Sanremo, il monologo antifascista e quell’insofferenza a destra per l'Ariston “salotto del Pd"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoL’insofferenza della destra di governo per il festival che celebra la Costituzione antifascista, davanti al presidente Mattarella, traspare bene da un tweet mattutino di Vittorio Sgarbi. Dice fuori dai denti quello che molti nella maggioranza pensano, a microfoni spenti. "Popolare e populista - cinguetta il sottosegretario alla Cultura - ma indifferente alla volontà degli elettori, Sanremo apre con tre simpatizzanti del Pd: Mattarella che vi fu iscritto, Benigni che prese in braccio Veltroni, Morandi che ha sempre votato Pci e Pd". Ospite di Metropolis, il talk del gruppo Gedi, il critico rincara la dose. "Chiara Ferragni - aggiunge - è il vero segretario del Pd". E l’Ariston è il "salotto ordinato" dei dem. Nel partito di Giorgia Meloni nessuno si sogna di muovere rilievi alla scelta del capo dello Stato, come ha fatto invece Salvini, e allora il bersaglio su cui spargere malumori diventa il premio Oscar che sul palco ha …
L’insofferenza della destra di governo per il festival che celebra la Costituzione antifascista, davanti al presidente Mattarella, traspare bene da un tweet mattutino di Vittorio Sgarbi. Dice fuori dai denti quello che molti nella maggioranza pensano, a microfoni spenti. "Popolare e populista - cinguetta il sottosegretario alla Cultura - ma indifferente alla volontà degli elettori, Sanremo apre con tre simpatizzanti del Pd: Mattarella che vi fu iscritto, Benigni che prese in braccio Veltroni, Morandi che ha sempre votato Pci e Pd". Ospite di Metropolis, il talk del gruppo Gedi, il critico rincara la dose. "Chiara Ferragni - aggiunge - è il vero segretario del Pd". E l’Ariston è il "salotto ordinato" dei dem. Nel partito di Giorgia Meloni nessuno si sogna di muovere rilievi alla scelta del capo dello Stato, come ha fatto invece Salvini, e allora il bersaglio su cui spargere malumori diventa il premio Oscar che sul palco ha citato l’articolo 21 della Carta, ricordando che "durante il ventennio non si poteva pensare liberamente".
Ecco Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e segretario del Consiglio dei ministri. Parla a margine di una cerimonia della fondazione Tatarella a Palazzo Giustiniani. Lodi a Mattarella, ma chiosa malevola su Benigni: "Difende la Costituzione? È solo spettacolo, non mi risulta che Benigni sia un costituzionalista". E quanto al clima ostile che scontenterebbe il governo, aggiunge, "non ci vedo un disegno, ma un riflesso condizionato che dipende dal fatto che non ci si è resi conto del risultato delle elezioni". Che non sia un ragionamento solitario, quello di Mantovano, lo dimostrano le dichiarazioni di altri esponenti di FdI, che si attestano sulla stessa linea. "La cosa più bella del festival è stata la presenza del presidente Mattarella", dice Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo alla Camera, "per il resto abbiamo dovuto dare un cachet ricco a Benigni per ricordarci la bellezza di una Costituzione che in Italia è stata difesa dalle forze moderate contro ideologie comuniste. Sarebbe stato meglio chiamare sul palco Sabino Cassese piuttosto che trasformare un comico in un costituzionalista". Altri deputati si lanciano nelle polemiche più da showbiz: la deputata Chiara Colosimo se la prende con Ferragni: "Non può essere il mio modello valoriale e culturale, dobbiamo andare oltre il femminismo, non il solito luogo comune sul corpo delle donne".
Anche da Forza Italia arrivano bordate. "Benigni non l’ho visto. E non lo vedo da tempo», dice Maurizio Gasparri, che per il partito di Berlusconi ha sempre tenuto d’occhio le vicende Rai. Seguono giudizi sprezzanti: "Benigni come comico non fa più ridere, quando fa il serio è troppo enfatico. Poi una volta tocca lì Baudo, una volta parla di Costituzione...". Piuttosto, dice il vicepresidente azzurro del Senato, "mi chiedo se Benigni, come ha ipotizzato qualcuno, abbia avuto un super cachet, che sarebbe inaccettabile, dato l’onore che ha avuto di celebrare la Costituzione davanti al capo dello Stato. Mi auguro sia stato gratis".
Tra le poche voci ecumeniche, e questa è una sorpresa, Daniela Santanché. Di solito non si sottrae alla stoccata polemica, stavolta invece si sintonizza con l’umore pop festivaliero. La prima serata l’ha vista col cane ai piedi del letto, come da video-tweet pubblicato a mezzanotte. "Sarò poco chic – dice la ministra del Turismo di FdI – ma a me il festival piace. Anche Benigni? Sì, da italiana dico viva Benigni, è pur sempre un premio Oscar"».