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Latina, sfilata di ministri nel granaio nero: “Ma qui si vota per Meloni non per FdI"

Andrea Delmastro 

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Nel capoluogo pontino è rimasto il retaggio della fondazione fascista. Alle Regionali il partito della premier potrebbe sfiorare il 40%. Show di Delmastro dopo il caso Cospito: “La mia coscienza è a posto”
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LATINA - Messaggino WhatsApp sui telefonini dei militanti di Fratelli d’Italia a Latina: "Con estremo piacere vi preannuncio la presenza del sottosegretario di Stato Andrea Delmastro. Invitiamo tutti coloro che hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro o da altri impegni a raggiungere la federazione per dare al sottosegretario l’accoglienza che merita". Appuntamento alle 11. Ma Delmastro, in visita nel carcere locale, si fa desiderare. Spunta alle 12,15. Baciamano alla poliziotta, vigorosa stretta di mano agli agenti presenti. "È quello che sta sempre in televisione?" chiede una signora con la sporta della spesa. I cinquanta militanti che hanno avuto la possibilità di assentarsi dal lavoro lo accolgono con giubilo. Battimani in sala. Abbracci. Selfie. "Bravo!". Delmastro dispensa buffetti e ringrazia inchinandosi con le mani giunte. Una ragazza gli si para davanti: "Studio criminologia". "Foto con la mia…

LATINA - Messaggino WhatsApp sui telefonini dei militanti di Fratelli d’Italia a Latina: "Con estremo piacere vi preannuncio la presenza del sottosegretario di Stato Andrea Delmastro. Invitiamo tutti coloro che hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro o da altri impegni a raggiungere la federazione per dare al sottosegretario l’accoglienza che merita". Appuntamento alle 11. Ma Delmastro, in visita nel carcere locale, si fa desiderare. Spunta alle 12,15. Baciamano alla poliziotta, vigorosa stretta di mano agli agenti presenti. "È quello che sta sempre in televisione?" chiede una signora con la sporta della spesa. I cinquanta militanti che hanno avuto la possibilità di assentarsi dal lavoro lo accolgono con giubilo. Battimani in sala. Abbracci. Selfie. "Bravo!". Delmastro dispensa buffetti e ringrazia inchinandosi con le mani giunte. Una ragazza gli si para davanti: "Studio criminologia". "Foto con la mia criminologa preferita!". Su Cospito rifarebbe tutto? "Ho agito secondo coscienza".


Domenica si vota nel Lazio. "Mi raccomando tutti alle urne", è l’appello che fa il senatore Nicola Calandrini, 56 anni, uno dei due proconsoli di Giorgia Meloni in città. L’altro è Nicola Procaccini, 47 anni, europarlamentare. Dice: "Questa sede è una delle più antiche della destra e io ci sono cresciuto".


Latina è il granaio nero. Alle ultime politiche Fratelli d’Italia ha preso il 34 per cento. "Stavolta un po’ meno", prevede Calandrini con minimalismo dc: ha cominciato in Forza Italia. Ma i sondaggi dicono di più, molto di più. Trentacinque per cento, quaranta, chissà. Del resto qui si è storicamente candidata Giorgia Meloni, prima di cedere il collegio all’emergente Chiara Colosimo. "La gente dice: io voto Meloni, non FdI", rivela infatti Tommaso Malandruccolo, poliziotto dell’Anticrimine, consigliere comunale uscente del Pd.


In giro si vedono soprattutto i manifesti e i camion vela di Enrico Tiero, 55 anni, è lui il ras dei voti. Pure Tiero non nasce missino. È stato dc, forzista, cuore italiano, infine meloniano. Una macchina di preferenze, si favoleggia di quaderni con i nomi di potenziali elettori. Da Roma c’è stata una calata di ministri. Per Tiero è venuto Francesco Lollobrigida, il cognato di "Giorgia". "Il Lazio non se lo fila nessuno, ma adesso con Francesco Rocca le cose cambieranno". Il ministro Valditara è giunto invitato dal sottosegretario leghista Claudio Durigon, l’altro potente del luogo (sì, quello che voleva intitolare ad Arnaldo Mussolini il parco cittadino e ora è sotto schiaffo per le case comprate a prezzo scontato): gli hanno fatto trovare un gruppo di studenti in divisa scolastica dell’Istituto agrario San Benedetto, i ragazzi hanno intonato l’inno di Mameli, i presenti in sala si sono messi la mano sul cuore, la Cgil ha tuonato contro "gli studenti balilla".


