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E adesso Parigi chiude le porte all'Italia: “Difficile ricucire lo strappo con Meloni”

Giorgia Meloni (ansa)

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L’aggettivo “inopportuno” utilizzato dalla premier per descrivere il vertice con Zelensky all’Eliseo è ritenuto un attacco. Diplomazie al lavoro bilaterale più lontano
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PARIGI - Il giorno dopo il grande freddo tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni prevale lo stupore a Parigi per una reazione, da parte della premier, giudicata "sproporzionata" Quell’aggettivo, "inopportuno", usato da Meloni a proposito del vertice organizzato da Macron con Zelensky e Scholz appare non solo come una mancata consapevolezza di quello che rappresenta la coppia franco-tedesca nella costruzione europea. È visto anche come un attacco fuori luogo ma premeditato visto che la premier non rispondeva neanche alla domanda che le era stata posta. «Non è la Francia, ma Meloni che isola l’Italia» confida una fonte governativa secondo cui le dichiarazioni della presidente del Consiglio sono un’ammissione di debolezza della sua leadership in Europa. Il presunto sgarbo, viene sottolineato nella capitale francese, non era tale. "È falso dire che c’era la volontà di escludere l’Italia".


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PARIGI - Il giorno dopo il grande freddo tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni prevale lo stupore a Parigi per una reazione, da parte della premier, giudicata "sproporzionata" Quell’aggettivo, "inopportuno", usato da Meloni a proposito del vertice organizzato da Macron con Zelensky e Scholz appare non solo come una mancata consapevolezza di quello che rappresenta la coppia franco-tedesca nella costruzione europea. È visto anche come un attacco fuori luogo ma premeditato visto che la premier non rispondeva neanche alla domanda che le era stata posta. «Non è la Francia, ma Meloni che isola l’Italia» confida una fonte governativa secondo cui le dichiarazioni della presidente del Consiglio sono un’ammissione di debolezza della sua leadership in Europa. Il presunto sgarbo, viene sottolineato nella capitale francese, non era tale. "È falso dire che c’era la volontà di escludere l’Italia".


Il vertice con il presidente ucraino è stato organizzato in poche ore, con Macron che ha strappato in extremis la sosta nella Ville Lumière al programma che inizialmente prevedeva solo Londra e Bruxelles. E allargare l’invito a Scholz è sembrato “naturale”, sottolineano i diplomatici francesi, nella scia del summit franco-tedesco di tre settimane fa, quando i due leader hanno messo a punto diverse convergenze, dalla linea comune sulle deroghe agli aiuti di Stato, all’abbandono di un Recovery 2, alla fornitura di nuovi armamenti all’Ucraina. Non a caso lo sblocco nel governo tedesco per l’invio dei tank Leopard verso Kiev è arrivato in coda al summit parigino che celebrava i sessant’anni del trattato bilaterale dell’Eliseo. Bloccati per quasi un anno da tensioni e incomprensioni, Scholz e Macron hanno finalmente trovato un modus operandi che il leader francese vuole preservare.

L’incontro a tre con Zelensky è stato un modo di suggellare questa ripartenza, su basi antiche. Macron ha sottolineato il "ruolo particolare" che Parigi e Berlino hanno avuto negli ultimi otto anni, con la guida del formato Normandia e degli accordi di Minsk. Accogliendo Zelensky mercoledì sera, Macron ha ricordato che l’ultima visita all’Eliseo del presidente ucraino risaliva ai negoziati di Minsk con Vladimir Putin ancora seduto al tavolo.


Dopo essersi palesemente ignorati durante la foto di famiglia a Bruxelles, nessun tentativo di ricucire. "Non ho avuto un incontro bilaterale con Meloni, ci siamo incrociati", ha ammesso Macron prima di ripartire. "Sono contento che abbiamo fatto insieme una cosa importante per l’Ucraina", ha proseguito il leader riferendosi all’accordo per il sistema antimissile Samp-T che Italia e Francia forniranno a Kiev in primavera. Quindi Macron ha dato una risposta indiretta a chi nel governo italiano lo accusa di arroganza: "Io sono sempre rispettoso delle persone e delle loro scelte. È una questione di principio". Il fatto che Meloni sia tornata alla carica ieri, accusando la Francia di aver messo a rischio l’unità dell’Ue organizzando la cena franco-tedesca "a due anziché ventisette", è un altro motivo di stupore per l’entourage di Macron. "Significa non conoscere quale sia il valore per l’Europa del rapporto tra Parigi e Berlino" nota un macronista.


Ora sarà difficile ricomporre il nuovo strappo tra i due leader. "La loro relazione? Non esiste" prosegue un fedelissimo del presidente che interpreta l’uscita della premier come il segnale di un’ambiguità da risolvere: "Deve decidere che rapporto vuole avere con la Francia". Il giallo diplomatico intorno alla visita a Parigi della premier è ancora aperto. Nelle pieghe del nuovo gelo tra i due leader, si tenta di non paralizzare la relazione bilaterale anche in virtù del legame che esiste tra Eliseo e Quirinale. Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sarà a Parigi mercoledì. E il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, volerà a Roma il 3 marzo per incontrare Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti. Le diplomazie lavorano a un altro obiettivo ambizioso: il primo faccia a faccia tra Gérald Darmanin e Mario Piantedosi, i due ministri dell’Interno che si sono scontrati sullo sbarco della Ocean Viking.