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Lezione di antifascismo, Benigni illumina Sanremo e Mattarella canta l’Inno

Sergio Mattarella e Roberto Benigni (ansa)

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Il premio Oscar celebra Costituzione e costituenti, tra cui il padre del presidente. Cita l’articolo 21 e l’articolo 11 contro la guerra. Standing ovation per il capo dello Stato: prima assoluta al Festival
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SANREMO — Sergio Mattarella arriva con la figlia Laura. Per la prima volta un presidente della Repubblica è all’Ariston, per seguire il Festival. L’apertura della 73esima edizione entra nella storia, Amadeus annuncia la presenza dello spettatore più illustre la mattina in conferenza stampa. Una sorpresa. Teatro blindato, dietro le quinte il selfie di gruppo scattato da Chiara Ferragni, Mattarella prende posto sul palchetto di velluto rosso, accolto dall’applauso affettuoso, che sembra non finire più, del pubblico in piedi.


L’arrivo del capo dello Stato segna un prima e un dopo nella storia di Sanremo, la consacrazione per Amadeus; Mattarella alla prima della Scala e alla prima serata del Festival nel segno del tricolore. Gianni Morandi canta l’Inno di Mameli con tutto il pubblico, canta anche il presidente. Amadeus è emozionato: "Averla qui con noi testimonia la sua vicinanza al mondo dello spettacolo e al mondo de…

SANREMO — Sergio Mattarella arriva con la figlia Laura. Per la prima volta un presidente della Repubblica è all’Ariston, per seguire il Festival. L’apertura della 73esima edizione entra nella storia, Amadeus annuncia la presenza dello spettatore più illustre la mattina in conferenza stampa. Una sorpresa. Teatro blindato, dietro le quinte il selfie di gruppo scattato da Chiara Ferragni, Mattarella prende posto sul palchetto di velluto rosso, accolto dall’applauso affettuoso, che sembra non finire più, del pubblico in piedi.


L’arrivo del capo dello Stato segna un prima e un dopo nella storia di Sanremo, la consacrazione per Amadeus; Mattarella alla prima della Scala e alla prima serata del Festival nel segno del tricolore. Gianni Morandi canta l’Inno di Mameli con tutto il pubblico, canta anche il presidente. Amadeus è emozionato: "Averla qui con noi testimonia la sua vicinanza al mondo dello spettacolo e al mondo della canzone di cui Sanremo è la massima espressione popolare. La sua presenza ci ricorda poi che ricorre il 75esimo anniversario della Costituzione di cui lei è nostro amato garante". È Roberto Benigni, che nel 2021 alla Mostra di Venezia — dove riceveva il Leone d’oro alla carriera — fece il suo appello al presidente per il bis ("Resti qualche anno in più"), a spiegare il valore della Carta, a ribadire il valore dell’antifascismo. Ma prima scherza con Mattarella, che ride divertito: "Lei è al suo secondo mandato. Amadeus al quarto, si è prenotato il quinto. È costituzionale? No. Presidente, bisogna fermarlo, è un colpo di Stato, si è montato la testa, vuole pieni poteri. Sta organizzando la marcia su Sanremo, si vuole prendere tutto. È una dittatura". "La Costituzione c’entra anche con Sanremo!, continua, "perché è un’opera d’arte e canta la libertà e la dignità dell’uomo, ogni parola sprigiona una forza evocativa e rivoluzionaria come le opere d’arte, butta all’aria l’oppressione, l’ingiustizia e la violenza di prima, è uno schiaffo al potere. Ci fa sentire che viviamo in un paese che può essere giusto e bello, dice che il mondo può essere senza violenza".


Poi continua a rivolgersi a Mattarella: "Presidente non è obbligato, se vuole vederne solo metà, alle tre di notte se ne può andare". Il capo dello Stato lascerà il teatro al termine dell’esibizione di Benigni. Il folletto ricorda che "tra i nostri padri costituenti c’era Bernardo Mattarella, il padre del nostro presidente: lei e la Costituzione avete avuto lo stesso padre, si può dire che la Costituzione sia sua sorella" . Il presidente appare emozionato: si porta per due volte la mano sul cuore. "La Costituzione", dice Benigni, "è un’opera d’arte e ogni parola sprigiona una forza evocativa e rivoluzionaria, perché butta all’aria l’oppressione e la violenza che c’era prima, ci fa sentire che viviamo in un Paese che può essere giusto e bello, che si può vivere in un mondo migliore. È un sogno fabbricato da uomini svegli, ed è una cosa che può accadere una volta nella storia di un popolo. Sono stati dei visionari, ed è stato un miracolo perché erano 556 di tanti partiti, divisi su tutto ma uniti per scrivere la Costituzione più bella. E non si rivolge alla società presente ma guarda al futuro. La Costituzione non si scorda di nessuno".

Cita l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra”. "lo avessero adottato tutti i Paesi non esisterebbe più la guerra sulla Terra». Poi Benigni dice che il suo articolo preferito è l’articolo 21, «il pilastro di tutte le libertà. Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero. Un linguaggio semplice che sembra scritto da un bambino, di una forza e bellezza che si rimane stupiti. Ma se l’hanno scritto ce n’era bisogno — dice l’artista — prima della Costituzione, nel ventennio fascista. Non si poteva cantare, non si poteva pensare liberamente. L’articolo 21 ci ha liberati dall’obbligo di avere paura. In Paesi molto vicini a noi gli oppositori vengono carcerati e incatenati, solo perché mostrano il volto o i capelli, o perché ballano e cantano. Quanto è meraviglioso che in Italia tutti hanno diritto di manifestare. La cosa migliore per il futuro è ricordarsi di avere il passato bene presente". Ancora applausi.

"I padri e le madri costituenti hanno lasciato l’ultima pagina bianca perché dovevamo scriverla noi, con la nostra vita. La Costituzione non è solo da leggere, ma è da amare, bisogna farla entrare in vigore ogni giorno. Hanno tracciato la via e ci hanno lasciato una sola cosa da fare: far diventare questo sogno realtà". Standing ovation.