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Nordio a Rebibbia dimentica Cospito e vanta il carcere che "sa distinguere tra detenuti per delitti gravi e meno gravi"

Il ministro della Giustizia vede il film "Grazie ragazzi" di Riccardo Milani con Antonio Albanese. In sala una trentina di "ospiti" del penitenziario romano e uno di loro, Mario, gli dice: "Facendo teatro mi sono reso conto che la vita è tutt'altro". il Guardasigilli rilancia l'ipotesi di vendere le carceri antiche per costruirne di nuove, "lo chiede anche Meloni"
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ROMA - "Tutto ciò che viene portato in carcere per uccidere il tempo, prima che il tempo uccida te, è positivo, il lavoro, l'arte, la manualità". Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, per quattro ore, almeno in apparenza, dimentica gli incubi Cospito e del duo Delmastro-Donzelli, nonché l'inchiesta della procura di Roma. Arriva a Rebibbia, visita i laboratori di teatro, pittura e arte orafa, il call center, il reparto dove si digitalizzano i documenti, la sartoria. E anche il progetto "Metamorfosi", dove il legno delle barche dei migranti si trasforma in coloratissimi strumenti musicali. Ascolta Mario, un detenuto, che gli dice: "Sono qui da 10 anni. E ho trovato un clima nuovo, un brigadiere mi ha proposto un lavoro, prometto che non farò danni gli ho detto, e poi ho cominciato a fare teatro e il teatro mi ha segnato, mi è sparita la timidezza, ma anche l'orgoglio, e sono tornato bambino. Se anche si …

ROMA - "Tutto ciò che viene portato in carcere per uccidere il tempo, prima che il tempo uccida te, è positivo, il lavoro, l'arte, la manualità". Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, per quattro ore, almeno in apparenza, dimentica gli incubi Cospito e del duo Delmastro-Donzelli, nonché l'inchiesta della procura di Roma. Arriva a Rebibbia, visita i laboratori di teatro, pittura e arte orafa, il call center, il reparto dove si digitalizzano i documenti, la sartoria. E anche il progetto "Metamorfosi", dove il legno delle barche dei migranti si trasforma in coloratissimi strumenti musicali. Ascolta Mario, un detenuto, che gli dice: "Sono qui da 10 anni. E ho trovato un clima nuovo, un brigadiere mi ha proposto un lavoro, prometto che non farò danni gli ho detto, e poi ho cominciato a fare teatro e il teatro mi ha segnato, mi è sparita la timidezza, ma anche l'orgoglio, e sono tornato bambino. Se anche si nasce in contesti difficili, non sei predestinato, ma puoi cambiare". 

Cappotto beige, che non si toglie mai vista la temperatura assai rigida, Carlo Nordio arriva alle 18 e trenta nel grande teatro di Rebibbia. Giù le luci e parte il film. I detenuti applaudono "Grazie ragazzi", pellicola buonista e pessimista al contempo, perché quattro dei cinque detenuti che, quasi fossero attori professionisti, anziché analfabeti che non hanno mai letto un libro e perfino affetti da balbuzie, recitano "Aspettando Godot" e portano perfino la piece in giro per l'Italia fino ad arrivare al Teatro Argentina, ma alla fine pensano bene di scappare. Il sogno di cambiare vita, almeno in carcere, s'infrange tristemente. La realtà prevale sul finale da favola. Ripresi uno dopo l'altro, tornano là dov'erano e dove "secondini" cattivi (per questa volta chiamiamoli così perché se lo meritano) gli sequestrano perfino il peluche e i mazzi di fiori regalati da chi li ha visti recitare in teatro e li ha applauditi. Quel teatro che nelle carceri italiane è una realtà con le 85 compagnie che svolgono la loro attività in maniera sistematica in 79 sale adibite al teatro.  

Nessuna domanda su Cospito. Il protagonista del dibattito dopo il film è cosa può fare e come può vivere un detenuto per uscire dal carcere non peggiore di come ci è entrato, e magari con un lavoro. "Imparare un mestiere è importante - dice Nordio - purché si riesca a coniugare quello che si impara qui e quello che si può fare fuori". A aggiunge: "Sono entusiasta di quello che ho visto qui...". Già, Rebibbia, dov'è attivo perfino il call center che smista le chiamate per le prenotazioni al Bambino Gesù. 

Ma il lavoro non basta. "Il marchio di Caino rischia di essere una doppia pena. Una volta saldato il conto, il cittadino deve potersi reinserire, essere preparato al lavoro e allo stesso tempo trovare un mondo che non lo respinga". Per questo "occorre lavorare di fantasia e anche con coraggio". Per esempio "favorendo la differenziazione tra chi si è macchiato di una delitto di una certa gravità e chi di un reato meno grave". Un'ipotesi che, nella testa di Nordio, dovrebbe portare non solo a percorsi in carcere del tutto differenziati, a seconda della pericolosità sociale dei soggetti, ma anche a carceri distinte a seconda della gravità stessa dei reati. 

Ma per fare tutto questo conta soprattutto in che carcere ti trovi. E come sappiamo bene le strutture delle nostre patrie galere sono obsolete. Nordio ritira fuori l'ipotesi, già fatta molte volte ma sempre abbandonata, di vendere le vecchie carceri nei centri storici, tipo l'Ucciardone a Palermo o Poggioreale a Napoli, per costruirne di più funzionali e meno sovraffollate. E dice: "È un'idea della nostra presidente del Consiglio vendere le strutture antiche e costruirne di nuove con il ricavato". 

Le difficoltà sono molteplici, e Nordio non le tace. Da quella di "trovare gli acquirenti", questione che finora ha sempre bloccato questa strada. Una via di mezzo porrebbe essere quella delle caserme da ristrutturate e destinare a detenuti con reati minori. "L'italia - dice Nordio - non è la California dove puoi costituire qualsiasi cosa, non ci sono vincoli artistici e archeologici, qui da noi il percorso può essere difficile da attuare, ma c'è una possibile via di mezzo, ristrutturare caserme, farne luoghi detenzione o sedimentazione per reati minori".