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Meloni si smarca dal 'treno' di Draghi: non sono le foto ad aiutare l’Italia in Europa

La premier Giorgia Meloni a Bruxelles (afp)
La premier commenta da Bruxelles la cena all'Eliseo tra Macron, Scholz e Zelensky a cui lei non è stata invitata: "A Parigi erano in due, non c'erano gli altri venticinque"
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Sostiene Giorgia Meloni che fino al suo avvento i presidenti del Consiglio si occupassero soprattutto di intercettare "foto" con gli altri leader, "pacche sulle spalle". Si facevano dire "bravo" e poi accumulavano "sconfitte". In sala, molti pensano all'ovvio, a una critica che chiama in causa anche il fotogramma più recente, quello più celebre e che interessava le tre capitali: lo scatto di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz sul treno per Kiev, apice della locomotiva a tre franco-italo-tedesca. Adesso, invece, l'interesse nazionale in cima all'azione del governo, giura la leader, "io lo metto al primo posto". Come? Anche scegliendo lo scontro con Parigi e Berlino. Pure a costo di creare una crisi diplomatica per la cena organizzata all'Eliseo con Volodymyr Zelensky e Olaf Scholz, quella da cui la presidente del Consiglio è rimasta esclusa. Esclusa, ma non isolata: "A Parigi erano in d…

Sostiene Giorgia Meloni che fino al suo avvento i presidenti del Consiglio si occupassero soprattutto di intercettare "foto" con gli altri leader, "pacche sulle spalle". Si facevano dire "bravo" e poi accumulavano "sconfitte". In sala, molti pensano all'ovvio, a una critica che chiama in causa anche il fotogramma più recente, quello più celebre e che interessava le tre capitali: lo scatto di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz sul treno per Kiev, apice della locomotiva a tre franco-italo-tedesca. Adesso, invece, l'interesse nazionale in cima all'azione del governo, giura la leader, "io lo metto al primo posto". Come? Anche scegliendo lo scontro con Parigi e Berlino. Pure a costo di creare una crisi diplomatica per la cena organizzata all'Eliseo con Volodymyr Zelensky e Olaf Scholz, quella da cui la presidente del Consiglio è rimasta esclusa. Esclusa, ma non isolata: "A Parigi erano in due, non c'erano gli altri venticinque".

Per la presidente del Consiglio, la linea del conflitto con Parigi - e con Berlino - serve a mettere al centro l'Italia. È il contrario di quello che consigliava proprio Draghi, prima del voto: rafforzare l'alleanza con le due principali cancellerie europee, questo è l'imperativo dell'Italia, se davvero vuole ottenere risultati a Bruxelles. I toni sono al limite di un nuovo scontro, forse anche oltre: "C'è chi pensa che esista una prima e una terza classe come sul Titanic. Ecco, sbaglia, perché poi affondano tutti".

Eppure, Meloni ha bisogno dell'Europa. Lo ammette, rivendicando risultati di un Consiglio europeo - "sono estremamente soddisfatta per i passi avanti" - che in realtà ha sostanzialmente rimandato tutti i nodi più sensibili. Ne ha bisogno e chiede sostegno per ottenere un equilibrio tra aiuti di Stato e flessibilità sui fondi, ad esempio. Così come, in prospettiva, per strappare un fondo sovrano europeo. "Quello che tento di spiegare è che quando c'è un'Europa di serie A e una di serie B, quando c'è chi pensa che c'è un club in cui pesa e si conta di più e uno di meno, si commette un errore".

Eppure, la presidente del Consiglio non può permettersi di dire (ancora) in pubblico quello che medita in privato: sposare del tutto linea e diplomazia del blocco di Visegrad. Rinnegare il percorso di normalizzazione per tornare al sovranismo puro. "Leggo: Meloni ha scelto Visegrad. Non è così, quante letture provinciali, quante letture bambinesche. Con Macron a volte siamo d'accordo, a volte meno, ma non siamo ragazzini delle medie, stiamo parlando di rapporti politici".

Lo scontro sulla foto lascerà strascichi, in ogni caso, lo sanno tutti e lo sa anche Meloni. Che infatti rivendica, come fosse un metro di valutazione dei duelli futuri: "Signori, voglio essere chiara: se io fossi stata invitata alla cena all'Eliseo, avrei consigliato di non fare quella riunione, perché a noi interessa soprattutto dare un messaggio di compattezza europeo con Zelensky". Macron, è probabile, la prenderà in parola.