Vertice con Zelensky, Meloni attacca Macron. Il gelo dell’Eliseo
di Tommaso Ciriaco e Anais Ginori , di Tommaso Ciriaco e Anais GinoriBRUXELLES - È il fotogramma di una disfatta diplomatica. Racchiude il giorno più nero da quando è a Palazzo Chigi. Il circuito interno del Consiglio europeo immortala la scena. Giorgia Meloni avvolta nella sua giacca rossa, immobile. Solo due dita a pizzicare nervosamente il labbro mentre lo sguardo mira verso l’alto, a cercare un altrove salvifico che non c’è. La premier ignora Emmanuel Macron, che a un centimetro se la ride con Roberta Metzola. Troppa rabbia, troppi inciampi in poche ore. Ha appena attaccato il presidente francese per aver ospitato Vlodymyr Zelensky all’Eliseo. "Un invito inopportuno", l’ha definito. Scavalcando il portone dell’Eliseo, in casa d’altri, sindacando anche sul presidente ucraino che ha accettato di buon grado la chiamata. Contestando, di fatto, pure Olaf Scholz, l’altro commensale. Una disfatta, appunto.
La scelta di Meloni diventa quella dello scontro. Appena arriva al Co…
BRUXELLES - È il fotogramma di una disfatta diplomatica. Racchiude il giorno più nero da quando è a Palazzo Chigi. Il circuito interno del Consiglio europeo immortala la scena. Giorgia Meloni avvolta nella sua giacca rossa, immobile. Solo due dita a pizzicare nervosamente il labbro mentre lo sguardo mira verso l’alto, a cercare un altrove salvifico che non c’è. La premier ignora Emmanuel Macron, che a un centimetro se la ride con Roberta Metzola. Troppa rabbia, troppi inciampi in poche ore. Ha appena attaccato il presidente francese per aver ospitato Vlodymyr Zelensky all’Eliseo. "Un invito inopportuno", l’ha definito. Scavalcando il portone dell’Eliseo, in casa d’altri, sindacando anche sul presidente ucraino che ha accettato di buon grado la chiamata. Contestando, di fatto, pure Olaf Scholz, l’altro commensale. Una disfatta, appunto.
La scelta di Meloni diventa quella dello scontro. Appena arriva al Consiglio europeo, attende una, due, tre, quattro domande della stampa, ma nessuno che domandi dell’esclusione sancita da Parigi. Quando le chiedono della missione franco-tedesca a Washington, sfrutta l’occasione e si scatena: "Più che quel viaggio, mi è sembrato inopportuna l’iniziativa del Presidente Macron. Capisco le questioni di politica interna e la volontà di privilegiare le proprie opinioni pubbliche, ma in alcuni momenti farlo rischia di andare a discapito della causa. La nostra forza deve essere l’unità". C’è dentro tutta la rabbia per l’esclusione. Ed è come se potesse liberarsi un fastidio lungo mesi, anzi anni, forse un’intera storia politica. Ma c’è un dettaglio recentissimo che ha provocato la frizione finale.
Da giorni, le due diplomazie ragionavano di un’eventuale visita della premier all’Eliseo. Si era anche ipotizzata una data: l’8 febbraio. A poche ore dal Consiglio, un segnale di autentico disgelo dopo le frizioni sui migranti. Alla fine, Macron non concede il bilaterale. Nel frattempo, però, coglie la finestra diplomatica dell’incontro con Zelensky. All’ultimo momento, fanno sapere fonti francesi. Ma per Meloni è comunque un affronto.
È il punto di non ritorno. Mercoledì notte, in volo per Bruxelles, la leader decide l’affondo. E provoca la slavina diplomatica. La reazione del Presidente francese sembra tenue, ma riserva il veleno nella coda: "Non ho commenti da fare sulle dichiarazioni di Meloni. Ho voluto ricevere il presidente Zelensky con il cancelliere Scholz, penso che eravamo nel nostro ruolo. Da otto anni la Germania e la Francia hanno un ruolo particolare sulla questione ucraina. E penso che stia anche a Zelensky scegliere il formato che vuole".
Come a dire: se veto c’è stato, se di disattenzione o scarsa considerazione si può parlare, è frutto di una scelta del Presidente d’Ucraina.
La disfatta diplomatica si completa nel pomeriggio. Per bilanciare l’assenza all’incontro di Parigi, Roma lascia trapelare di aver organizzato un bilaterale con Zelensky. Che alla fine però salta. La delegazione ucraina annulla tutti i colloqui a due, ufficialmente per ragioni di tempo. E raggruppa i Paesi in pattuglie di sei membri (l’Italia finisce con Spagna, Svezia, Romania, Polonia e Olanda). L’unica concessione a Meloni è un successivo colloquio a margine. Si svolge in piedi, secondo fonti diplomatiche italiane dura 15 minuti, ed è utile a ragionare di sostegno militare e a pianficare la missione della presidente del Consiglio a Kiev. Se la controffensiva russa lo permetterà, il viaggio potrebbe svolgersi tre o quattro giorni prima dell’anniversario dell’invasione russa del 24 febbraio. Ma il faccia a faccia serve anche a compensare il fatto che la presidente del Consiglio non sia tra i cinque leader selezionati per intervenire durante la sessione plenaria del Consiglio alla quale prende parte Zelensky.
La giornata nera provoca immediate reazioni anche in patria. Il primo ad attaccare è il Pd: "L’Italia - è la linea - è sempre più isolata". Interviene anche Giuseppe Conte. Parafrasa i minacciosi slogan elettorali di Meloni contro Bruxelles e rilancia: "Per lei la pacchia è finita". Ma ciò che più conta, si scatena la controffensiva leghista. Capofila è Matteo Salvini: "La risposta a Macron arriverà nelle prossime settimane - promette - Senza l’italia non si va da nessuna parte. E conto che Francia e Germania lo capiscano, perché escludere non è utile e non è intelligente". A sera, poi, il ministro Roberto Calderoli sceglie addirittura di attingere ai luoghi comuni per criticare la posizione francese: "Credo ci sia in circolazione un residuo di complesso di superiorità, di primo della classe, del voler essere galletto a tutti i costi".
Sono fumogeni lanciati contro Parigi. E promesse di nuovi scontri, che faticano a restare confinate tra le mura solide dell’Europa building. Nelle stesse ore in cui si consuma la battaglia per la cena all’Eliseo, infatti, l’Europa ricorda al governo italiano che anche le ultime scelte parlamentari che mirano a prorogare le concessioni dei balneari rischiano di mettere l’Italia in una posizione ancora più scomoda. Anche perché Roma è già nel mirino con una procedura d’infrazione in corso. La battaglia diplomatica sembra appena cominciata.