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La missione tabula rasa di Fazzolari “legge&spara”

Giovanbattista Fazzolari 

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Per Meloni il sottosegretario alla Presidenza è “il genio”. Ha in mano il dossier nomine. La sua grande passione per le armi
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Altro che tiro a segno. Ha la mission della “tabula rasa” Giovanni Fazzolari, che Giorgia chiama “il genio” e gli ha messo in mano tutti i dossier, dalla solita Rai all’abbuffata di nomine che scadono in aprile, Enel, Eni, Leonardo, Monte dei Paschi, Poste, Enav, Consip, Consap, Amco, Poligrafico, Trenitalia, Rfi, Infratel, Cdp Venture Capital, Techno Sky, Acciaierie, Mediocredito… Dunque, per cambiare lo Stato, “primum: mettere i nostri, e solo dopo cominciare a dialogare”.

Ma chi è davvero questo teorico della tabula rasa, “mito romano della devastazione fisica e simbolica che non ha rimedio”, chi è il tenero duro che ha studiato allo Chateaubriand di Roma, ma non ha nulla dei fighetti che l’hanno frequentato: “sono un francesista antifrancese”. E ha pure il fisico del siciliano “spertu” raccontato dal Pitrè, testa grande e statura piccola, perché spiegava: “…

Altro che tiro a segno. Ha la mission della “tabula rasa” Giovanni Fazzolari, che Giorgia chiama “il genio” e gli ha messo in mano tutti i dossier, dalla solita Rai all’abbuffata di nomine che scadono in aprile, Enel, Eni, Leonardo, Monte dei Paschi, Poste, Enav, Consip, Consap, Amco, Poligrafico, Trenitalia, Rfi, Infratel, Cdp Venture Capital, Techno Sky, Acciaierie, Mediocredito… Dunque, per cambiare lo Stato, “primum: mettere i nostri, e solo dopo cominciare a dialogare”.

Ma chi è davvero questo teorico della tabula rasa, “mito romano della devastazione fisica e simbolica che non ha rimedio”, chi è il tenero duro che ha studiato allo Chateaubriand di Roma, ma non ha nulla dei fighetti che l’hanno frequentato: “sono un francesista antifrancese”. E ha pure il fisico del siciliano “spertu” raccontato dal Pitrè, testa grande e statura piccola, perché spiegava: “È difficili truvari un longu spertu e un curtu minchiuni”.
A Fazzolari, che è nato a Messina, dove è rimasto solo due anni, piacciono le sintesi: “Sono il sintetizzatore di Giorgia”.

E sintetizza pure Sicilia e Calabria. Ha infatti il sangue caldo di Bovalino, il paese del padre, la calabresità da boia chi molla che ispirò gli spiritati tweet contro il presidente Matterella: “rottame”, “oltre il ridicolo”, “aspirante demonio”. E ora si arrabbia non solo con i giornalisti, “che siete tutti pagati dai nostri nemici”, ma anche con gli alleati come il sottosegretario Alfredo Mantovani che considera “un cavallo di Troia dei finti moderati”. Ma poi la calabresità che lo accende si nasconde e si tempera nella malinconia siciliana della madre di Villafranca. Lui era diplomatico, consigliere d’ambasciata, lei un’insegnante di lettere, mentre il nonno, di cui Giovanni porta il nome, era il signore dei biscotti: Sammartine, Susumelle e torrone.

Giorgia, che cambia facilmente padre putativo come Picasso cambiava i colori e ha avuto, per dirne due, “il periodo Rampelli” e “il periodo Crosetto” proprio come il pittore ebbe “il periodo blu” e “il periodo rosa” , è ora in pieno “periodo Fazzolari”: “l’uomo più intelligente che abbia mai conosciuto”. E pensare lo conosce da ben 25 anni. Ma forse nel sottosuolo di Fratelli d’Italia, popolato da dieci, cento, mille invasati alla Donzelli, c’è solo un tenero duro: solo Giovanni legge&spara, sintesi perfetta del meloniano di tenace concetto, letture e armi di precisione, “pensiero e azione” ripete il ministro Sangiuliano che vanta competenze idealistiche. Non tanto dunque “libro e moschetto” che sarebbe una retorica troppo facile, ma Richelieu e D’Artagnan, che è la sintesi di chi ha studiato Dumas nelle scuole francesi appunto, che Fazzolari ha frequentato anche ad Ankara e a Buenos Aires ,oltreché nella bellissima Metz che, con le sue isolette di fiume, è la Mosella a mezz’ora dal Lussemburgo.

A 50 anni Fazzolari è oggi un uomo di mondo che sogna non di prendere, ma di rifiutare quella Legion d’Onore che “sempre più i piccoli italiani agognano e sempre più i grandi francesi disdegnano”. A Carmelo Caruso del Foglio, prima ancora di vincere le elezioni, confessò che “da politico io mai l’accetterei. Prima viene il mio paese. E invece la sinistra, il Pd, è piena di personalità, anche di primo piano, che hanno ricevuto la Legion d’onore. Una quantità che non ha eguali in altri parti del mondo”.


Tabula rasa, dunque, anche delle decorazioni. Tabula rasa invece dello spoil system, tabula rasa dell’antifascismo, tabula rasa della scuola egualitaria, tabula rasa della donna laica ed emancipata, della libertà d’aborto, del meticciato, della mescolanza, della diversità sessuale come ricchezza. La tabula rasa è un’idea che i romani rubarono agli invasori barbari.
E infatti la Parigi di Dumas per Giovanni Fazzolari fu Roma, la città dove la famiglia alla fine si trasferì, la città per riposizionarsi nel mondo, integrarsi nel nuovo Ordine dei Moschettieri dell’estrema destra, il Fronte della gioventù e l’appartenenza nera, già da disadattato, nel liceo con la erre moscia, e poi la militanza turbolenta alla Sapienza dove si laureò in Economia anche se è la letteratura francese che preferisce continuare ad esibire: non solo Athos, Porthos e Aramis ma soprattutto “L’uomo che ride”, con lunghe citazioni a memoria.


E quella di Victor Hugo è l’epica di un’altra sintesi: istinti brutali e umanità, fedeltà come complicità e ferocia verso il mondo esterno che ti esclude, ti marginalizza, ti disprezza e ti caccia al grido di “fascista”. Si forma in quegli anni il carattere rancoroso, perfetto per la mission della tabula rasa. E qualche volta con il ministro Lollobrigida, “il mio migliore amico”, semiseri si dicono che per distruggere l’egemonia culturale “ci vorrebbero la dinamite e i picconi”. Come i talebani si accaniscono sulle colonne e sulle statue, Fazzolari si accanisce sulla sinistra e i suoi uomini, per cancellare l’intera storia della Repubblica italiana prima della “Rivelazione”, prima cioè della vittoria nera del 25 settembre, prima del governo Meloni.


Anche le armi che Fazzolari vorrebbe introdurre nelle scuole raccontano l’ossessione del perseguitato: le armi come sfogo nel poligono, che è rifugio e seconda casa. Lì è adorato come un eroe e lì si rilassa più che a Fregene dove abita. È la pulsione bum bum del vittimismo aggressivo di Giorgia: brividi, paure, umori e miti. “Tiro dinamico sportivo” si chiama e significa sparare a tanti bersagli, maneggiando tante armi diverse. Non c’è speranza per i nemici che si muovono nell’ombra e complottano contro la rivoluzione meloniana. E i giornalisti vanno tutti colpiti al cuore come insegna Ramon. Fazzolari è il capo del battaglione Azov della tabula rasa, il disperato uomo che ride: “Io sono colui che viene dal profondo, Mylords, voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte”.