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“L’Italia è ancora un paese razzista”. Egonu a Sanremo schiaccia sugli indifferenti

La campionessa di volley al Festival parla delle sue paure e spiega le discriminazioni attraverso una metafora. “Ma stiamo migliorando”
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SANREMO - "Un'extraterrestre", l'ha annunciata Gianni Morandi tanto per metterla un altro po' a suo agio. Ma il Festival fa tornare tutti bambini, sul divano e sul palco. Si litiga in cortile per tutto il giorno, e davanti alle telecamere si implora tenerezza e clemenza come concorrenti dello Zecchino d'Oro, Paola Egonu giovedì sera come Chiara Ferragni martedì. Voce da bambina, sguardo da cucciola di oltre due metri tacchi inclusi. Come nel suo sport, una volta sei muro e l'altra devi abbatterlo. E la star del volley ha fatto subito muro con un sorrisone disarmante a due piazze: "Sono qui per divertirmi".

Poi via via ha presentato e abbracciato cantanti, canticchiato (insomma...), ballato Il tempo delle mele con Gianni salito su una pedana, gli ha spiegato i vari tatuaggi che spuntavano dall'outfit sensuale mentre la platea le cantava "sei bellissima".

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SANREMO - "Un'extraterrestre", l'ha annunciata Gianni Morandi tanto per metterla un altro po' a suo agio. Ma il Festival fa tornare tutti bambini, sul divano e sul palco. Si litiga in cortile per tutto il giorno, e davanti alle telecamere si implora tenerezza e clemenza come concorrenti dello Zecchino d'Oro, Paola Egonu giovedì sera come Chiara Ferragni martedì. Voce da bambina, sguardo da cucciola di oltre due metri tacchi inclusi. Come nel suo sport, una volta sei muro e l'altra devi abbatterlo. E la star del volley ha fatto subito muro con un sorrisone disarmante a due piazze: "Sono qui per divertirmi".

Poi via via ha presentato e abbracciato cantanti, canticchiato (insomma...), ballato Il tempo delle mele con Gianni salito su una pedana, gli ha spiegato i vari tatuaggi che spuntavano dall'outfit sensuale mentre la platea le cantava "sei bellissima".

(ansa)

Infine, all'ora di Cenerentola poco prima che quei tacchi da vamp tornassero sneaker, s'è raccontata leggendo con qualche impaccio e molta dolcezza un ingenuo e sentito temino, certo non l'invettiva attesa da molti manco fosse Malcolm X. "Non sono qui a dare lezioni di vita" la premessa. Come Ferragni, s'è rivista pure lei tredicenne - già affidata alla Nazionale dai genitori nigeriani Ambrose ed Eunice emigrati a Manchester - assillata dai perché di una teenager lasciata da sola a crescere campionessa. "Perché sono alta? Perché mi chiedono se sono italiana? Perché mi sento diversa? Perché la vivo come una colpa? Con il tempo ho capito che questa mia diversità è la mia unicità".

Sanremo, Egonu: "L'Italia è un Paese razzista. Non faccio la vittima ma le cose stanno così"

La paura di sbagliare anche la palla dell'Ariston non l'ha nascosta. Ha capito quanto fosse pesante, Paola, fin dalla conferenza stampa del mattino: "L'Italia è un Paese razzista, ma sta migliorando", così ha inaugurato le sue intense e folli dodici ore liguri. Una terapia d'urto omeopatica per questa veneta di divina imponenza che ha confessato tutta la propria fragilità e al tempo stesso rivendicato il diritto. Come lettino dello psicanalista ha scelto l'intimità di una diretta tv davanti a una quindicina di milioni di sconosciuti. Ho un problemino a reggere la pressione, la responsabilità e la popolarità? Vado a Sanremo, così imparo.

(ansa)

La sua lunga giornata era dunque iniziata tra le polemiche più scontate di una polemica sanremese. "Sono stata accusata di vittimismo, di drammatizzare e di non avere rispetto per il mio Paese. E questo per aver raccontato episodi di vita vissuta, per aver mostrato debolezze e paure".

Che fatica dover sempre vincere e convincere tutti a ogni pallone, a ogni parola. Essere umile ma perfetta, timida ma infallibile. Che fatica dover essere icona, portabandiera dei diritti, popstar, killer e ragazza come tutte che si fa i selfie nel bagno dell'aeroporto o in disco, che un giorno pensa una cosa e quello dopo un po' meno, che un giorno è felice e l'altro un po' meno.

Sembrava che l'Italia si aspettasse da Paola, anni 24, un certificato di fine contagio: allora, siamo razzisti o no? E lei, Cavaliere della Repubblica rispose: il bicchiere è mezzo nero. "Prendete bicchieri di vari colori e metteteci dentro l'acqua. Vedrete che la maggior parte delle persone sceglierà il bicchiere trasparente. Eppure se proverete a bere dai bicchieri colorati, scoprirete che l'acqua ha sempre lo stesso gusto". Il razzismo spiegato ai vostri figli.

(ansa)

Ha ammesso anche le difficoltà sul campo, guardacaso coincidenti col picco di audience, obbligata a essere la migliore del mondo, ma nel frattempo scesa al terzo posto, secondo gli esperti. "Il mio obiettivo è avere tra le mani la palla decisiva da schiacciare. A volte ci riesco, altre sbaglio e sto imparando ad accettare l'errore. Perché quella palla che scotta, quella che fa paura, è il motivo per cui io sono lì. Sono quella che spesso ha sbagliato gli appuntamenti importanti. Sono più le finali che ho perso di quelle che ho vinto".

Il famoso pallone lo ha portato in scena verso la fine ("Senza questo non sarei neanche qui"), autografandolo ad Amadeus con una dedica speciale: "Sii sempre grato". E ha spiegato: "Bisogna sempre essere grati per quello che si ha perché potresti svegliarti e non avere più niente, come sta accadendo ora in Turchia a tanta gente, una tragedia che vivo attraverso le mie compagne di squadra attuali".

Nel VakifBank a Istanbul, dov'è andata a giocare per un milione di euro, non è che stia facendo sfracelli: già persi due trofei importanti, contro le squadre in cui giocano le sue rivali allo scettro planetario, la Boskovic e quella Haak che a Conegliano non la sta facendo rimpiangere. L'ha detto anche l'ex azzurro Lucchetta.

Tornerà, ha anticipato, anche in Nazionale, lasciata malamente dopo il bronzo ai Mondiali e quella crisetta esistenziale: "Amo l'Italia - s'è alzata a quel punto del suo monologo dalle scale-, vesto con orgoglio quella maglia azzurra che per me è la più bella del mondo". Applausi. Ma la questione è un po' imbarazzante, perché col ct Davide Mazzanti sono volati stracci e non si sopportano. A settembre ci sono gli Europei proprio in Italia, vedremo chi dei due ci sarà allora e pure dopo.

Paola dovrà imparare a essere diva e operaia, vincere l'istinto infantile di scaricare il barile delle sconfitte e imparare invece - come ha promesso a Sanremo - a maneggiarle, essere fuoriclasse anche dentro la classe, migliorare il senso di gruppo nello spogliatoio, dove non ci sono red carpet. Dovrà farsi amare anche dalle compagne, come era amato Maradona dai compagni. Come Vasco Rossi, la cui vita spericolata cominciò qui con una sconfitta e per questo l'ha voluto come sigla: "Ognuno col suo viaggio. Ognuno Diverso".