Latina ha 130 mila abitanti. La seconda provincia del Lazio. Per andare a Roma non c’è l’autostrada. La stazione è a Latina scalo, a più di dieci chilometri dal centro. La biblioteca è chiusa da cinque anni. Il teatro ha riaperto a dicembre dopo sei anni perché mancava la certificazione anti-incendio (per la prosa si andava a Pontinia). "Non c’è un albergo che possa accogliere due pullman", denuncia l’architetto Maurizio Guercio, 70 anni, con un avviato studio di design, una vita a destra da battitore libero, tra gli organizzatori del primo Campo Hobbit: "Mi sono formato nel Fuan Caravella. C’erano Marcello Veneziani, Umberto Croppi, Marco Tarchi, che a Latina fece il militare".


Perché Fratelli d’Italia raggiunge consensi bulgari? "Siamo il partito delle cose concrete e dei valori, primo fra tutti quello della patria", risponde Calandrini. Poi c’è la storia. La fondazione voluta dal fascismo. I coloni. La fede nella Dc andreottiana, poi volta nella destra postfascista. Passeggiando per piazza del Popolo tutti si salutano per tu, Latina razionalista e viene voglia di rileggere Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. Dentro, nella sala, il cuore dei militanti vibra quando Delmastro tuona: "Una volta in carcere per molti detenuti si spalanca il paradiso!". E siamo a Caterina va in città.


"Ancora adesso nei borghi si sente parlare veneto, prevale un sentimento nazionalista tramandato da generazioni legate alla terra, alla comunità, alla tradizione", dice Guercio. L’identità cementata dal mito fondativo. "Ma la città per il resto non ha un’anima. Latina nel 2032 compie cento anni. Non se ne parla. Invece potrebbe essere un volano. Ci sarebbero enormi potenzialità". Vero. Il mare è lì. Il territorio ospita il più grande distretto farmaceutico d’Italia. L’università è in forte espansione. Anche il Dams vi ha aperto una sede. "Le ultime due opere pubbliche di rilievo però risalgono al Dopoguerra: due strade, la Flacca, da Terracina a Formia, e la Mediana, da Latina a Terracina", ricorda sconsolato Guercio.


E poi c’è il fattore criminalità, stretta com’è nella tenaglia tra l’hinterland romano e campano. I Di Silvio, il clan di rom che si era infiltrato nei gangli vitali governati dalla destra, sono stati decimati dalle inchieste; l’ultimo processo è finito con la condanna di diciannove affiliati. "Dico da tempo che Latina dovrebbe essere la sede distaccata della Dda", dice Malandruccolo. Come finirà domenica? "Se fossimo uniti...", sospira. Anche qui, come alle politiche, Pd e M5S marciano divisi.


Latina è senza sindaco. Damiano Coletta, il civico che aveva vinto due volte anche in reazione agli scandali della destra, è stato sfiduciato ed è tornato a fare il cardiologo. Dice: "Ho tenuto fuori le famiglie rom che stavano nel Palazzo, ma mi rimproverano la mancata manutenzione delle strade". Coletta ha l’aria amareggiata mentre snocciola i suoi successi: "Non un euro di debito fuori bilancio, l’azienda speciale per i rifiuti, cento assunzioni in Comune". Si vota a maggio. Slogan della destra: "Riprendiamoci Latina".


A un certo punto nel suo comizio per Tiero, Lollobrigida dice: "Se sapremo fare sistema questa nazione non la ferma più nessuno. Saremo di nuovo l’Italia che abbiamo conosciuto sui libri di storia". Chissà quali libri.