’emergenza sicurezza, che gli omicidi calano costantemente: se 40 anni fa erano 2.500-3.000 l’anno, ora siamo a meno di un decimo. E, allo stesso tempo, il numero di chi oggi ha il porto d’armi è troppo alto rispetto alle effettive necessità".
C’è un tornaconto elettorale nel sostenere una linea “morbida” sull’uso delle armi?
"In questi anni la politica è stata incapace nel dare risposte effettive all’insicurezza percepita dai cittadini e legata per lo più a problemi economici o lavorativi. Di fronte alle legittime paure di gran parte del mondo occidentale, la politica più superficiale risponde così: armatevi, comprate una pistola. Perché con un’arma puoi difendere le tue cose, le tue proprietà. L’impressione è che si voglia estendere l’autodifesa. Invece servono più controlli".
Di che tipo?
"Le pare normale che per prendere il porto d’armi si debba fare una visita “normale” e non specialistica? E che per i 5 anni della durata della licenza non ci sia l’obbligo di nessun controllo medico? E che le banche dati del Viminale e del ministero della Salute non si parlino tra loro, così che se ho subito un Tso possa ancora detenere un’arma?".
E alle scuole che messaggio si deve trasmettere?
"Più che parlare di tiro a segno, si garantisca nelle scuole la presenza di uno psicologo in ogni istituto. Aiuterebbe ad abbattere la conflittualità tra scuola e famiglia e a vincere lo stigma del parlare con un terapista".